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TRADIZIONI E MEDIOEVO
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IL CALENDARIO
DELLE FESTE: L’INVERNO
Leggende e riti
dell’anno in Terra Celtica
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Samain
– Solstizio d’Inverno – Il Natale
– Yule – Capodanno – Befana
– Sant’Antonio –
Imbolc
– Brigid - Orso – Carnevale
– San Valentino
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è
l’antico capodanno celtico di cui si sono conservate alcune tracce nella
festa di Halloween, la festa dei morti celebrata in America ed esportata in
molti altri paesi d’Europa, nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre:
bambini e adulti mascherati da fantasmi o da mostri, suonano alle porte delle
case chiedendo “dolcetto o scherzetto”; alle finestre zucche intagliate con
il ghigno illuminato da una candela accesa; macabre decorazioni per le case,
ricette fantasiose a base di zucca, frutti di bosco e ingredienti dai nomi
raccapriccianti, calderoni della strega e divinazioni, la dominanza dei
colori arancione e nero… sono i molti aspetti di una festa che richiama
ancora oggi gli antichi riti dei nostri antenati. Samain
segnava l’inizio dell’anno per i Celti, la Natura entrava nella Stagione
Scura, il lungo periodo invernale: era il tempo per celebrare ciò che è
sepolto nella terra; come i semi attendevano di trasformarsi in futuri
raccolti, così i defunti attendevano sotto terra di rientrare nel ciclo
vitale, le porte del Mondo degli spiriti si aprivano per mettere in contatto
i due mondi…gli spiriti degli antenati tornavano a camminare tra i vivi… |
SAMAIN
(Fryda
Rota) Nella notte di Samain un passaggio dischiude: occhi antichi tra le fronde si riaprono a guardare voci spente si rinnovano come argento sorprendente. Ora i morti disciolgono dai giacigli della terra: mani chiare si additano il passaggio da solcare per saldare la ferita tra i morti e i viventi. |
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NOVEMBRE Nelle Terre
celtiche ieri come oggi l’anno si chiudeva nel cuore dell’inverno, quando la
terra giace addormentata e il sole perde il suo calore. In novembre, quando
la stagione inizia a cambiare e i giorni ad accorciarsi, si macellavano gli
animali per offrirli alla Terra. Con il
calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e
rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era talvolta versato dal
capofamiglia sulle soglie di casa forse in ricordo degli antichi sacrifici
invernali. |
IL SACRIFICIO (Fryda Rota) Dorme la terra- potrebbe essere
morta: perché su lei trifoglio
rinverdisca e rigonfino spighe tra papaveri su lei, la terra che sembra come
morta, verseremo sangue di animali- che
ne venga lavato il volto spento e per
pertugi schiusi si rinnovino il respiro celato
nel profondo. Sia sangue di tori che ridonino
alla mai morta vita rinnovata- sia il sangue rosato
dei puledri che avvolgono mistero tra le
ciglia -sia il sangue greve dei
cinghiali: poi, data alla terra la sua parte
ci nutriremo di carni e
giostreremo con ossa e pelli così che si
risvegli in noi sopita forza di animale- e si arrenderà l’assedio
dell’inverno al calore selvatico del sangue. |
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ODINO- SAN NICOLA-
BABBO NATALE
E’ stata la
volta poi si San Nicola, a impersonare la generosità verso il prossimo. Una
leggenda racconta di quando diede da mangiare ad alcuni bambini poveri. San
Nicola raccolse frutta, verdura, grano e li fece caricare su una grande barca
dalle vele blu che partì alla volta della città, bussò alle porte delle case
dove vivevano i bambini poveri e lasciò loro un sacco di cibo. Da allora san
Nicola torna tutti gli anni sulla terra per portare i regali ai bambini.
Un’altra leggenda racconta di come il Santo salvò tre fanciulle che stavano
per essere vendute come schiave dal padre caduto in povertà. Nicola, di
nascosto, mise tre borse colme d’oro accanto al focolare. La vigilia del
giorno di festa, in Germania e Olanda, i bambini lasciavano fuori dalla porta
delle scarpe piene di fieno e carote per il suo cavallo bianco, come già
facevano i loro avi che preparavano il foraggio per il cavallo di Odino.
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Il 13 dicembre era indicato negli antichi calendari come
il Solstizio d’Inverno e continuò a segnare l’inizio del Natale in Svezia e
in Norvegia, giorno in cui si festeggia Santa Lucia di Sicilia: messaggera di
luce, annunzio della fine delle tenebre invernali. Si diceva che la vigilia
di quel giorno si potesse vedere Lucia volare sui campi ricoperti di neve con
una corona di luce sopra i capelli: in suo onore, le figlie più giovani della
famiglia si alzavano prima dell’alba, vestite di bianco e coronate con rami
di biancospino o d’edera e delle candele accese. Portavano cantando, dei dolcetti agli adulti della
famiglia. Ancora oggi in alcune regioni d’Italia si dice che Santa Lucia
passi nella notte tra il 12 e il 13 dicembre a cavallo del suo asino per
portare regali ai bambini.
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La
maggior parte dei popoli antichi considerava il sole come un dio e credeva che
avesse bisogno di aiuto durante il solstizio, il giorno più corto dell’anno. |
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Immaginavano che durante il solstizio d’Inverno il sole
lottasse contro le forze del male e dell’oscurità, riuscendo pian piano a
sconfiggerle, però non davano la vittoria come per certa e vedevano con
timore la terra tremare sotto la morsa del gelo. Nelle terre del Nord venivano celebrati i rituali per
assicurare la rinascita del sole: il fuoco, il fratello del sole, era al
centro di tutte le feste invernali, la gente si mascherava con teste di
cavallo, corna di cervo, pelli di daino e danzava alla luce del fuoco.
Adornava le case con agrifoglio, edera e vischio, faceva sacrifici per i
morti, per il dio del sole e per la fertilità della terra. In tutti i paesi
bagnati dal Mediterraneo e governati da Roma, il fuoco bruciava sotto forma
di candele durante le feste dei Saturnali. Il Natale è stagione di abbondanza e ilarità:
divertimento, luce, gioia, rumore, trionfo della luce sul buio, promessa di
ricchezze in una stagione di povertà, perché l’inverno deve infine arrendersi
di fronte alla luce e alla vita. La vigilia di Natale era il giorno dei
festeggiamenti dei vivi ma anche dei morti. Questi fantasmi del Natale
entravano nelle case dei loro discendenti per festeggiare ancora una volta
cenando con i resti del banchetto e altre offerte appositamente lasciate per
loro e riscaldandosi accanto al fuoco del camino. |
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Elfi e folletti del Natale
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Elfi e folletti del Natale potevano
però rivelarsi anche creature buone. In Norvegia e Danimarca gli elfi della casa
che durante l’anno vivevano nelle soffitte e nelle stalle, la notte di Natale
nascondevano dei regali per i bambini. E In Italia è la Befana a portare doni
ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.
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Altre creature maligne
erano i Ragazzi del Natale dell’Islanda, che scendevano nelle case degli
islandesi uno alla volta, iniziando tredici giorni prima di Natale, rubavano
candele e salcicce, portavano via il grano e sporcavano le stanze riassettate
per il Natale. A partire dal Giorno di Natale, cominciavano ad andarsene, uno
alla volta, portando con se i bambini della casa (secondo la leggenda solo i
bambini cattivi).
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La festa della Nascita di Gesù fu fissata il 25 dicembre
e solo 300 anni dopo la sua morte, vi confluirono la festa per il Sol
Invictus che si celebrava a Roma in epoca imperiale e i Saturnalia romani che
si celebravano dal 17 al 24 dicembre. La festa del dio Sole era rivolta al dio supremo che crea
e governa il mondo identificato con Mitra figlio del Sole e Sole egli stesso.
Le analogie tra Mitra e Gesù sono sorprendenti. Il Natale del Sole Invitto
era stato fissato dall’imperatore Aureliano qualche giorno dopo il solstizio
invernale, quando il nuovo sole stava incominciando lentamente a risalire la
linea dell’orizzonte. La Chiesa romana era preoccupata dalla straordinaria
diffusione dei culti solari e in particolare dal mitraismo, per molti aspetti
assai simile al cristianesimo, decise perciò di celebrare nello stesso giorno
il Natale del Cristo come vero Sole. continua I Saturnalia erano delle feste romane dedicate a Saturno,
il dio che aveva governato durante la mitica età dell’oro (quando pace e
giustizia regnavano sulla terra e la povertà e l’indigenza erano
sconosciute), durante le feste venivano invertiti i ruoli e gli schiavi
diventavano padroni, veniva eletto tra gli schiavi un re delle cerimonie e
ogni sera si banchettava camuffati con maschere e travestimenti. |
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Nell’estremo Nord europeo il Natale coincide con Yule,
la festa del fuoco e della luce che trionfa sulle tenebre. Un grosso tronco
era preparato alla vigilia seguendo dei cerimoniali, con canti e benedizioni,
a volte si decorava il ceppo con sempreverdi e lo si innaffiava con del
sidro. Il ceppo di Natale era sistemato nel focolare di casa e si manteneva
acceso fino all’Epifania, doveva bruciare un poco ogni sera per 12 giorni,
simboli dei 12 mesi dell’anno: un’analogia con il sole che rinato dopo il
solstizio avrebbe nutrito la terra per un anno intero. Il ceppo acceso
proteggeva la casa dagli incantesimi delle forze maligne: le ceneri erano
sparse sopra i campi per renderli fertili e l’anno successivo il nuovo ciocco
veniva acceso con un pezzo dell’antico. In quel fuoco di Natale brillava la
gioia per il ritorno della luce presagio dei fuochi primaverili. Era questo
l’elemento comune a tutte le celebrazioni del solstizio. |
YULE (Fryda Rota) Festa di fuoco e luce: si ponga il ceppo nel focolare (danzino intorno le fanciulle) e nelle crepe del legno antico pennacchi di edera tenaci. Stategli attorno col vostro fiato mentre si snodano dodici notti -mai non dilegui la fiamma viva: smuovete cenere che si posa sopra la brace per soffocarla e nella casa così protetta maligni spiriti non entreranno. Poi quella cenere sia versata sopra i campi raschiati e secchi a ridestare –quasi carezza- la Madre Terra addormentata.
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FINE D’ANNO (Fryda Rota) L’anno si chiude nel cuore
dell’inverno: non si conoscano spiriti cattivi che vengono giù dalle montagne su dalle prode gelide dei rivi (maschere celeranno sguardo e volto smossi rumori fondi a spaventare presenze inquiete). Adombri quel che
avvenne un simulacro da ardere per
cancellare la memoria: nella forza del fuoco
sta l’oblio e la promessa di un futuro sole. |
Nell’ultimo giorno dell’anno la gente indossava delle
maschere e costumi per non farsi riconoscere dagli spiriti malvagi, poi
camminava per le strade facendo un gran fracasso per scacciare i fantasmi
dell’anno che moriva e assicurare l’arrivo di un buon anno nuovo. Il vecchio
anno veniva dato alle fiamme sotto forma di un fantoccio di paglia, si
eleggeva il re del Natale noto anche come re Fagiolo che era scelto tra la
gente del popolo: tutto si capovolgeva, i servi diventavano padroni, gli
uomini mettevano vestiti da donna o si travestivano da animali in ricordo dei
riti romani dei Saturnalia. Oggi il Capodanno si festeggia con i botti, i
fuochi d’artificio, le fiaccolate di sciatori sulle montagne, i tappi di
spumante fatti saltare a mezzanotte. Il primo gennaio era usanza presso gli
antichi romani scambiarsi miele con datteri e fichi secchi scrive Ovidio “perché nelle cose passi il
sapore, e l’anno qual cominciò sia dolce” accompagnati da ramoscelli di alloro detti strenne. Erano
di buon augurio perchè raccolti dal boschetto consacrato alla dea Strenia apportatrice
di fortuna e di felicità. Il lavoro del primo dell’anno aveva un valore
rituale di auspicio. Oggi invece il Capodanno è dedicato al riposo dopo la
notte brava di San Silvestro. |
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PIANTE BENAUGURALI: IL VISCHIO |
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Tra la fine del vecchio e l'inizio del nuovo anno siamo
soliti donare o tenere in casa rami di vischio nella speranza di proteggere
noi e le nostre case dai guai e dalle disgrazie. continua Da non perdere la FESTA DEL VISCHIO che ogni anno intorno
all’8 dicembre si festeggia a SAINT DENIS (Valle d’Aosta): una rievocazione
storico-fantastica della raccolta del vischio presso i Celti. Nel borgo storico
e nel castello di Cly l'atmosfera druidica viene rievocata con il fuoco del
vischio vecchio. Tra le bancarelle di vischio da comprare, si distribuiscono
tè caldo, tisane e vin brulé. |
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GLI AUSPICI Nei giorni
d' inizio di un ciclo annuale tutte le forze soprannaturali acquistano un
grande potere anche se soltanto a mezzanotte in punto. Tra queste forze
soprannaturali è inclusa la fortuna: e così la sera della vigilia di Natale o
di Capodanno è rimasta la consuetudine di restare a tavola a giocare a
tombola, al giorno d’oggi semplice passatempo, un tempo il gioco era l'antica
usanza per trarre l'oroscopo. |
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Quando si mangiano i marrons glacés, il torrone, i
confetti o altri dolci fatti con mandorle o con nocciole, pochi ricordano
l’antica credenza che ciò favorisca la nascita della prole e la fecondità
della terra.Né molti pensano che, quando mangiano il panettone, i chicchi di
uva passa che vi trovano dentro recheranno loro la ricchezza perché
richiamano l'immagine delle monete d'oro. |
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Sono le lenticchie di Capodanno a conservare memoria
delle antiche credenze sui rapporti tra il cibo e la sorte. |
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La
Dodicesima notte dopo quella di Natale è la vigilia del giorno della Befana.
La Befana di oggi è una fata vecchia e saggia che ha rinunciato
all’incantesimo che fa apparire sempre belle e giovani tutte le fate. La
Befana risale al tempo dei tempi quando gli uomini celebravano i riti del
passaggio dal vecchio al nuovo anno per propiziarsi la Natura. Stanca e
rinsecchita per il faticoso lavoro compiuto durante l'anno, la Natura si
manifestava con le sembianze di una vecchia comare, decisamente brutta, ma
tanto buona: così offriva dolci e regali, a simboleggiare i semi che a
primavera avrebbero permesso il risveglio. In Germania era la dea Berchta a galoppare nei cieli seguita da elfi, fate e dai fantasmi dei bambini piccoli. Ispezionava le case e controllava l’operato delle massaie: che la casa fosse linda e ordinata, che i bambini fossero puliti e ben tenuti. Gli uomini la temevano, perché poteva punirli severamente se non le lasciavano delle offerte di cibo, mandando loro delle orribile malattie. Andando così indietro nel tempo fino al periodo dell'antica Roma troviamo la dea Strenia e le feste in suo onore, che si celebravano all’inizio dell’anno: ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d'argilla, o di bronzo e perfino d'oro e d'argento (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste statuette erano dette "sigilla" e le Sigillaria erano feste attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono bamboline e animaletti di pasta dolce. Nel Medioevo durante le notti
delle feste natalizie il popolo contadino credeva ancora di vedere volare
sopra i campi appena seminati, Diana la dea della luna e della
fertilità. All'inizio Diana e le sue seguaci non avevano nulla di maligno, ma
la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane. Di qui nascono i racconti
di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio
e il nuovo anno. Nella Befana di oggi si fondono
tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia
e lo spirito delle feste dell'antica Roma; i concetti di fertilità e
fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità dalle
streghe; una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po'
ovunque per l'Italia il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera
strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata... Queste "Befane"
portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della
vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello
stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è
prepotente e violento.
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GENNAIO
Nell’antica Roma a GENNAIO si celebrava
la Festa dell’agricoltore
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SANT’ANTONIO-LUG
Nato nell'Alto
Egitto a metà del III sec d.c. da ricchi genitori cristiani, Antonio rimase
orfano all'età di vent'anni, diede ai poveri la sua parte di eredità e visse
da eremita nel deserto combattendo più volte contro grandi tentazioni:
secondo la tradizione il demonio assunse le più diverse forme bestiali per
tormentare Antonio e farlo desistere dal cammino di santità. Una piccola
folla di seguaci si riunì intorno al santo, per farsi dirigere nella vita
eremitica (il primo abbozzo di fondazione monastica che tanta fortuna
ebbe poi nel Medioevo). A quanto
documentato storicamente il santo è morto veramente il 17 gennaio e la sua
festa si è trovata per caso nelle vicinanze delle antiche feste pagane,
così la fantasia popolare lo ha fatto diventare un santo rurale,
protettore degli animali da stalla: quando le reliquie del santo giunsero in
Francia, i primi cristiani trasferirono nel santo gli attributi del dio dei
loro padri, Lug il dio del gioco e della divinazione, colui che
risorgeva con la primavera, figlio della Grande Madre celtica cui erano
consacrati i cinghiali e i maiali come alla romana Cerere. I celti lo
tenevano in gran conto, tanto è vero che portavano l'emblema di un cinghiale
sugli stendardi e il simbolo sugli elmi. continua Così anche nelle
leggende di sant'Antonio abate compare il cinghiale: in una si racconta che
il cinghiale-maiale fosse il diavolo sconfitto da Antonio resistendo alle
tentazioni, un’altra dice che un giorno il santo guarì un maialino e da quel
momento questi lo seguì fedele come un cane. Gli altri
simboli iconografici che accompagnano il santo sono: il tau, il bastone, la
campanella.Il bastone prende spesso la forma di un tau, la crux commissa
degli Egiziani, che al tau attribuiscono anche un valore simbolico quale
segno della vita futura. |
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Lo
sviluppo del culto popolare del santo in occidente fu probabilmente dovuto
alla sua fama di guaritore dell'herpes zoster o "fuoco di S. Antonio".
I malati si recavano in pellegrinaggio alla chiesa di Sait-Antoine de
Viennois, dove erano conservate reliquie del Santo, e dove nacque l'Ordine
Ospedaliero degli Antoniani. L'eccezione alla regola che vietava la libera
circolazione dei maiali nei centri abitati, fu concessa ai monaci antoniani
nel 1095, che segnalavano gli animali di loro proprietà legando una
campanella al collo delle loro bestie. La campanella potrebbe quindi derivare
sia da questo, sia dall’uso dei questuanti che con la campanella annunciavano
il loro arrivo alle porte delle case. Curiosamente però la campanella del
maialino è un simbolo i vita e di morte secondo la cultura celtica, infatti
la campana rappresenta l’utero della dea madre, di cui Lug era figlio |
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Le tradizioni ancora vive legate al culto del Santo sono la benedizione degli animali e l'accensione dei fuochi. Il fuoco avrebbe lo scopo magico di riscaldare la terra, e favorire così il ritorno della primavera. In molte località italiane, al mattino del 17 gennaio si benedicono gli animali e si preparano cataste di legna che si accendono poi al tramonto. Un tempo nel giorno di S .Antonio, protettore degli
animali, i sacerdoti andavano nelle stalle a benedire. Nelle stalle era
usanza attaccare alle pareti un’immagine a colori che raffigurava il Santo
fra ogni tipo di animale domestico Per S. Antonio era usanza mangiare gli
gnocchi e nelle campagne le donne smettevano di filare. Altra usanza era
preparare un dolce benedetto poi farlo mangiare agli uomini e agli animali
malati. Nel giorno di Sant’Antonio non si
facevano lavorare gli animali, non si ammazzavano i maiali e le famiglie non
vegliavano fino a tardi nelle stalle, perché si credeva che dopo la
mezzanotte gli animali parlassero e a nessuno era permesso di ascoltare i
loro discorsi. Da diversi anni l’associazione
Amici Cascina Linterno di Milano nell’intento di mantenere vivi gli usi e
costumi del territorio invita la cittadinanza al tradizionale FALO’ DI SANT’ANTONIO
FALO'
DI SANT'ANTONIO – Sabato
17 Gennaio 2009 |
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FEBBRAIO
è di mese
di IMBOLC, festa celtica della purificazione e rinascita, che
sottolinea l’inizio della stagione del risveglio della Natura e anche del rinnovamento
della vita. Molti clan celtici italiani la stanno riscoprendo come festa
sacra in onore della donna. Continua
Croce di Brigit |
nel chiuso delle capanne a bassa voce si preghi perché Brigid dai tre volti benevola rinnovi nel suo grembo traccia di luce. E quella moltiplicata tante volte risvegli fuoco nel cuore
della terra così che l’erba annerita dal ghiaccio superi la prova
dell’inverno e si rinnovi ai piedi degli agnelli –poi ridestati gli alberi
dormienti tornino ai brusii nella foresta. E usciranno gli uomini dal chiuso per intonare canti di vittoria -liberate
dal freddo le membra,
il
buio annientato dall’azzurro.
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LA
CANDELORA
Ricorrenza antichissima alle idi di
Febbraio, venne cristianizzata e tramutata nella festa della Madonna denominata “Presentazione del Signore al
Tempio”: in Francia veniva chiamata La Canelière, in Bretagna
Candlemas, in Germania Lichtmesse e in Italia Candelora.
Durante la festa si portavano candele e torce accese in solenne processione, alle quali a partire dall’XI secolo si
aggiunse la benedizione delle candele per gli altari.
In Scozia , alla vigilia di questa
ricorrenza, si depositava un cumulo di grano e di fieno vicino alla porta, e
una donna ripeteva per tre volte “ Brigit , Brigit vieni, il tuo letto è
pronto“, poi per tutta la notte venivano lasciate accese delle candele.
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Bride
o Brigit era una dea di natura trina, aveva cioé altre due sorelle a lei
identiche, protettrice dei guaritori, dei fabbri e dei poeti. Portava il
soprannome di Belisama, la “Splendente”; a lei erano consacrate 19
sacerdotesse e al suo culto non erano ammessi uomini. In Irlanda al posto
della antica dea Bride subentrò, proprio il 1° Febbraio, il culto di Santa
Brigitta di Kildare (Saint Brigit badessa di Kildare, 450 - 525 d.C.) la
quale ereditò tutte le caratteristiche di Brida. Si racconta infatti che nell’abbazia
in cui Brigitta era badessa si alimentava un Fuoco perpetuo, come già
facevano le sacerdotesse della celtica Brida. Brigitta, divenuta seconda
patrona d’Irlanda (dopo S. Patrizio), resta ancora oggi protettrice di
fabbri, poeti e medici. |
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BRIGID-BRIDE
Essendo
una delle dee più complesse e più contraddittorie del pantheon celtico,
Brigid può essere vista come la figura religiosa più potente in tutta la
storia irlandese. Molti strati di tradizioni separate si sono incrociati, creando
la sua storia, sicuramente complessa, che ha attraversato i secoli. Era e
continua ad essere una dea dai molti nomi: Bride, Bridey, Brighid, Brigit,
Briggidda, Brigantia. Brigid
è la patrona tradizionale dei guaritori, della poesia e dei fabbri, che sono
tutte opere di saggezza pratica ed ispirata. Poichè è una divinità solare i
suoi attributi sono la luce, l'ispirazione e tutte le attività associate con
il fuoco. Anche se non potrebbe essere identificata con il sole fisico, è
certamente l’origine dell’energia guaritrice e vitale interiore. Il suo nome
deriva dalla radice "breo" (fuoco): il fuoco della fucina si univa
a quello dell'ispirazione artistica e dell'energia guaritrice. Brigit, figlia
del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la
conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era
un'arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava
magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.
Sotto l'egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di
questo sono testimonianza le numerose "sorgenti di Brigit". Diffuse
un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino
ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai
rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono
strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere
guariti. Sacri
a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è
strumento di divinazione e simboleggia l'immagine dell’Altro Mondo cui hanno
accesso eroi e iniziati. La ruota del filatoio è il centro ruotante del
cosmo, il volgere della Ruota dell'Anno e anche la ruota che fila i fili
delle nostre vite. La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose
nascono. Excalibur, la spada di re Artù, è stata forgiata dalla Signora del
Lago, una figura a volte associata a Brighid a causa della sua funzione di
forgiatrice e del fuoco. Come l'Avalon Arturiano, o "l'isola delle
mele", Brigid possedeva un meleto nell' aldilà a cui le api viaggiavano
per ottenere del nettare magico. (tratto da Il cerchio della Luna) continua |
Sono Colei |
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La festa della Candelora era celebrata nella Chiesa romana il 2 di febbraio in ricordo della presentazione di Gesù al tempio e della purificazione rituale di Maria (per gli ebrei, dopo il parto di un maschio, la madre era considerata impura per un periodo di 40 giorni): avendo la Chiesa romana stabilito la Nascita di Gesù al 25 dicembre, la festa finì per coincidere con il mese dedicato nella Roma pagana a Iunio Februata (Giunone purificata). Un’altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire). |
FESTA DI SAN BIAGIO
Il 3
Febbraio è la festa di San Biagio martire a cui si ricorre nelle malattie
della gola, perchè secondo la tradizione, mentre stava per essere portato al
luogo del martirio, avrebbe estratto una spina di pesce dalla gola di un
ragazzo con la sola imposizione delle mani, salvandolo dalla morte. San
Biagio fu medico e poi vescovo a Sebaste (Armenia) martirizzato con gravi
torture e messo a morte nel IV sec d. C. Per
salvaguardarsi dalle malattie della gola, la Chiesa ha ripristinato il rito della
benedizione in cui il sacerdote, impone due candele incrociate alla gola e
recita “Per l’intercessione di San Biagio vescovo e martire ti liberi il
Signore dal male di gola e da ogni altro male” |
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Per la purificazione della città le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese. "La mattina si fa la benedizione delle candele, che si distribuiscono ai fedeli, la qual funzione fu istituita dalla Chiesa per togliere un antico costume dei gentili, che in questo giorno in onore della falsa dea Februa con fiaccole accese andavano scorrendo per le citta', mutando quella superstizione in religione e pieta' cristiana". Da "Lunario Toscano" 1805 Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese. L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case. Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali. Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc! APPROFONDIMENTO: continua |
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Il “Ballo dell’orso”, che si svolge
ad Urbiano, frazione di Mompantero, in valle di Susa, è un interessante
esempio di tradizione folklorica alpina conformatasi intorno alla tradizione
religiosa della Candelora. Il rito si svolge in occasione della
festa di Santa Brigida, e segue i canoni di una tradizione che si ripete da
tempo: un orso viene portato lungo le strade del paese e bersagliato dalle
invettive e dagli scherzi dei partecipanti. Al termine di un percorso, l'animale
(in realtà un uomo mascherato con pelli di vario tipo) viene allontanato dal
centro abitato secondo un copione che presenta evidenti connessioni con molte
tradizioni rituali presenti anche in altre culture, non solo occidentali.
L’orso
di Valdieri
L’orso
di Cortemilia |
IL GIORNO DELL’ORSO
L'orso è ancora il protagonista di alcuni riti del
mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste-vegetativo: al termine di una
caccia simulata, l'orso viene portato all’interno del paese e fatto oggetto
di derisione. L'epilogo può variare dall'uccisione dell'orso alla sua
liberazione-fuga e ritorno alla natura. La figura dell’orso è rappresentata
da qualcuno del luogo che non deve essere riconosciuto fino alla fine della
rappresentazione rituale.
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CARNEVALE-QUARESIMA
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“Carni vale”, carni addio! Iniziano le orge
gastronomiche per esaurire le ultime scorte di carni prima della primavera. E
insieme alla sregolatezza alimentare, la liberazione temporanea dalle regole
vigenti e dai tabù. E’ per questo che il linguaggio ed i simboli del
carnevale sono la parodia linguistica e i travestimenti. Il carnevale coincide grossomodo con
il periodo che precede la primavera, quei mesi di gennaio-febbraio che nella
Roma più antica non esistevano perché l’anno era composto da 10 mesi (secondo
le lunazioni). Oggi il carnevale comincia già a Santo Stefano, oppure subito
dopo l’Epifania, o a Sant’Antonio il 17 gennaio, in altre regioni invece
bisogna aspettare la Candelora, per tutti però finisce con la Quaresima. La
Quaresima è il periodo di penitenza e moderazione che inizia con il
“Mercoledì delle Ceneri” per finire la “Domenica delle Palme”, essa è una
ricorrenza nella quale si rievocano i quaranta giorni in cui Gesù digiunò
pregando nel deserto, e i cristiani si preparano all’arrivo della Pasqua. Insieme alla coppia Carnevale e
Quaresima troviamo sempre il corteo delle Maschere che sono diavoli o le
anime dei morti, rappresentano l’epifania dei morti che riaffiorano e si
confondono con i vivi nel generale rimescolamento del momento di passaggio
tra il vecchio e il nuovo: terrificanti e vitali, aggrediscono, spaventano,
rapiscono, si comportano da folli e buffoni, mentre il rumore assordante
allude alla deflagrazione del vecchio anno. Maschere, epifania della Morte
che tutto rinnova, al fondo di ogni autentico carnevale vi é, infatti, questa
presenza, pur non avvertita coscientemente, che lo rende tragico nella sua
apparente allegra sfrenatezza. IL CAPRO
ESPIATORIO
Carnevale alla fine della festa, deve
essere ucciso affinché la comunità sia liberata dal male, una morte per
bruciamento, annegamento, fucilazione: dietro alle tradizioni l’eco di
antichi riti di purificazione. Ma prima di morire Carnevale fa un testamento
in cui denuncia i vizi e i mali dei concittadini in tal modo purgando la
collettività dei suoi peccati. Per completare il rito non basta eliminare il
male vecchio: é necessario assicurarsi il bene nuovo, con dei riti di
propiziazione connessi perlopiù con i riti di fecondità. Uno degli elementi
essenziali di tali feste è costituito dall’annuncio pubblico dei fidanzamenti
poiché una coppia che si unisce produrrà per analogia la fertilità del suolo
e l’abbondanza delle messi. Che anche questa festa di carnevale sia
un’ipostasi della Grande Madre preposta al rinnovamento dell’anno e dunque
patrona della primavera?. |
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IL DIAVOLO DI PONT
ST-MARTIN
A Pont-Saint-Martin, in Valle d’Aosta
una leggenda racconta che un giorno le acque in piena del torrente Lys
spazzarono un ponticello di legno, unica via d’accesso al paese. San Martino
che passava da quelle parti, convocò il diavolo chiedendogli di costruire un
ponte in muratura. Il diavolo accettò alla condizione di ricevere come
compenso la prima anima che sarebbe passata sul nuovo ponte. Il santo accettó
la proposta ma fece passare un cane deridendo il diavolo. A Carnevale l’intera vicenda viene
ancora rappresentata con un corteo e termina con un falò dove, fra le risa e
gli sberleffi, un fantoccio con le sembianze del diavolo viene condotto sul
ponte, lì bruciato e le sue ceneri gettate nel torrente. |
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LE
CORSE DI MARTE Tra la fine di febbraio e i primi di marzo
si svolgevano nella antica Roma alcune feste in onore a Marte a cui era
dedicato il primo mese dell’anno Martius perché il dio era il padre dei
fondatori di Roma e quindi protettore della città. Marte era dio dell'agricoltura e
della guerra. In quel periodo riprendevano i lavori nei campi e si
preparavano le armi. |
LE
FESTE DI DIONISO In Grecia, tra febbraio e marzo nel
mese di antestheriòn,che segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera,
si celebravano le feste di Dioniso. Un carro navale portava il dio che doveva
rigenerare il cosmo. Carro navale, perché si pensava che Dioniso venisse dal
mare e il corteo comprendeva una barca trasportata su ruote di carro, dove
troneggiava il dio con un grappolo d’uva in mano. La processione era composta
da personaggi mascherati e da un toro sacrificale preceduto da suonatori di
flauto e portatori di ghirlande. Una nave carro che ancora oggi conclude le
feste di carnevale con il corteo dei carri carnascialeschi.
la
nave di Dioniso |
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“I veloci cavalli spinge Marte, congiunti ai loro cocchi” Ovidio (Fasti II 868).
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14 FEBBRAIO: SAN VALENTINO
La festa e' un
insieme di tradizioni cristiane, pagane e secolari. E' la festa del santo
cristiano, di cui pero' si hanno dubbi sulle origini. Per alcuni Valentino
era un prete che viveva a Roma in un periodo in cui il Cristianesimo era una
religione nuova. L'imperatore dell'epoca, Claudio II, ordino' ai suoi soldati
di non sposarsi o fidanzarsi, temendo che avrebbero preferito rimanere a casa
con le proprie famiglie piuttosto che combattere le guerre di un imperatore.
Valentino sfido' il decreto imperiale e sposo' segretamente molte giovani
coppie (con dei matrimoni misti pagani-cristiani). Fu alla fine arrestato,
imprigionato e decapitato il 14 febbraio 270. Un'altra storia ancora più
fantasiosa, racconta di un prete, Valentino, che venne arrestato perche' non
pregava gli dei romani. Mentre era in prigione molti bambini gli facevano
pervenire fiori e bigliettini per dimostrare il loro affetto. La fantasia
popolare aggiunse ancora che la figlia cieca del carceriere divenne molto
amica di Valentino, il quale prego' molto affinche' le ritornasse la vista.
Quando il miracolo avvenne, la ragazza riusci' solo a leggere l'ultimo addio
di Valentino prima di essere martirizzato. Un’altra versione vuole che i due
fossero innamorati e che il bigliettino fosse firmato con “Il tuo Valentino” Nella zona
collinare dell’Oltrepò torinese è molto grande la venerazione del santo
perché pare che vi siano traslate le reliquie di San Valentino, (in
un’area che oggi corrisponde al parco del Valentino di Torino) un’area che le carte medievali definiscono
come Mons Phatatus. La tradizione
dei bigliettini d'amore nella data di S. Valentino in realta' e' documentata
a partire dal 1415, quando Carlo duca di Orleans, fatto prigioniero dagli
inglesi nella battaglia di Azincourt, e detenuto nella Torre di Londra mando'
un biglietto con una poesia alla moglie. Alcuni anni dopo sembra che re
Enrico V d'Inghilterra fece comporre un biglietto "valentino" per
Caterina di Valois sua promessa sposa. I biglietti manoscritti di S.
Valentino iniziarono a diffondersi in Gran Bretagna nel XVII secolo, e nel
XVIII erano diventati comuni fra amici ed innamorati di diverse classi
sociali. Verso il 1800 iniziarono ad essere stampati ed ebbero successo anche
nelle colonie americane.
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I rituali celtici nel periodo
dell’accoppiamento degli uccelli prevedevano che si accendessero grandi
fuochi e si sorteggiassero delle coppie per un rito orgiastico-amoroso ai
fini di simboleggiare il rinnovamento della natura e il perpetuamente della
specie. Ancora oggi persiste la tradizione di trarre auspici sull’amore e sul
futuro sposo nel giorno di San Valentino. 12/14 FEBBRAIO (Fryda Rota) Si celebri il giorno che più alto intende il mormorio degli uccelli: attendono all’opera del nido (occhio di sole benedicente). Ora fanciulli e giovinette colgono frasche per nuove capanne. Scioglie la neve sopra le pietre e austero gelo più non vibra contro le spalle la saetta di stenti brividi. Su questo limite di nuova luce nell’impronta del nuovo canto fuochi la notte si accenderanno a graffiare i fianchi al buio -poi i druidi tenteranno arcane sorti per decidere a chi daranno mano e cuore le fanciulle in questa notte d’unione e forse anche d’amore. Mescolato alla donna l’uomo si rinnova senza più tema venga sorte iniqua a sperdere il destino di nostra stirpe.
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Imbolc – Brigid
- Orso – Carnevale – San Valentino