Privacy Policy I Dodici Giorni del Natale: Boar's head
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ARCHIVIO CANTI NATALIZI

THE BOAR'S HEAD

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell'inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l'alba dell'uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell'anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l'oscurità potessero sconfiggere la luce. Così il solstizio d'inverno fissato dal calendario il 21 dicembre segnava il primo giorno delle feste invernali e la dodicesima notte era il 2 gennaio. Secondo l'usanza attualmente accreditata il conto dei giorni parte invece dal 26 dicembre ovvero il "Giorno Santo" e si conclude il 6 gennaio, ovvero l'Epifania "che tutte le feste spazza via".

IL SACRIFICIO DI SANGUE IN ONORE A LUG/FREY

freyr_2.jpgQuando la festa di Natale era ancora la festa di Yule presso i norreni si venerava Freyr (che significa semplicemente Signore, latinizzato in Fricco oppure anglicizzato in Frey), dio della bellezza e della fecondità equivalente per molti aspetti al Lug celtico.

 

Nell'Edda in prosa è descritto insieme alla sorella Freyia "Erano belli d'aspetto e potenti. Freyr è il più nobile fra gli Æsir; egli governa la pioggia e lo splendore del sole, e quindi i frutti della terra. È bene invocarlo per le messi e per la pace. Egli ha potere sulla prosperità degli uomini."

In realtà il Mondo a cui appartenevano i due fratelli era quello dei Vanir, gli Æsir erano gli dèi del cielo e della potenza guerriera; mentre i Vanir erano legati alla terra, alla fecondità e al piacere, dopo la guerra tra le due stirpi Freyr e Freyia andarono come ostaggi presso gli Æsir (vedi).

 

Nel mezzo dell'inverno gli si dedicava la grande festa di Frdblod, "il sacrificio di Freyr" in cui i guerrieri, riuniti nella grande casa del capo, uccidevano i loro cavalli e il sangue era spruzzato sul pavimento e sulle teste dei presenti. Una coppa di sangue veniva passata di mano in mano e solo dopo che tutti avevano bevuto iniziava il grande banchetto. L'usanza del sacrificio rimase nell'abitudine inglese di far sanguinare i cavalli nel giorno di Santo Stefano, santo che finì per assumere alcune caratteristiche di Freyr, e così lo vediamo raffigurato nella pittura svedese a cavallo mentre porta una testa di cinghiale per il banchetto natalizio. Evidentemente si sacrificavano anche cinghiali in onore del dio della fertilità che peraltro aveva un cinghiale dalle setole dorate, dono dei nani, per trainare il suo carro (il prosciutto di Natale è il piatto super-tradizionale della Svezia).

 

http://3.bp.blogspot.com/_7vSSEIIuxpI/TPn5xfq-TLI/AAAAAAAABms/fvoZuy4SiPc/s400/AdventCalendar-4thDec-lores.jpgA Yule prima del tacchino e ancor prima dell'oca sulla tavola di un banchetto medievale c'era la testa di un cinghiale arrostito, con l'immancabile mela o limone in bocca.

Il menù tradizionale del Natale inglese prevedeva sempre gli arrosti di cigni e pavoni, acconciati con tutte le loro penne prima di essere serviti in tavola, ma il piatto forte era la testa di cinghiale arrostita, condita con alloro e rosmarino. Tale usanza si conserva ancora al New College di Oxford, dove la testa di cinghiale viene portata in processione, così come si faceva un tempo.

A Oxford la cerimonia prevede che un corteo di studenti preceduti da un cantore (che ovviamente canta The boar's head in hand bring I..) rechi la testa in trionfo fino a porgerla al rettore, il quale prende il limone dalla bocca del cinghiale e lo dona al cantore, e poi distribuisce agli altri presenti, con un gesto augurale, l'alloro della guarnizione.

 

All'epoca di Elisabetta I i dodici giorni del Natale erano, per la nobiltà, occasione di festa con quotidiane cene di gale, musica e danze e tanti canti. Ma la notte di Natale la festa si faceva più frenetica, con l'ingresso trionfale del maggiordomo recante la testa di cinghiale su un vassoio d'argento, circondata di mele rosse e appoggiata su un nido di rosmarino e alloro: annunciata dalle trombe, era il segnale del primo brindisi benaugurale e poi tutti si mettevano a tavola.

 

La testa però non era semplicemente una testa arrostita di cinghiale quanto piuttosto il contenuto della testa era cucinato come una specie di soppressata speziata e piccante. Non so di ricette elisabettiane in merito ma.. nella maremma toscana, nota terra di butteri e cinghiali, c'era un modo per cucinare la testa del cinghiale, il trofeo riservato al cacciatore che lo ha ucciso.

LA RICETTA DI LUCIANO BEZZINI

(riportata da Enzo vedi)

Prima di tutto la testa va appesa per alcuni giorni in cantina, e chi non ce l’ha dovrà farsi subito una cantina adatta. Poi, quando smette di sanguinare va rasata a zero, con il rasoio, poi con un ferro rovente ed anche con acqua bollente ed un pezzo di mattone.

La testa quindi va disossata lasciando intatta la pelle e mettendo da parte cervello, lingua e gli altri ritagli e va strusciata con limone e poi salata e bagnata con aceto ed olio e poi il tutto va cosparso di odori (ramerino [per i non toscani è il rosmarino], salvia, timo, aglio, alloro, ginepro ) e tenuto un paio di giorni a riposo.

Infine si farcisce la testa con la carne battuta e nuovi odori, si chiude legando il tutto ben stretto e si mette in un paiolo.

Qui si copre con olio, vino ed acqua nel rapporto 1,2,3 si mette una buccia di arancia, una manciata di uva passita, pinoli sgusciati, mezzo cucchiaio di cioccolato fondente [una concessione più moderna]. Si chiude il paiolo e si mette sul fuoco basso per qualche ora finché il liquido è ritirato e sul fondo si ha solo grasso che borbotta.

Si gira e si mette su un tagliere, affettando quando è tiepido.

 

E sempre dalla Toscana, in quella di Firenze un'altra ricetta di sopressata in cui si mescolano la testa di maiale e di cinghiale vedi

 

 

Boars_Head_In_Hand_Bring_I.jpg

Artwork by John A. Hows from Christmas In Art And Song. New York: The Arundel Printing and Publishing Company, 1879

THE BOAR'S HEAD CAROL

La carol è stata data in stampa nel 1521 in Christmase Carolles con il titolo di "A Caroll bringyng in the Bores heed."

Nella terza strofa veniva espressamente citata la festività natalizia

 

Be gladde lordes, bothe more and lasse 
For this hath ordeyned our stewarde
To chere you all this Christmasse,
The Bore's head with mustarde
.

 

Ma la versione diventata standard è quella di Thomas Wright stampata nel 1841, oppure quella di William Henry Husk in Songs of the Nativity del 1868.

 

La caccia al cinghiale era uno sport praticato nel periodo natalizio, molto amato dalla nobiltà elisabettiana, e la testa di cinghiale servita a Natale è rimasta una tradizione in alcuni college inglesi, e tuttavia il cinghiale selvatico si è estinto in Inghilterra nel 1700.

ASCOLTA TESTI E TRADUZIONE continua

 


FONTI

http://bifrost.it/GERMANI/Schedario/Freyr.html
http://www.orkneyjar.com/tradition/yule/yule4.htm
http://www.chefsilvia.it/notizie-eventi-culinari-corsi-sagre/notizie-varie/
1294-a-tavola-con-gli-inglesi-medioevali.html

http://goldentrail.wordpress.com/2013/08/26/a-month-for-freyr-day-26/
http://www.library.wisc.edu/etext/BookofDays/16450754.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/
bores_heed_in_hand_bring_i-sandys.htm

 

ILLUSTRAZIONI

Dal Calendario dell'Avvento di Paul Bommer: la testa di cinghiale nel suo ingresso trionfale al banchetto

(Cattia Salto dicembre 2013)

 

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