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L'ONTANO



  a cura di Vincenzo Di Benedetto,
studioso delle energie antiche

 

Esperienze con uccelli shamanici.

È noto come Pitagora e San Francesco parlassero agli animali. Senza volersi porre all’altezza di così sommi spiriti, ritengo utile raccontare alcune esperienze fatte presso luoghi sacri della preistoria con uccelli rapaci riconosciuti di valenza shamanica, per poterli analizzare in maniera comparata con altre persone che abbiano avuto analoghe esperienze.

 

Esperienza in San Lorenzo al Caprione

 

Un pomeriggio andai a San Lorenzo con l’intento di tagliare rami nel corridoio che porta la luce del Sole verso il quadrilite (dando vita alla farfalla dorata).

Non avevo cappello e tenevo in mano il pennato (dialettalmente er podaesso, una sorta di machete con la punta ricurva). Appena entrato nel corridoio fra gli alberi, scorsi in fondo la femmina di sparviero che mi veniva incontro, ad altezza d’uomo, volando immobile a bassa velocità. Capii che qualcosa stava per succedere, perché essa avanzava determinata, senza modificare rotta, velocità ed altezza. Mi fermai, con le braccia aderenti al corpo, tenendo il pennato aderente alla gamba destra.

L’uccello si avvicinava sempre più, mantenendo le sue coordinate di volo, io mantenni la posizione assunta, invaso da stupore. Senza alcuna variazione nel suo volo l’uccello mi passò sul capo, sfiorandomi i capelli, quei pochi che ho. Ero talmente stupito del fatto che non osai girarmi.

 

Mi venne in mente allora un episodio di alcuni decenni fa, quando avevamo fondato presso la Pubblica Assistenza di Lerici la Sezione Ecologica. Ferveva la battaglia ambientalista per preservare l’ambiente del promontorio e avevamo molti nemici. Addirittura si arrivò ad una intera pagina di uno dei due giornali locali in cui ci si accusava di togliere il lavoro agli operai edili. Avevamo infatti preso posizione contro la demolizione dei cavanei, le costruzioni a tholos disseminate nel promontorio, di forma rotonda, conservanti l’etimologia celtica (da cobhan-cabhan = luogo rotondo). Un pomeriggio si presentarono alla Pubblica Assistenza due persone, di cui uno certamente dipendente comunale, cacciatori, e tirarono fuori da una borsa una femmina di sparviero da poco uccisa. Era una provocazione. Non dissi nulla, ma quando ebbi fra le mani l’animale feci una promessa interiore: avrei dedicato tutta la mia vita, con tutte le mie possibili forze, affinché cose simili non succedessero più. Non avrei mai pensato che, a distanza di  trent’anni, la risposta  ad una simile promessa, espressa con rabbia e determinazione, sarebbe stata di una simile precisione e delicatezza.

(E. Calzolari)


Esperienza del Verrucoli

 

Avevo accompagnato alcuni soci della Società Teosofica genovese a visitare i siti megalitici delle Cinque Terre. A pomeriggio inoltrato, usciti dal passo intagliato che mette in comunicazione il Sentiero n° 1 del CAI con la strada comunale (in quel punto si inserisce il tratto sterrato che porta al Forte Bramapan, con etimologia celtica da bram = pietra fallica ed il tratto asfaltato che porta ai ripetitori SIP del Verrucoli) risalimmo sulle auto. La moglie del presidente del gruppo chiese di salire con me (ero infatti solo perché mia moglie non aveva trovato a chi affidare le due persone ultranovantenni di famiglia) sia per stare più comoda sia per poter continuare la conversazione. Considerata la ristrettezza della strada, mi misi in testa al gruppo di auto. Iniziata la discesa si presentano alcune curve e controcurve ravvicinate, dove non è possibile lo scorrimento di due vetture che si incrociano. Arrivati in prossimità della prima di queste curve, suonai la tromba del mio SUV “Santa Fé”. Appena finito di suonare una femmina di sparviero scese da uno degli alberi sovrastanti la curva e si pose davanti alla macchina, all’altezza del cofano, e ci fece da staffetta per tutto il tratto della “chicane”, mantenendo la stessa nostra velocità e la stessa distanza dal cofano!

 

Appena passata l’ultima curva, risalì sull’albero più vicino, attese che tutte le macchine fossero passate, quindi si inoltrò nel bosco. Alla vista di tanto spettacolo, la moglie del presidente si rivolse a me dicendomi: “Ma come, non hai visto, non dici niente?”. Risposi: “Sono amico della femmina dello sparviero”. Il suo stupore fu ancora più grande, e dovetti raccontare…

(E. Calzolari)


Esperienza al sito di Cuatropuertas, Gran Canaria

 

Ero col mio padrone di casa all’inizio del sentiero che porta al sito archeologico sulla Montagna di “Cuatropuertas” all’isola di Gran Canaria, così chiamata perché l’uomo preistorico ha costruito una caverna lunga 17 metri e profonda 7,5 che si apre verso nord con quattro bocche larghe 2 metri cadauna.

 

Il nostro compito era di fare un’esperienza pseudo sciamanica (la prima volta per noi) su un punto fortemente energetico in cima alla montagna, uno di fronte all’altro a occhi chiusi, perché avevo la forte convinzione che quello fosse stato utilizzato dai frequentatori (ignoti per gli archeologici tradizionali) di quell’epoca per canalizzarsi con l’universo e comunicare con la costellazione propria generatrice. Infatti il sito presenta incisioni multiple a scodella che riproducono la costellazione delle Pleiadi.

Improvvisamente sbucò da dietro la montagna un uccello verso la nostra direzione (cioè verso nord), ma invece di raggiungerci si fermò sospeso in aria, sulla verticale delle nostre teste, “flappando” le ali velocemente per contrastare la forza enorme del vento contrario che in quella zona è sempre molto violento.

 

Lo sguardo dell’uccello era rivolto in giù e dopo alcuni minuti di questa …muta comunicazione virò verso est sparendo alla nostra vista…..

Un segnale forte? Un saluto di un rappresentante di quel popolo? Difficile dirlo, come anche difficile l’identificazione dell’uccello stesso, esile come un gabbiano, ma non gabbiano.

Facendo una ricerca sulle Pleiadi si nota il ruolo dell’uccello Alcione nella storia e mitologia di queste stelle: infatti la stella più luminosa delle Pleiadi è Alcione; talvolta la si trova scritta nella sua forma grecizzante Alcyone.

 

Secondo Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) l’alcione era un uccelletto, poco più grande di un passero, dai colori vivaci che nidificava presso le coste marine. Sempre secondo Plinio l’alcione si faceva vedere molto raramente; gli unici periodi in cui era possibile osservarlo erano i solstizi, a metà inverno e in occasione del tramonto delle Pleiadi. Il grande storico e scienziato continua la sua descrizione affermando che gli alcioni costruiscono i loro nidi sette giorni prima del solstizio d’inverno e depongono le uova sette giorni dopo.

 

Un’altra leggenda narra che gli alcioni erano in grado di prevedere con molto anticipo le tempeste e che avevano la facoltà di placarle. Partendo da queste antiche descrizioni alcuni naturalisti hanno identificato l’alcione con il martin pescatore anche se vi sono alcuni dubbi poiché il martin pescatore nidifica lungo i fiumi e i torrenti e non sulle coste.

Secondo un’antica leggenda Alcione era la figlia di Egiale (‘colei che tiene a bada l’uragano’) e di Eolo (il custode dei venti) e aveva sposato Ceice (‘gabbiano’), figlio della Stella del Mattino. Erano talmente felici assieme che decisero di chiamarsi Zeus ed Era suscitando così l’ira delle due divinità, le quali si vendicarono scagliando una folgore contro la nave di Ceice, partito per consultare un oracolo. Lo spirito di Ceice apparve allora ad Alcione la quale, sopraffatta dal dolore, si gettò in mare. Mossi da pietà alcuni dei li trasformarono in un alcione e in un gabbiano oppure, secondo un’altra versione del mito, in due alcioni. Alcione divenne la figlia di Atlante e Pleione in epoca più tarda.

 

Tornando alle Pleiadi, Alcione è un interessantissimo oggetto astronomico; è infatti una bellissima stella tripla le cui componenti sono tutte ben visibili anche con piccoli telescopi.

 

Considerando queste affermazioni resta comunque plausibile l’ipotesi che alcuni uccelli hanno un ruolo particolare in situazioni esperienzali vicino allo shamanismo (ricordo che il termine significa: dottrine degli sciamani, alias “ colui che parla con gli spiriti”).

Poco tempo dopo abbiamo fatto infatti questa esperienza-viaggio quasi shamanica, che forse meriterebbe un altro articolo, ma comunque il ricordo di quell’insolito amico con le ali resterà indelebile per tutta la nostra misera vita.

(V. Di Benedetto)