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BOTANY BAY: STORIE DI DEPORTAZIONE IN AUSTRALIA

La produzione di ballate ottocentesche che hanno come tema la deportazione in Australia è ricorrente per tutto il secolo: Botany Bay, Moreton Bay, Van Diemen’s Land, Port Phillis, Port Arthur, Macquarie Harbour, e Norfolk Island sono tristi nomi in cui si mescolarono realtà a fantasia, tese a formare l’opinione e le aspettative dell’uomo comune su quelle terre.

ALLA RICERCA DELLA TERRA AUSTRALIS

I primi esploratori europei sbarcarono in Australia il 29 aprile 1770; si trattava di James Cook in viaggio sulla nave Endeavour dal 1768, in una vera e propria missione scientifica con tanto di botanici, naturalisti, astronomi e geografi, per l’esplorazione del Pacifico del Sud alla ricerca della mitica “Terra Australis” ovvero l’Antartide (terra riportata nelle mappe del XV secolo ma che nessun europeo aveva mai visto e di cui si dubitava l’esistenza)!
Con l’aiuto di un indigeno tahitiano Cook raggiunse la Nuova Zelanda e la circumnavigò scoprendo lo stretto che da lui prese il nome; quindi sbarcò a Botany Bay (l’attuale baia di Sydney, dove sono insediati l’aeroporto internazionale e Port Botany, il porto industriale) ed esplorò la costa orientale dell’Australia.

BOTANY BAY

Il curioso nome della baia venne dato da Joseph Banks scienziato e botanico che viaggiava con Cook il quale rimase affascinato dalla grande quantità di nuove specie floreali che vi sbocciavano. James Cook la chiamò però “Stingray Harbour” (il porto della razza, per il gran numero di questi pesci che vi nuotavano).
Già in occasione dello sbarco di Cook nella baia venne composta una ballata che inneggiava alla scoperta (classificata nella British Library con la data 1780) ma quelle successive facevano quasi sempre riferimento ai deportati. La prima flotta per Botany Bay capitanata da Arthur Phillip con più di 750 detenuti a bordo ci mise quasi nove mesi ad arrivare, le condizioni del viaggio per i detenuti furono disumane e una quarantina di essi morirono durante il viaggio.

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La prima flotta per Botany Bay partì il 19 Gennaio 1788 con 11 vascelli, 730 detenuti e 250 liberi coloni a bordo. L’urgenza di trovare una soluzione per le carceri sovraffollate era diventata sempre più pressante per la Corona Inglese dopo la perdita delle colonie americane, così quando Sir Joseph Banks suggerì che Botany Bay poteva essere il luogo ideale per una colonia penale, essa venne scelta come meta per i nuovi coloni; giocavano a favore della scelta, la lontananza della destinazione (letteralmente agli Antipodi) e un terreno che si riteneva sufficientemente fertile per diventare autosufficiente entro un anno.
Ma all’arrivo i coloni si accorsero che la baia era inospitale perchè tutto il terreno era solo sabbia e c’era poca acqua dolce; così si spostarono un po’ più in su lungo la costa e sbarcarono a Port Jackson (l’attuale porto di Sydney), dove fondarono la prima colonia penale (per la precisione a Sydney Cove).
All’epoca si sapeva molto poco del continente solo che era una terra nell’Oceano Indiano a ovest dell’isola di New Holland. La nuova colonia venne chiamata Nuovo Galles del Sud (in inglese New South Wales). Il nome Botany Bay tuttavia colpì subito l’immaginario degli Inglesi e vennero scritti musicals, burlesque e numerose ballate con quel nome per indicare genericamente le colonie inglesi in Australia.

I trasporti dei detenuti nelle colonie penali del Nuovo Galles del Sud vennero interrotti nel 1820 e quelli per la Tasmania nel 1856, più in generale si rileva una inversione di tendenza culturale a partire dal 1840 che riflette una visione più aderente al nuovo clima dell’illuminismo: le punizioni sommarie e brutali vengono considerate incivili e inumane, mentre prima per reati di entità minore, come piccoli furti, spergiuro, frode e ricettazione, bracconaggio, si era passibili di deportazione da 7 a 14 anni o anche a vita (come per dissidenti politici o sindacalisti) !

Dalla mini-serie Tv “The Thorn Birds” (1983) la canzone Bound for Botany Bay In Australia la canzone è diventata estremamente popolare, una classica canzone da pub cantata immancabilmente anche dal pubblico.

VAN DIEMEN’S LAND, LA TERRA DEL DIAVOLO

La Terra di Van Diemen (da Anthony van Diemen, governatore generale della Indie Orientali Olandesi tra il 1636 e il1645) oggi è chiamata Tasmania, la grande isola dell’Australia famosa per essere stata una colonia penale inglese dal 1800 al 1856 (prima del 1803 i detenuti dalla Gran Bretagna e Irlanda erano confinati nella colonia denominata il Nuovo Galles del Sud ossia nella parte sud-est dell’Australia, trasporto che proseguì fino al 1820 circa

L’isola si chiamava Terra di Van Diemen, da quando nel 1642 fu scoperta dai navigatori olandesi, ma solo agli inizi dell’Ottocento fu dichiarata colonia di sua maestà britannica.
Gli unici che potevano insediarsi in quella terra selvaggia ed inesplorata erano i deportati e così un certo tenente Bowen sbarcò nella baia di Hobart nel 1804 con trentasei uomini, tredici donne e bambini e un cavallo dando inizio alla moderna storia della Tasmania. Arrivarono anche altri deportati, pirati, banditi e avventurieri che cominciarono la loro opera di “civilizzazione” sterminando le colonie di foche, poi fu la volta degli aborigeni, considerati altri “animali” da sfruttare ed eventualmente eliminare. Nel 1856 si tennero le elezioni parlamentari e la zona assunse il nome di Tasmania (dall’olandese Abel Tasman che nel XVII secolo navigò a sud dell’isola).…Ecco quindi che la Tasmania si trasformò ben presto in una colonia penale destinata a galeotti recidivi che finivano nelle carceri di Sarah Island, Maria Island e Port Arthur. Contrari all’idea di dividere l’isola con dei criminali, i coloni osteggiarono le deportazioni, che furono interrotte nel 1856 (tratto da vedi)

LA COLONIA PENALE

La giustizia inglese all’epoca era a dir poco severa e si andava in carcere o sulla forca semplicemente perchè si era dei poveri disgraziati che rubavano per fame. L’alternativa era la deportazione in Australia con la condanna ai lavori forzati, un espediente a cui ricorrevano i giudici, per fornire mano d’opera a basso costo nei territori di nuova colonizzazione. In genere e soprattutto agli inizi i detenuti erano assegnati ai coloni in una specie di libertà vigilata o erano impiegati nei lavori pubblici. Le donne facevano le servette nelle case dei coloni o lavoravano nelle fabbriche (carcere-casa di lavoro femminile). Solo in un secondo tempo vennero costruite delle vere e proprie prigioni detentive per i prigionieri più pericolosi.

Ma se apparentemente l’alternativa alla deportazione poteva sembrare migliore, in realtà i detenuti erano soggetti a duri maltrattamenti (frustate, ceppi e isolamento) e a un duro lavoro, e molti morivano prima di espiare la propria condanna. Coloro che riuscivano a terminare il loro periodo di detenzione (che poteva arrivare fino a 14 anni) a volte ritornavano in patria (se non ne erano stati banditi) ma la maggior parte finiva per restare nella colonia.

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Così la ballata  “The Gallant Poachers” o “Young Henry the Poacher” compare stampata su molti broadsides per tutto l’Ottocento a testimonianza della sua grande popolarità in Gran Bretagna e Irlanda, era conosciuta anche nelle Americhe e la ritroviamo nel repertorio delle canzoni dei marinai (sea shanty). 

MORETON BAY

Una canzone popolare proveniente dall’Australia, terra di deportazione ai tempi del colonialismo inglese (vedi), è stata attribuita ad un detenuto irlandese Francis MacNamara, meglio conosciuto come ‘Frank il Poeta’.
Inizialmente la ballata s’intitolava The Convict’s Arrival’ o ‘The Convict’s Lament on the Death of Captain Logan’ incentrata sulla figura del famigerato (per la sua brutalità verso i detenuti) capitano Patrick Logan, direttore della colonia penale di Moreton Bay tra il 1825 e il 1830.
All’epoca dell’arrivo di Frank in Australia (1832) il capitano Logan era già morto da qualche anno, ma certamente era ancora una celebrità tra i detenuti, e il trattamento brutale una prassi nelle carceri.

FRANK IL POETA

Frank scrisse inoltre tutta una serie di versi e un poemetto di denuncia, la sua personale versione dei gironi infernali danteschi, intitolato A Convict’s Tour to Hell (che gli costò ulteriori brutalità).
Deportato per sette anni con l’accusa di furto, – aveva rotto la vetrina di un negozio per prendere una giacca- Frank passò quasi vent’anni in galera tra fughe e banditismo, fino a quando scontò per intero la pena e di lui si persero le tracce.

La versione testuale diventata tradizionale è quella riportata dal folklorista John Manifold il quale fece un lavoro di ricucitura o riscrittura della ballata abbinandola alla melodia “Youghal Harbour” (vedi)

(Cattia Salto)