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A FAR CONFORTINI

Il Carnevale nel Rinascimento delle città italiane era il periodo che andava dall'Epifania fino al mercoledì delle ceneri, quando si svolgevano feste e balli, mascherate, tornei e gare (foss'anche rivalità di consorterie risolte a suon di botte), e non mancavano mai schiamazzi, bevute e canti burleschi.
Erano anche i mesi dell'iniziazione sessuale maschile, l’apprendistato attraverso cui i giovani passavano prima di arrivare al matrimonio e comprendeva tutta una serie di oscenità, cerimoniali da confraternita e scurrilità. 
Si prenda la "Canzona de' confortini"

Berricuocoli, donne, e confortini!

Fu Lorenzo il Magnifico a ravvivare il Carnevale fiorentino con una serie di canti carnacialeschi di sua composizione (per la musica si faceva aiutare dallo stuolo di musici di cui si circondava). Questo dei Confortini (dei dolcetti senesi venduti dagli ambulanti a Carnevale) fu tra i primi che compose, in un periodo però in cui il Carnevale era ancora diciamo sotto-tono in città.
L'illustrazione a fianco è presa da "Canzone per andare in maschera" (1515 ca.), che ritrae Lorenzo all’ascolto di un quintetto di cantori (tre adulti e due fanciulli) in veste turchesca, mentre mostrano dolciumi alle donne affacciate alle finestre; è il canto dei venditori di “confortini”.
La canzona però risale al 1475-78 mentre l'introduzione dei Trionfi fatti sfilare in processione per celebrare la dinastia Medicea fu opera di Lorenzo forse posteriore al 1488. L'umanista Naldo Naldi nell’ "Elegia in septem stellas errantes" (1489), scrive infatti che Lorenzo “primis hic in terra altum deduxit Olympum”. (vedi)

The Toronto Consort ci restutuisce la canzona intercalandola a una lauda "Madre de' peccatori" in omaggio allo strano clima carnevalesco al tempo del Savonarola quando al posto delle mascherate e dei canti scurrili si andava in processione e cantavano laudi.

ASCOLTA The Toronto Consort "Canzona de' confortini & Madre de' peccatori"

Per comodità suddivido i canti esaminandoli uno per volta. A cantar la canzona dei confortini non erano di certo i venditori ambulanti di dolci, bensì i musicisti in maschera, ardititi giovincelli o giovinastri, che offrono alle donne affiacciate alle finestre il loro "ardore" "Cantano che le mestruazioni fanno perdere tempo, che le donne che perdono tempo rischiano di dovere accontentarsi di rapporti contro natura. Raccomandano alle donne, finché sono in tempo, di darsi da fare, senza pensare a impedimenti o imbratti. Chi è momentaneamente impedita, riceva l'uomo nel posto vicino, perché i due vicini si aiutano l'un l'altro. Fare sesso è cosa da garzoni, una cosa per giovani validi, e i cantori garantiscono di sapere come si fa. Le donne non devono aspettare che altri gli doni il sesso: devono farlo e darsi con generosità." (tratto da qui)

I
Berricuocoli (1), donne, e confortini (2)!
se ne volete, i nostri son de’ fini.
Non bisogna insegnar come si fanno,
ch’è tempo perso (3), e ’l tempo è pur gran danno;
e chi lo perde, come molte fanno,
convien che facci poi de’ pentolini (4),
II
Berricuocoli, donne, e confortini!
se ne volete, i nostri son de’ fini.
Il far quest’arte è cosa da garzoni:
basta che i nostri confortini son buoni.
Non aspettate ch’altri ve li doni:
convien giucare e spender bei quattrini.
III
Berricuocoli, donne, e confortini!
se ne volete, i nostri son de’ fini.
Se volete giucar, come abbiam mòstro,
noi siam contenti metter tutto il nostro
in una posta: or qui per mezzo il vostro,
sino alle casse, non che i confortini.
Berricuocoli, donne, e confortini!
se ne volete, i nostri son de’ fini.

NOTE
(1) Berricuocolo (il Lasca lo scrive berriquocolo) = spezia. Da praecoquum; detto dai latini per bacocum, dalla forma di albicocca
(2) Confortini. Cialda con miele e mandorle 
(3) nel gergo burlesco dell'epoca era il periodo mestruale.
(4) Fare i pentolini era sinonimo di cena povera e solitaria. Ma "pentolino" era anche un termine gergale per il culo. Invito esplicito alle donne di darsi da fare anche durante il periodo mestruale usando la seconda porta.

Il testo omette le strofe centrali che riguardano i giochi d'azzardo con le carte come a bassetta e a flusso, per la versione integrale commentanta anche con i doppi sensi vedasi qui

Madre de' peccatori

Dal "Libro primo delle laudi spirituali" (1563), con il sottotitolo: Da diversi eccell. e divoti autori, antichi e moderni composte. / Le quali si usano cantare in Firenze nelle Chiese doppo il Vespro / ò la Compieta à consolatione & trattenimento / de’ divoti servi di Dio. / Con la propria Musica e modo di cantare ciascuna Laude, come si è usato / da gli antichi, & si usa in Firenze. / Raccolte dal R. P. Fra Serafino Razzi Fiorentino, dell’ordine / de’ Frati Predicatori.

I
Madre dei peccatori, Vergine Pura
sopra le cori angeli esaltata
benedetta sopr'ogni creatura
al peccator fedele ferma avvocata
ricevi i preghi miei
Madre benigna
dè fammi alma degna
del tuo figliuol Gesù
vita mia dolce
vita mia dolce
II
Il tuo diletto figlio Vergine e Santa
riempia il vuoto cor del suo fervore
piova sopra di noi sua grazia tanta
che sete noi abbiamo a tutt'è l'ore
Gesù Gesù Signore
alto e potente
dè fammi esser servente
fammi di te cantar
Spirito mio dolce
vita mia dolce

Berriquocoli e Confortini

Sorge spontaneo interrogarsi su cosa siano i dolcetti menzionati nella Canzona del Lorenzo: sono biscotti della tradizione senese preparati nelle taverne e riservati al periodo natalizio e carnevalesco, oggi desueti e praticamente sconosciuti o meglio risorti sotto altri nomi.
I Berriquocoli sono la versione più sfiziosa dei rustici Cavallucci (o viceversa) che ancora si trovano nelle pasticcerie senesi: l'uno più povero, l'altro con noci o mandorle, canditi di cedro e qualche spezia in più a seconda dei gusti di chi li prepara. I berriquocoli (o bericuocoli, biricuocoli, bellicuocoli) prendono il nome dalla bericoccola, cioè l'albicocca alla cui forma si somigliano.
LA RICETTA DI MILA
LA RICETTA STORICA

Per i confortini invece ho trovato informazioni discordanti ma mi sono fatta un'idea partendo dalla ricetta storica cinquecentesca che dice:  “A far il confortino piglia del melle, ponilo a bolire e poi  piglia de le amandole e pistale e bogli con il melle, e poi cava ditta confetione, ponili sopra cialde e ne farai fugase e lassale posare a l’ombra. Sarano bonissime”.
(da “Segreti”, ricette possedute dal conte Giuseppe Lando Passerini e pubblicate per le nozze Corazzini-Brenzini il 7 giugno 1899 a Firenze)

Nella ricetta storica (come di consueto senza dosi e piuttosto sintetica) viene descritto il ripieno del "confortino" da mettersi sulla cialda: miele cotto (a fuoco lento in una pentola di rame fino a che non diventa caramellato) con l'aggiunta di mandorle pestate e tritate finemente!
Le cialde nel Medioevo sono le cialde “ferrate”, dette così perché cotte in stampi di ferro: un'impasto di farina e acqua/latte con aggiunta o meno di uovo o zucchero, che richiamano come consistenza e croccantezza la "moderna" cialda per accompagnare il gelato. 
Io ho sentore che le copate ancora oggi preparate sempre a Siena siano una versione più elaborata racchiusa tra due "ostie" (che condividevano con le cialde lo stesso tipo di cottura: i testi!) Per farcire le copate senesi si usa: miele cotto, mandorle e noci tritate  (se ci aggiungi albume e zucchero ecco fatto il torrone!).

Qualcosa di simile esiste anche in piemonte sono le copete, il biscotto delle occasioni speciali. Anche queste partono dalla preparazione dell'ostia che si faceva nei conventi e si aggiungono noci e nocciole tostate, miele, zucchero.
LA RICETTA Copete piemontesi

Cattia Salto

FONTI