Festività Celtiche

TRADIZIONI E MEDIOEVO

 

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IL CALENDARIO DELLE FESTE: L’ESTATE

Leggende e riti dell’anno

 

SOLSTIZIO D’ESTATE

Fin dall'antichità il cambio di direzione che il sole compie tra il 21 e il 22 giugno era salutato come l'inizio di un nuovo periodo di vita. Questo giorno è ancora oggi il primo giorno d'estate.

proposta LA RUOTA DELLA VITA

24 GIUGNO: SAN GIOVANNI BATTISTA

La notte della vigilia di San Giovanni era una notte magica: attorno ai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, si danzava e si cantava.

Era notte di prodigi : le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell'aria scura promesse d'amore e di fortuna.

Nella veglia, tra la notte e l'alba, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali; allo spuntar del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Bagnarsi nella rugiada o lavarsene almeno gli occhi al ritorno della luce era per i fedeli cristiani un gesto di purificazione prima di partecipare ai riti in chiesa. La rugiada ricordava il battesimo impartito dal Battista nel Giordano, le erbe dei prati e dei boschi riproponevano l'austera penitenza di Giovanni nel deserto prima della sua missione di precursore del Messia. In Valsesia le erbe benedette erano conservate gelosamente in casa, portate all'alpeggio in estate - verso il quale da molti paesi si partiva la stesso giorno del 24 di giugno - riconsacravano la baita di montagna lasciata l'anno prima mantenendo tra le famiglie dei pastori un legame con la sacralità della festa e del rito d'inizio d'estate. Al ritorno dall'alpe, quelle stesse erbe essiccate, unite ad un ramo di olivo e ad uno di ginepro, venivano bruciate nella stalla a protezione degli animali. Non a caso, dunque, il precursore di Cristo, rappresentato con l'Agnello mistico e vestito da eremita, pastore del deserto, fu assunto dai pastori come patrono privilegiato fino dai primi secoli cristiani.

 

Il rito della benedizione dei "fiori di San Giovanni", erbe benefiche e medicine medievali per curare il corpo ed evitare il malocchio, per proteggere la casa e gli animali domestici era assai diffuso. Dalla Valsesia, ci giunge un'antica, suggestiva preghiera:

"Dio onnipotente ed eterno, che hai santificato nell'utero di tua madre il beato Giovanni Battista, e nel deserto hai voluto nutrirlo di erbe, di radici e di locuste silvestri, degnati di benedire questi rami, i fiori e le nuove biade, i frutti e le erbe che i popoli raccolgono, affinché siano una medicina per tutte le anime e per i corpi. Dio, che in principio hai creato tutte le cose con la Tua onnipotenza e ad esse hai assegnato una forza, degnati di benedire questo insieme di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che li portano con sé o li conservano nelle loro case, siano liberati da ogni inganno diabolico. Dio onnipotente ed eterno, che ti sei degnato di nutrire nelle grotte del deserto il beato Giovanni Battista di locuste e di miele selvatico, degnati pure, Signore, di benedire e di santificare questi fiori oggi preparati in onore al Tuo nome, affinché a tutti quelli che li portano in mano o li conservano nelle loro abitazioni, siano di protezione per i corpi e per le loro anime e di medicina per tutte le malattie. Dio onnipotente ed eterno, creatore di tutte le cose per l'utilità del genere umano degnati di benedire e di santificare queste creature di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che da esse ne abbiano presi alcuni e li abbiano portati con sé ricevano la guarigione tanto del corpo come dell'anima, e affinché per propria forza, e in onore di Tuo Figlio e Nostro Signore e in onore del beato Giovanni Battista siano nuovamente beati e santificati e abbiano potere contro le tenebre, le nubi e le malignità delle tempeste e contro le incursioni dei demoni ....."

(Tratto da http://www.ginevra2000.it/)

LE ERBE DI SAN GIOVANNI

VERBENA

Si crede che colta a mezzanotte della vigilia di San Giovanni, costituisca un'infallibile protezione contro i fulmini, ed è conosciuta in Bretagna come "erba della croce", perché si ritiene che protegga chi la porta con sé da qualsiasi male ed anche come "erba della doppia vista" perché il berne un infuso facilita la visione di realtà altrimenti nascoste. continua

 

IPERICO

Detto erba di San Giovanni, perché anticamente chi si trovava per strada la notte della vigilia si proteggeva dalle streghe infilandoselo sotto la camicia insieme con altre erbe, dall'aglio, all'artemisia, alla ruta. La densità della sua fioritura è tale da risaltare sulle grandi distese, come una gran macchia di colore giallo oro misto a rame; i fiori infatti, così numerosi e brillanti, durano poco, un giorno soltanto, e subito appassiscono e assumono un colore rosso ruggine. Il suo stretto legame col Battista sarebbe testimoniato dai petali che, strofinati tra le dita, le macchiano di rosso perché contengono un succo detto per il suo colore "sangue di San Giovanni". E' davvero difficile risalire alla motivazione di questo accostamento - perché il Battista e non un altro martire ? - se non forse il fatto che l'iperico è un fiore che si accontenta di poco, per sopravvivere, e vive anche nei climi desertici, come fece un tempo Giovanni il Battista.

ERICA

Il fiore delle nevi e dei terreni poveri ed ostili. Deriva il suo nome dal greco "ereiko", spezzo, rompo, proprio perché l'erica è più forte della dura crosta di terra invernale o della neve che la ricopre, tant'è che la buca senza fatica, emergendo all'aria aperta. I fiori dell'erica, che vanno dal bianco alle varie tonalità di rosa, assomigliano, rovesciati, ai copricapi degli elfi.

L'erica era tenuta in grande considerazione fin dall'antichità, tanto da essere utilizzata per costruire le scope che sarebbero servite a pulire i templi degli Dei, e successivamente, in tempi più severi, il forno dove cuocere il pane. L'utilizzo dell'erica per costruire scope era così diffuso che, in alcune regioni, l'erica stessa viene chiamata scopa e ancora oggi, alcune località.

Le leggende associano spesso l'erica alle Entità Fatate, facendole dimorare fra i suoi rami e sconsigliando di sdraiarsi a dormire fra queste piantine, per non correre il rischio di essere rapiti dal mondo delle fate. Di contro, era possibile accedere ai segreti dell'Aldilà, semplicemente dormendo su un letto di erica, che è anche spesso giaciglio degli amanti in numerose leggende.

E l'erica è posta a guardia del solstizio d'estate, periodo nel quale raggiunge la fioritura più completa. Usanza derivante probabilmente dal mondo celtico, dove l'erica è collegata sia all'Aldilà sia all'amore: le api, simbolo di saggezza segreta che proviene dall'Altromondo, sono particolarmente ghiotte dei fiori di questa piantina e producono così un miele squisito, da sempre legato a riti e significati di immortalità e di rinascita.

FIORI MAGICI

Il raro, misterioso fiore della felce che cresce nella notte magica, e si dice fiorisca a mezzanotte. In Boemia, si crede che il fiore della felce risplenda come l'oro, o come il fuoco, nella notte di San Giovanni : chiunque lo possieda in questa magica notte, e salga una montagna tenendolo in mano, scoprirà una vena d'oro, e vedrà brillare di fiamma azzurra i tesori della terra. In Russia, i contadini raccontano che chi riesce ad impadronirsi del meraviglioso fiore nella vigilia di San Giovanni, se lo getta in aria, lo vedrà ricadere per terra nel punto preciso dove è nascosto un tesoro.Pare che questo fiore fiorisca improvvisamente, talvolta, a mezzanotte precisa della magica notte del solstizio d'estate; e, sempre in Russia si racconta che chi abbia la fortuna di cogliere l'istante di quella fioritura improvvisa, potrà nello stesso tempo assistere a tanti altri spettacoli meravigliosi: gli sarebbero apparsi tre soli, e una luce avrebbe illuminato a giorno la foresta, e avrebbe udito un coro di risa, ed una voce femminile chiamarlo. IL fortunato a cui accade tutto questo non deve spaventarsi : se riesce a conservare la calma, raggiungerà la conoscenza di tutto ciò che sta succedendo o succederà nel mondo. Anche se resta da vedere se quest'ultima sia una buona magia. Ma anche il seme della felce, che si vuole risplenda come oro nella notte di San Giovanni, non diversamente che dal magico fiore, farebbe scoprire i tesori nascosti nella terra : i contadini del Tirolo credono che alla vigilia di San Giovanni si possano veder brillare come fiamme i tesori nascosti e che il seme della felce raccolto in questa mistica notte possa portare alla superficie l'oro celato nelle viscere della terra. Nel cantone svizzero di Friburgo, il popolo usava un tempo vegliare vicino ad una felce la notte di San Giovanni, nella speranza di guadagnare il tesoro che qualche volta il diavolo in persona portava loro.

Nelle leggende si parla anche di un 'erba piccolissima e sconosciuta, detta Erba dello Smarrimento. Si dice che essa venisse seminata dalle Fate e dai Folletti nei luoghi da loro frequentati e, calpestata, avrebbe allontanato dalla retta via il malcapitato. A questa leggenda si intreccia quella, di origine tedesca ma alquanto diffusa nel biellese, che, se taluno passa vicino alla magica fioritura della felce, nella notte di San Giovanni, senza raccogliere il seme che la pianta lascia cadere, sarà condannato a smarrirsi per via, anche se percorre strade a lui note.

Altrettanto conosciuta era l'Erba Lucente, che consentiva, se portata sul corpo, di vedere la verità delle cose senza mascheramenti o inganni. Poiché quest'erba era invisibile agli uomini, ma non ai bovini domestici, la si poteva raccogliere solo seguendo un vitello al suo primo pascolo, oppure le mandrie, nella notte di San Giovanni. Si raccontava infatti che in quelle occasioni i bovini mangiassero solo quell'erba, dando così la possibilità a chi proprio lo desiderava di individuarla. Le vecchie storie non tramandano cosa accadesse agli incauti che ci riuscivano, cui da allora, conoscendo ogni verità, era negata la possibilità dell'illusione. (Tratto da http://www.ginevra2000.it/)

LE STREGHE

Sulla notte di San Giovanni aleggia la presenza inquietante delle streghe e dei demoni che volano nel cielo. Strix chiamavano la strega gli antichi Romani: era un uccello simile alla civetta che si nutriva del sangue dei lattanti rapiti dalle culle. Riferiva Plinio il Vecchio che le striges erano donne trasformate in uccelli per una magia, o almeno così sosteneva la credenza popolare. Nel medioevo le striges assunsero volto e fattezze umane: erano le seguaci di Erodiade o di Diana.

Erodiade veniva confusa con la figlia Salomè che aveva ottenuto da Erode Antipa la testa di san Giovanni in cambio di una danza. Quando le fu presentato il piatto con la testa del Santo, Erodiade-Salomè si pentì, ma dalla bocca del Santo uscì un vento che spinse la peccatrice a vagare eternamente nell’aria.

Il nome di Diana denuncia l'origine della «strega» medievale, quale demonizzazione delle antiche divinità i cui seguaci resistevano all'evangelizzazione continuando a celebrare i riti tradizionali, oppure si convertivano mescolando pratiche pagane a pratiche cristiane.

Gli Inglesi chiamano il giorno di San Giovanni Midsummer Day, quando la realtà diventa sogno, come nella Tredicesima notte di W. Shakespeare. Secondo le tradizioni italiane, la notte della vigilia, le streghe si recano volando, verso il "Grande Noce di Benevento" (albero in realtà già sradicato fin dal medioevo); l'albero sul quale una dea lunare avrebbe sconfitto il diavolo, rimandandolo negli inferi. Per proteggersi dalle streghe di passaggio esistono vari riti connessi soprattutto alluso di erbe magiche.

 

LUGNASAD

Festa del Lug celtico, istituita dal Dio in persona in memoria della madre. Da questo momento inizia il periodo nel quale si cominciano a raccogliere i frutti dell'anno, sotto la protezione della Dea Madre, sacrificatasi per assicurare la prosperità ai suoi figli. I festeggiamenti duravano un mese dal 15 luglio al 15 agosto e si perpetuano nelle nostre feste profane del Raccolto

Per celebrare la morte della madre adottiva Lug istituì i primi giochi funebri, come le olimpiadi. Era il momento delle assemblee plenarie, di grandi mercati e fiere, delle corse di cavalli e di certami poetici ma, in omaggio alla pace, non di giochi guerrieri né morti rituali (una specie di “tregua di Dio” ante-litteram).

LUG

In Irlanda Lug è chiamato il Luminoso, re dei mitici Tuatha de Danann, soprannominato abile in molte tecniche, unisce in se due forze apparentemente inconciliabili: le forze dell’ordine rappresentate dai Tuatha Dè Danaan, i figli della dea Danu, (la dea della fertilità) che abitavano l’Irlanda in un tempo antichissimo prima dell’arrivo dei Celti; mentre i Fomori (antichi abitanti dell’isola, spesso deformi e dall’aspetto mostruoso) erano le forze primordiali, oscure e caotiche.

Nel racconto per spiegare la sua qualifica Samildanach, il “Multiforme Artigiano” si riferisce di un banchetto alla corte del re dei Tuatha de Danaan, in cui erano riuniti tutti i rappresentanti delle molte arti (dell’intelletto, della guerra e dell’abilità artigiana) senza alcuna esclusione, perciò nessun altro poteva più entrare. In realtà ne mancava uno che riunisse in se tutte le arti, proprio Lug.

In Gallia era oggetto di un culto molto importante e in epoca romana si iniziò a rappresentarlo come Mercurio Lug.

Lugh veniva rappresentato come un giovane accompagnato dal cinghiale, animale particolarmente sacro presso i Celti. I suoi attributo sono diventati propri di un santo cristiano diventato molto popolare: Sant’Antonio. continua

MADRE TERRA

Inizialmente la festa era un rito della dea madre. Gli autori classici ci narrano di sacrifici offerti a dee della terra, donne con corone di edera che celebrano i loro misteri di notte in onore della Terra producendo gran clamore, riti di donne nude tinte di guado (colore azzurro) o vestite di foglie o di verde per celebrare in modo più efficace la dea della fertilità.

 

Abbiamo la documentazione di uno di questi riti dagli scritti di un certo Tacito, funzionario romano incaricato di descrivere i costumi dei nativi germani (Angli e quelli che sono stati poi conosciuti con il nome di Normanni, i vichinghi) riguardo all’adorazione della dea Nerthus.

 

“In un isola del mare Oceano c’è un sacro boschetto dove si trova un carro consacrato coperto da un drappo. A un solo sacerdote è consentito toccarlo. Egli può percepire la presenza della dea, quando è là nel suo santuario. Il sacerdote accompagna il carro con grande reverenza quando nel tempo appropriato viene rimosso dall’isola e trasportato dai buoi attraverso i territori delle tribù e il suo soggiorno è tempo di fare festa.nessuno va in guerra,ogni arma viene riposta, solo in quel periodo si conoscono e si apprezzano la pace e la quiete finchè la dea, dopo aver goduto abbastanza la compagnia degli umani, viene ricondotta al suo tempio dallo stesso sacerdote. Dopo di che il carro e il drappo e se vi piace credermi la stessa dea vengono immersi in una misteriosa piscina. Il rito è eseguito da schiavi che, non appena lo hanno compiuto, vengono annegati nel lago. In tal modo il mistero produce terrore e una pia ignoranza su cosa possa essere quello spettacolo che solo i morituri avevano la possibilità di contemplare”

proposta Madre Terra

LAMMAS

Le feste del raccolto

 

 

In epoca cristiana il 1° agosto diventa Lammas, la festa del raccolto e il pane fatto con il grano nuovo era portato in Chiesa per la benedizione. Sono innumerevoli nelle nostre tradizioni le feste del raccolto, spesso associate con il Santo patrono locale e sentite ancora con quello spirito di compartecipazione collettiva alla gioia e al ringraziamento alla Terra che erano proprie di società più primitive e spontanee.

In Piemonte sono numerose le feste in cui il pane o la focaccia dalle forme più svariate è parte del rituale: la festa dei Micun di Belvedere Langhe, la festa di Sant’Antonio ad Albugnano (At) in cui sul carro agricolo trainato dai buoi sono portati dei pani. Nelle terre monferrine sono molto diffusi i carri processionali, spesso associati a pani benedetti (Villanova d’Asti per la Festa di Sant’Isidoro). Nel vercellese la corsa dei buoi a Caresana per la festa di San Giorgio vede in palio una focaccia dolce per il vincitore. Un’altra corsa dei buoi molto caratteristica si tiene ad Asigliana (Vc) nella seconda domenica di Maggio.

A Demonte (Cn) la festa dell'Abbadia cade il giorno di San Magno –mese di agosto, protettore degli armenti. Al mattino ritrovo dello Stato Maggiore dell'Abbadia munito di lance e feluche. Messa e processione con ragazze che sulla testa portano la "charità", ceste adornate di nastri colme di pani benedetti che verranno distribuiti alle famiglie. Poi giochi, danze e musiche popolari.

Nel Canavese a Perosa è rimasta una traccia di antichi riti celtici nella sfilata di due priore alla processione in occasione della festa patronale. La due ragazze vestite di bianco portano sul capo la carità, una struttura lignea dorata alta fino a un metro decorata con fiori finti e immagini della madonna, simboleggianti le offerte in natura che un tempo erano donate alla chiesa. Le ragazze sono accompagnate da due giovani del paese che sono loro a scegliere. Una sfilata con un addobbo simile si svolge anche a Maglione Canavese sempre in occasione della festa patronale di San Rocco, qui le ragazze sono molto più numerose e ancora accompagnate da cavalieri.

10 AGOSTO:
LA NOTTE DI SAN LORENZO

Ogni anno, la notte del 10 agosto, gli occhi di tutti noi si rivolgono al cielo, per cogliere il volo di una stella cadente.

 

Le stelle cadenti sono le lacrime versate da san Lorenzo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando un'atmosfera magica e carica di speranza.

In questa notte si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo.

Nella tradizione popolare, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate "fuochi di San Lorenzo", poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, poi volate in cielo. In realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma decapitato.

(Proposta La Via delle Stelle)

 

15 AGOSTO

Ferragosto, in origine, non era una festa limitata al giorno 15, ma durava tutto il mese, in occasione delle feriae Augusti, cioè le feste in onore di Augusto. Altre celebrazioni religiose che si svolgevano in questo mese erano quelle del 13 agosto dedicate alla dea Diana, legata alla vita dei boschi, alle fasi lunari e alla maternità. Le donne durante consacravano alla dea le proprie vesti, per ottenere da lei un parto facile e felice. Oggi, il 15 agosto, oltre a festeggiare il giorno di vacanza per eccellenza all'interno del periodo di ferie, si celebra la festa per l'Assunzione della Vergine Maria

 

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