Festività Celtiche

TRADIZIONI E MEDIOEVO

Chi siamo

IL CALENDARIO DELLE FESTE: L’INVERNO

Leggende e riti dell’anno

 

SamainSolstizio d’InvernoIl NataleYuleCapodannoBefanaSant’Antonio

ImbolcBrigid - OrsoCarnevaleSan Valentino

 

SAMAIN

è l’antico capodanno celtico di cui si sono conservate alcune tracce nella festa di Halloween, la festa dei morti celebrata in America ed esportata in molti altri paesi d’Europa, nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre: bambini e adulti mascherati da fantasmi o da mostri, suonano alle porte delle case chiedendo “dolcetto o scherzetto”; alle finestre zucche intagliate con il ghigno illuminato da una candela accesa; macabre decorazioni per le case, ricette fantasiose a base di zucca, frutti di bosco e ingredienti dai nomi raccapriccianti, calderoni della strega e divinazioni, la dominanza dei colori arancione e nero… sono i molti aspetti di una festa che richiama ancora oggi gli antichi riti dei nostri antenati.

 

Samain segnava l’inizio dell’anno per i Celti, la Natura entrava nella Stagione Scura, il lungo periodo invernale: era il tempo per celebrare ciò che è sepolto nella terra; come i semi attendevano di trasformarsi in futuri raccolti, così i defunti attendevano sotto terra di rientrare nel ciclo vitale, le porte del Mondo degli spiriti si aprivano per mettere in contatto i due mondi…gli spiriti degli antenati tornavano a camminare tra i vivi…

 

SAMAIN (Fryda Rota)

 

Nella notte di Samain

un passaggio dischiude:

occhi antichi tra le fronde

si riaprono a guardare

voci spente si rinnovano

come argento sorprendente.

Ora i morti disciolgono

dai giacigli della terra:

mani chiare si additano

il passaggio da solcare

per saldare la ferita

tra i morti e i viventi.

(per animazione FESTA di HALLOWEEN)

NOVEMBRE

Nelle Terre celtiche ieri come oggi l’anno si chiudeva nel cuore dell’inverno, quando la terra giace addormentata e il sole perde il suo calore. In novembre, quando la stagione inizia a cambiare e i giorni ad accorciarsi, si macellavano gli animali per offrirli alla Terra.

Con il calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era talvolta versato dal capofamiglia sulle soglie di casa forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali.

IL SACRIFICIO (Fryda Rota)

 

Dorme la terra- potrebbe essere morta:

perché su lei trifoglio rinverdisca

e rigonfino spighe tra papaveri

su lei, la terra che sembra come morta,

verseremo sangue di animali- che ne venga

lavato il volto spento e per pertugi schiusi

si rinnovino il respiro celato nel profondo.

Sia sangue di tori che ridonino alla mai morta

vita rinnovata- sia il sangue rosato dei puledri

che avvolgono mistero tra le ciglia

-sia il sangue greve dei cinghiali:

poi, data alla terra la sua parte

ci nutriremo di carni e giostreremo

con ossa e pelli così che si risvegli

in noi sopita forza di animale-

e si arrenderà l’assedio dell’inverno

al calore selvatico del sangue.

 

proposta LA RUOTA DELLA VITA

ODINO- SAN NICOLA- BABBO NATALE

 I giorni del Natale ci invitano a guardare il mondo con gli occhi di bambino per riuscire a scorgere Babbo Natale nei cieli, sulla sua magica slitta trainata da renne volanti; ma nei tempi antichi tutti vedevano Odino, che cavalcava sopra le terre del Nord e ricompensava con dei doni i mortali che lo onoravano.

E’ stata la volta poi si San Nicola, a impersonare la generosità verso il prossimo. Una leggenda racconta di quando diede da mangiare ad alcuni bambini poveri. San Nicola raccolse frutta, verdura, grano e li fece caricare su una grande barca dalle vele blu che partì alla volta della città, bussò alle porte delle case dove vivevano i bambini poveri e lasciò loro un sacco di cibo. Da allora san Nicola torna tutti gli anni sulla terra per portare i regali ai bambini. Un’altra leggenda racconta di come il Santo salvò tre fanciulle che stavano per essere vendute come schiave dal padre caduto in povertà. Nicola, di nascosto, mise tre borse colme d’oro accanto al focolare. La vigilia del giorno di festa, in Germania e Olanda, i bambini lasciavano fuori dalla porta delle scarpe piene di fieno e carote per il suo cavallo bianco, come già facevano i loro avi che preparavano il foraggio per il cavallo di Odino.

 

per animazione FESTA di NATALE

 

SOLSTIZIO D’INVERNO

Il 13 dicembre era indicato negli antichi calendari come il Solstizio d’Inverno e continuò a segnare l’inizio del Natale in Svezia e in Norvegia, giorno in cui si festeggia Santa Lucia di Sicilia: messaggera di luce, annunzio della fine delle tenebre invernali. Si diceva che la vigilia di quel giorno si potesse vedere Lucia volare sui campi ricoperti di neve con una corona di luce sopra i capelli: in suo onore, le figlie più giovani della famiglia si alzavano prima dell’alba, vestite di bianco e coronate con rami di biancospino o d’edera e delle candele accese.

Portavano cantando, dei dolcetti agli adulti della famiglia. Ancora oggi in alcune regioni d’Italia si dice che Santa Lucia passi nella notte tra il 12 e il 13 dicembre a cavallo del suo asino per portare regali ai bambini.

 

La maggior parte dei popoli antichi considerava il sole come un dio e credeva che avesse bisogno di aiuto durante il solstizio, il giorno più corto dell’anno.

Immaginavano che durante il solstizio d’Inverno il sole lottasse contro le forze del male e dell’oscurità, riuscendo pian piano a sconfiggerle, però non davano la vittoria come per certa e vedevano con timore la terra tremare sotto la morsa del gelo.

Nelle terre del Nord venivano celebrati i rituali per assicurare la rinascita del sole: il fuoco, il fratello del sole, era al centro di tutte le feste invernali, la gente si mascherava con teste di cavallo, corna di cervo, pelli di daino e danzava alla luce del fuoco. Adornava le case con agrifoglio, edera e vischio, faceva sacrifici per i morti, per il dio del sole e per la fertilità della terra. In tutti i paesi bagnati dal Mediterraneo e governati da Roma, il fuoco bruciava sotto forma di candele durante le feste dei Saturnali.

Il Natale è stagione di abbondanza e ilarità: divertimento, luce, gioia, rumore, trionfo della luce sul buio, promessa di ricchezze in una stagione di povertà, perché l’inverno deve infine arrendersi di fronte alla luce e alla vita. La vigilia di Natale era il giorno dei festeggiamenti dei vivi ma anche dei morti. Questi fantasmi del Natale entravano nelle case dei loro discendenti per festeggiare ancora una volta cenando con i resti del banchetto e altre offerte appositamente lasciate per loro e riscaldandosi accanto al fuoco del camino.

 

Elfi e folletti del Natale


Il Natale era animato da creature fatate. I tedeschi si tramandavano i racconti di uno di questi elfi, di nome frau Gaude. A Natale scendeva nei villaggi, e se trovava una porta aperta mandava dentro casa uno dei suoi cani che si rannicchiava davanti al focolare e iniziava a piagnucolare… nessuno riusciva più a scacciarlo. Anche se di giorno sembrava scomparire, di notte si svegliava di nuovo e ricominciava a guaire, portando malattie e disgrazie alla famiglia. Se ne andava solo il Natale successivo.

Elfi e folletti del Natale potevano però rivelarsi anche creature buone. In Norvegia e Danimarca gli elfi della casa che durante l’anno vivevano nelle soffitte e nelle stalle, la notte di Natale nascondevano dei regali per i bambini. E In Italia è la Befana a portare doni ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

Altre creature maligne erano i Ragazzi del Natale dell’Islanda, che scendevano nelle case degli islandesi uno alla volta, iniziando tredici giorni prima di Natale, rubavano candele e salcicce, portavano via il grano e sporcavano le stanze riassettate per il Natale. A partire dal Giorno di Natale, cominciavano ad andarsene, uno alla volta, portando con se i bambini della casa (secondo la leggenda solo i bambini cattivi).

 

 (Proposte per le feste Natalizie

IL NATALE

La festa della Nascita di Gesù fu fissata il 25 dicembre e solo 300 anni dopo la sua morte, vi confluirono la festa per il Sol Invictus che si celebrava a Roma in epoca imperiale e i Saturnalia romani che si celebravano dal 17 al 24 dicembre.

La festa del dio Sole era rivolta al dio supremo che crea e governa il mondo identificato con Mitra figlio del Sole e Sole egli stesso. Le analogie tra Mitra e Gesù sono sorprendenti. Il Natale del Sole Invitto era stato fissato dall’imperatore Aureliano qualche giorno dopo il solstizio invernale, quando il nuovo sole stava incominciando lentamente a risalire la linea dell’orizzonte. La Chiesa romana era preoccupata dalla straordinaria diffusione dei culti solari e in particolare dal mitraismo, per molti aspetti assai simile al cristianesimo, decise perciò di celebrare nello stesso giorno il Natale del Cristo come vero Sole. continua

 

I Saturnalia erano delle feste romane dedicate a Saturno, il dio che aveva governato durante la mitica età dell’oro (quando pace e giustizia regnavano sulla terra e la povertà e l’indigenza erano sconosciute), durante le feste venivano invertiti i ruoli e gli schiavi diventavano padroni, veniva eletto tra gli schiavi un re delle cerimonie e ogni sera si banchettava camuffati con maschere e travestimenti.

 

LA FESTA DI YULE

Nell’estremo Nord europeo il Natale coincide con Yule, la festa del fuoco e della luce che trionfa sulle tenebre. Un grosso tronco era preparato alla vigilia seguendo dei cerimoniali, con canti e benedizioni, a volte si decorava il ceppo con sempreverdi e lo si innaffiava con del sidro. Il ceppo di Natale era sistemato nel focolare di casa e si manteneva acceso fino all’Epifania, doveva bruciare un poco ogni sera per 12 giorni, simboli dei 12 mesi dell’anno: un’analogia con il sole che rinato dopo il solstizio avrebbe nutrito la terra per un anno intero. Il ceppo acceso proteggeva la casa dagli incantesimi delle forze maligne: le ceneri erano sparse sopra i campi per renderli fertili e l’anno successivo il nuovo ciocco veniva acceso con un pezzo dell’antico. In quel fuoco di Natale brillava la gioia per il ritorno della luce presagio dei fuochi primaverili. Era questo l’elemento comune a tutte le celebrazioni del solstizio.

 

YULE (Fryda Rota)

Festa di fuoco e luce:

si ponga il ceppo nel focolare

(danzino intorno le fanciulle)

e nelle crepe del legno antico

pennacchi di edera tenaci.

Stategli attorno col vostro fiato

mentre si snodano dodici notti

-mai non dilegui la fiamma viva:

smuovete cenere che si posa

sopra la brace per soffocarla

e nella casa così protetta

 maligni spiriti non entreranno.

Poi quella cenere sia versata

sopra i campi raschiati e secchi

a ridestare –quasi carezza-

la Madre Terra addormentata.

 

FINE D’ANNO (Fryda Rota)

L’anno si chiude nel cuore dell’inverno:

non si conoscano spiriti cattivi

che vengono giù dalle montagne

su dalle prode gelide dei rivi

(maschere celeranno sguardo e volto

smossi rumori fondi a spaventare

presenze inquiete). Adombri quel che avvenne

un simulacro da ardere per cancellare

la memoria: nella forza del fuoco sta

 l’oblio e la promessa di un futuro sole.

 

CAPODANNO

Nell’ultimo giorno dell’anno la gente indossava delle maschere e costumi per non farsi riconoscere dagli spiriti malvagi, poi camminava per le strade facendo un gran fracasso per scacciare i fantasmi dell’anno che moriva e assicurare l’arrivo di un buon anno nuovo. Il vecchio anno veniva dato alle fiamme sotto forma di un fantoccio di paglia, si eleggeva il re del Natale noto anche come re Fagiolo che era scelto tra la gente del popolo: tutto si capovolgeva, i servi diventavano padroni, gli uomini mettevano vestiti da donna o si travestivano da animali in ricordo dei riti romani dei Saturnalia. Oggi il Capodanno si festeggia con i botti, i fuochi d’artificio, le fiaccolate di sciatori sulle montagne, i tappi di spumante fatti saltare a mezzanotte. Il primo gennaio era usanza presso gli antichi romani scambiarsi miele con datteri e fichi secchi scrive Ovidio

“perché nelle cose passi il sapore,

e l’anno qual cominciò sia dolce”

accompagnati da ramoscelli di alloro detti strenne. Erano di buon augurio perchè raccolti dal boschetto consacrato alla dea Strenia apportatrice di fortuna e di felicità. Il lavoro del primo dell’anno aveva un valore rituale di auspicio. Oggi invece il Capodanno è dedicato al riposo dopo la notte brava di San Silvestro.

 

PIANTE BENAUGURALI:

IL VISCHIO

Tra la fine del vecchio e l'inizio del nuovo anno siamo soliti donare o tenere in casa rami di vischio nella speranza di proteggere noi e le nostre case dai guai e dalle disgrazie. continua

Da non perdere la FESTA DEL VISCHIO che ogni anno intorno all’8 dicembre si festeggia a SAINT DENIS (Valle d’Aosta): una rievocazione storico-fantastica della raccolta del vischio presso i Celti. Nel borgo storico e nel castello di Cly l'atmosfera druidica viene rievocata con il fuoco del vischio vecchio. Tra le bancarelle di vischio da comprare, si distribuiscono tè caldo, tisane e vin brulé.

GLI AUSPICI

Nei giorni d' inizio di un ciclo annuale tutte le forze soprannaturali acquistano un grande potere anche se soltanto a mezzanotte in punto. Tra queste forze soprannaturali è inclusa la fortuna: e così la sera della vigilia di Natale o di Capodanno è rimasta la consuetudine di restare a tavola a giocare a tombola, al giorno d’oggi semplice passatempo, un tempo il gioco era l'antica usanza per trarre l'oroscopo.

 

Quando si mangiano i marrons glacés, il torrone, i confetti o altri dolci fatti con mandorle o con nocciole, pochi ricordano l’antica credenza che ciò favorisca la nascita della prole e la fecondità della terra.Né molti pensano che, quando mangiano il panettone, i chicchi di uva passa che vi trovano dentro recheranno loro la ricchezza perché richiamano l'immagine delle monete d'oro.

Sono le lenticchie di Capodanno a conservare memoria delle antiche credenze sui rapporti tra il cibo e la sorte.

 

LA BEFANA

La Dodicesima notte dopo quella di Natale è la vigilia del giorno della Befana. La Befana di oggi è una fata vecchia e saggia che ha rinunciato all’incantesimo che fa apparire sempre belle e giovani tutte le fate. La Befana risale al tempo dei tempi quando gli uomini celebravano i riti del passaggio dal vecchio al nuovo anno per propiziarsi la Natura. Stanca e rinsecchita per il faticoso lavoro compiuto durante l'anno, la Natura si manifestava con le sembianze di una vecchia comare, decisamente brutta, ma tanto buona: così offriva dolci e regali, a simboleggiare i semi che a primavera avrebbero permesso il risveglio.

In Germania era la dea Berchta a galoppare nei cieli seguita da elfi, fate e dai fantasmi dei bambini piccoli. Ispezionava le case e controllava l’operato delle massaie: che la casa fosse linda e ordinata, che i bambini fossero puliti e ben tenuti. Gli uomini la temevano, perché poteva punirli severamente se non le lasciavano delle offerte di cibo, mandando loro delle orribile malattie. Andando così indietro nel tempo fino al periodo dell'antica Roma troviamo la dea Strenia e le feste in suo onore, che si celebravano all’inizio dell’anno: ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d'argilla, o di bronzo e perfino d'oro e d'argento (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste statuette erano dette "sigilla" e le Sigillaria erano feste attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono bamboline e animaletti di pasta dolce.

Nel Medioevo durante le notti delle feste natalizie il popolo contadino credeva ancora di vedere volare sopra i campi appena seminati, Diana la dea della luna e della fertilità. All'inizio Diana e le sue seguaci non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno.

 

Nella Befana di oggi si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell'antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità dalle streghe; una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po' ovunque per l'Italia il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata...

Queste "Befane" portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento.

(per animazione FESTA della BEFANA)

 

GENNAIO

Nell’antica Roma a GENNAIO si celebrava la Festa dell’agricoltore

“..l’aratore sospenda al palo l’aratro dimesso:

la terra quando è fredda, teme ogni solco..

Faccia festa il villaggio, purgate le ville o coloni;

ponete ogni anno i doni sopra rustici altari.

Le madri delle biade si plachino, Cerere e Terra,

col sangue di una scrofa pregna e con il farro loro.” (Ovidio)


Erano le Ferie sementine, durante le quali si procedeva alla lustrazione dei campi e degli abitati rurali, cerimonia di espiazione e purificazione, offrendo alle dee Terra e Cerere. Come ci racconta Ovidio nei Fasti, l'aratore doveva sospendere il suo lavoro, poiché la terra quando è fredda soffre per il solco, le giovenche dovevano riposare perché verrà poi il tempo del lavoro, le due dee siano placate con il sangue della scrofa, si pongano ogni anno i doni per loro sui rustici altari

 

sant’Antonio abate e la benedizione degli animali

SANT’ANTONIO-LUG

Nato nell'Alto Egitto a metà del III sec d.c. da ricchi genitori cristiani, Antonio rimase orfano all'età di vent'anni, diede ai poveri la sua parte di eredità e visse da eremita nel deserto combattendo più volte contro grandi tentazioni: secondo la tradizione il demonio assunse le più diverse forme bestiali per tormentare Antonio e farlo desistere dal cammino di santità. Una piccola folla di seguaci si riunì intorno al santo, per farsi dirigere nella vita eremitica (il primo abbozzo di fondazione monastica che tanta fortuna ebbe poi nel Medioevo).

A quanto documentato storicamente il santo è morto veramente il 17 gennaio e la sua festa si è trovata per caso nelle vicinanze delle antiche feste pagane, così la fantasia popolare lo ha fatto diventare un santo rurale, protettore degli animali da stalla: quando le reliquie del santo giunsero in Francia, i primi cristiani trasferirono nel santo gli attributi del dio dei loro padri, Lug il dio del gioco e della divinazione, colui che risorgeva con la primavera, figlio della Grande Madre celtica cui erano consacrati i cinghiali e i maiali come alla romana Cerere. I celti lo tenevano in gran conto, tanto è vero che portavano l'emblema di un cinghiale sugli stendardi e il simbolo sugli elmi. continua

Così anche nelle leggende di sant'Antonio abate compare il cinghiale: in una si racconta che il cinghiale-maiale fosse il diavolo sconfitto da Antonio resistendo alle tentazioni, un’altra dice che un giorno il santo guarì un maialino e da quel momento questi lo seguì fedele come un cane.

Gli altri simboli iconografici che accompagnano il santo sono: il tau, il bastone, la campanella.Il bastone prende spesso la forma di un tau, la crux commissa degli Egiziani, che al tau attribuiscono anche un valore simbolico quale segno della vita futura.

Lo sviluppo del culto popolare del santo in occidente fu probabilmente dovuto alla sua fama di guaritore dell'herpes zoster o "fuoco di S. Antonio". I malati si recavano in pellegrinaggio alla chiesa di Sait-Antoine de Viennois, dove erano conservate reliquie del Santo, e dove nacque l'Ordine Ospedaliero degli Antoniani. L'eccezione alla regola che vietava la libera circolazione dei maiali nei centri abitati, fu concessa ai monaci antoniani nel 1095, che segnalavano gli animali di loro proprietà legando una campanella al collo delle loro bestie. La campanella potrebbe quindi derivare sia da questo, sia dall’uso dei questuanti che con la campanella annunciavano il loro arrivo alle porte delle case. Curiosamente però la campanella del maialino è un simbolo i vita e di morte secondo la cultura celtica, infatti la campana rappresenta l’utero della dea madre, di cui Lug era figlio

Le tradizioni ancora vive legate al culto del Santo sono la benedizione degli animali e l'accensione dei fuochi. Il fuoco avrebbe lo scopo magico di riscaldare la terra, e favorire così il ritorno della primavera. In molte località italiane, al mattino del 17 gennaio si benedicono gli animali e si preparano cataste di legna che si accendono poi al tramonto.

Un tempo nel giorno di S .Antonio, protettore degli animali, i sacerdoti andavano nelle stalle a benedire. Nelle stalle era usanza attaccare alle pareti un’immagine a colori che raffigurava il Santo fra ogni tipo di animale domestico Per S. Antonio era usanza mangiare gli gnocchi e nelle campagne le donne smettevano di filare. Altra usanza era preparare un dolce benedetto poi farlo mangiare agli uomini e agli animali malati. Nel giorno di Sant’Antonio non si facevano lavorare gli animali, non si ammazzavano i maiali e le famiglie non vegliavano fino a tardi nelle stalle, perché si credeva che dopo la mezzanotte gli animali parlassero e a nessuno era permesso di ascoltare i loro discorsi.

 

FEBBRAIO

è di mese di IMBOLC, festa celtica della purificazione e rinascita, che sottolinea l’inizio della stagione del risveglio della Natura e anche del rinnovamento della vita. Molti clan celtici italiani la stanno riscoprendo come festa sacra in onore della donna. Continua

 

Croce di Brigit

Proposta La RUOTA della Vita



FESTA DI IMBOLC (Fryda Rota)
Mentre galoppano i destrieri della neve e la notte sembra senza fine,

nel chiuso delle capanne a bassa voce si preghi perché Brigid

dai tre volti benevola rinnovi nel suo grembo traccia di luce.

E quella moltiplicata tante volte risvegli fuoco nel cuore della terra

così che l’erba annerita dal ghiaccio superi la prova dell’inverno

e si rinnovi ai piedi degli agnelli –poi ridestati gli alberi dormienti tornino ai brusii nella foresta. E usciranno gli uomini dal chiuso

per intonare canti di vittoria

-liberate dal freddo le membra,

il buio annientato dall’azzurro.

LA CANDELORA

Ricorrenza antichissima alle idi di Febbraio, venne cristianizzata e tramutata nella festa della Madonna denominata “Presentazione del Signore al Tempio”: in Francia veniva chiamata La Canelière, in Bretagna Candlemas, in Germania Lichtmesse e in Italia Candelora. Durante la festa si portavano candele e torce accese in solenne processione, alle quali a partire dall’XI secolo si aggiunse la benedizione delle candele per gli altari.

In Scozia , alla vigilia di questa ricorrenza, si depositava un cumulo di grano e di fieno vicino alla porta, e una donna ripeteva per tre volte “ Brigit , Brigit vieni, il tuo letto è pronto“, poi per tutta la notte venivano lasciate accese delle candele.

 

Bride o Brigit era una dea di natura trina, aveva cioé altre due sorelle a lei identiche, protettrice dei guaritori, dei fabbri e dei poeti. Portava il soprannome di Belisama, la “Splendente”; a lei erano consacrate 19 sacerdotesse e al suo culto non erano ammessi uomini. In Irlanda al posto della antica dea Bride subentrò, proprio il 1° Febbraio, il culto di Santa Brigitta di Kildare (Saint Brigit badessa di Kildare, 450 - 525 d.C.) la quale ereditò tutte le caratteristiche di Brida. Si racconta infatti che nell’abbazia in cui Brigitta era badessa si alimentava un Fuoco perpetuo, come già facevano le sacerdotesse della celtica Brida. Brigitta, divenuta seconda patrona d’Irlanda (dopo S. Patrizio), resta ancora oggi protettrice di fabbri, poeti e medici.

BRIGID-BRIDE

Essendo una delle dee più complesse e più contraddittorie del pantheon celtico, Brigid può essere vista come la figura religiosa più potente in tutta la storia irlandese. Molti strati di tradizioni separate si sono incrociati, creando la sua storia, sicuramente complessa, che ha attraversato i secoli. Era e continua ad essere una dea dai molti nomi: Bride, Bridey, Brighid, Brigit, Briggidda, Brigantia.

Brigid è la patrona tradizionale dei guaritori, della poesia e dei fabbri, che sono tutte opere di saggezza pratica ed ispirata. Poichè è una divinità solare i suoi attributi sono la luce, l'ispirazione e tutte le attività associate con il fuoco. Anche se non potrebbe essere identificata con il sole fisico, è certamente l’origine dell’energia guaritrice e vitale interiore. Il suo nome deriva dalla radice "breo" (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell'ispirazione artistica e dell'energia guaritrice. Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un'arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni. Sotto l'egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose "sorgenti di Brigit". Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.

Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l'immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati. La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell'Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono. Excalibur, la spada di re Artù, è stata forgiata dalla Signora del Lago, una figura a volte associata a Brighid a causa della sua funzione di forgiatrice e del fuoco. Come l'Avalon Arturiano, o "l'isola delle mele", Brigid possedeva un meleto nell' aldilà a cui le api viaggiavano per ottenere del nettare magico.

 

(tratto da Il cerchio della Luna) continua



Sono Colei
che è la madre
naturale di tutte le cose,
maestra e governatrice
di tutti gli elementi,
la progenie iniziale dei mondi,
il capo dei poteri divini,
Regina dei tutti coloro che sono nell'aldilà,
la più importante di coloro
che abitano sopra,
manifestazione da sola
e sotto una sola forma
di tutti gli Dei e di tutte le Dee.
(Lucius Apuleius)

La festa della Candelora era celebrata nella Chiesa romana il 2 di febbraio in ricordo della presentazione di Gesù al tempio e della purificazione rituale di Maria (per gli ebrei, dopo il parto di un maschio, la madre era considerata impura per un periodo di 40 giorni): avendo la Chiesa romana stabilito la Nascita di Gesù al 25 dicembre, la festa finì per coincidere con il mese dedicato nella Roma pagana a Iunio Februata (Giunone purificata). Un’altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire).

FESTA DI SAN BIAGIO

Il 3 Febbraio è la festa di San Biagio martire a cui si ricorre nelle malattie della gola, perchè secondo la tradizione, mentre stava per essere portato al luogo del martirio, avrebbe estratto una spina di pesce dalla gola di un ragazzo con la sola imposizione delle mani, salvandolo dalla morte. San Biagio fu medico e poi vescovo a Sebaste (Armenia) martirizzato con gravi torture e messo a morte nel IV sec d. C.

Per salvaguardarsi dalle malattie della gola, la Chiesa ha ripristinato il rito della benedizione in cui il sacerdote, impone due candele incrociate alla gola e recita “Per l’intercessione di San Biagio vescovo e martire ti liberi il Signore dal male di gola e da ogni altro male”

 

 

Per la purificazione della città le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese.

"La mattina si fa la benedizione delle candele, che si distribuiscono ai fedeli, la qual funzione fu istituita dalla Chiesa per togliere un antico costume dei gentili, che in questo giorno in onore della falsa dea Februa con fiaccole accese andavano scorrendo per le citta', mutando quella superstizione in religione e pieta' cristiana".

Da "Lunario Toscano" 1805

Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.

 

L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case.

Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali.

Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc!

 

APPROFONDIMENTO: continua

Il “Ballo dell’orso”, che si svolge ad Urbiano, frazione di Mompantero, in valle di Susa, è un interessante esempio di tradizione folklorica alpina conformatasi intorno alla tradizione religiosa della Candelora.

Il rito si svolge in occasione della festa di Santa Brigida, e segue i canoni di una tradizione che si ripete da tempo: un orso viene portato lungo le strade del paese e bersagliato dalle invettive e dagli scherzi dei partecipanti.

Al termine di un percorso, l'animale (in realtà un uomo mascherato con pelli di vario tipo) viene allontanato dal centro abitato secondo un copione che presenta evidenti connessioni con molte tradizioni rituali presenti anche in altre culture, non solo occidentali.

 

L’orso di Valdieri

 

L’orso di Cortemilia

IL GIORNO DELL’ORSO

L'orso è ancora il protagonista di alcuni riti del mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste-vegetativo: al termine di una caccia simulata, l'orso viene portato all’interno del paese e fatto oggetto di derisione. L'epilogo può variare dall'uccisione dell'orso alla sua liberazione-fuga e ritorno alla natura. La figura dell’orso è rappresentata da qualcuno del luogo che non deve essere riconosciuto fino alla fine della rappresentazione rituale.


A URBIANO di MOMPANTERO (terra occitana) si celebra da tempo immemorabile la "Festa dell'orso": la sera della vigilia di Santa Brigida (2 Febbraio) alcuni cacciatori vanno alla ricerca dell'orso. Il giorno seguente, dopo una funzione in chiesa in onore di santa Brigida, viene distribuito del pane benedetto dalle priore del paese. Si discute sull’identità dell’orso, poiché per tradizione chi si travestirà rimane sconosciuto. L’ingresso in paese dell’orso è accolto dai commenti degli intervenuti: la maschera porta un grande imbuto che utilizza a duplice scopo: amplificare le sue urla e bere le generosi dosi di barbera che gli sono offerte dai cacciatori. Nel centro del paese l’orso sceglie la ragazza più bella e con lei inizia a ballare al suono della banda; in seguito i cacciatori condurranno l’orso in un luogo nascosto da cui l’uomo che l’impersona uscirà rivelando la sua vera identità.

 

A VALDIERI in occasione del Carnevale della Val Gesso si ripropone una tradizione che risale al Medioevo: la rappresentazione dell’orso della segale. L'uars impersonato da un valdierese, ricoperto di gambi di segale attorcigliati è incatenato dal domatore e accompagnato da un gruppo di suonatori di semitun – l’organetto, strumento tradizionale della musica occitana.

 

A CORTEMILIA Torna al Carnevale di Cortemilia l'Orso di Piume. L'Orso deriva da una tradizione che apparteneva alle colline dell'Alta Langa, nel sud del Piemonte, ed è persino ricordata da Augusto Monti in una celebre pagina de "I Sansôssì". Il significato di questa figura è legato, nel periodo del Carnevale, a un ritorno alla natura, alla Langa rinselvatichita, custode di misteri, di segreti e al tempo stesso generatrice di nuove fertilità e vitalità.

La grande festa conclusiva della prima domenica di febbraio vedrà valorizzati, grazie a carri e maschere tematiche, falò, percussioni, musiche e balli, dolci e bevande, tutti quegli aspetti della Langa selvatica e magica che concorrono ad arricchire quello che è già uno dei 'Carnevali ritrovati' di maggiore interesse tra le colline del sud del Piemonte.

 

Questa festa ricorre non solo in Piemonte e nelle zone dell'arco alpino, ma anche in altre regioni (e nazioni); un tempo l’orso era un animale ammaestrato portato in giro da un montanaro/domatore che andava da un paese all'altro facendo ballare l'orso nelle piazze. In seguito questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l'orso fu sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa pantomima. Altro esempio è la “sfilata dell’Orso” a SAPONARA (Messina) L’Orso è accompagnato da tre Domatori, di cui il principale ha il compito di frenare le aggressioni rituali della belva, mediante una catena a cui è legata, e l'uso di un nerbo per ammansirla. Completano il gruppo le maschere di due Cacciatori e i Suonatori di brogna. L'Orso rincorre e assale le donne, secondo un preciso modello comportamentale, o le invita a ballare.

Le gesta dell’Orso si compiono in un clima sonoro parossistico prodotto dai campanacci che l’animale porta attorno ai fianchi e dai Suonatori di brogna (conchiglie marine prive dell'apice), che replicano, sostenuti dal battito dei tamburi, un'ossessiva sequenza ritmica.


Questi riti riproponevano una tradizione antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo. Nello svolgimento di questi riti traspare la simbologia dell'orso (che con l'inverno va in letargo e si risveglia a primavera), interprete della forza primitiva della natura.

 

APPROFONDIMENTO continua

 

CARNEVALE-QUARESIMA

 “Carni vale”, carni addio! Iniziano le orge gastronomiche per esaurire le ultime scorte di carni prima della primavera. E insieme alla sregolatezza alimentare, la liberazione temporanea dalle regole vigenti e dai tabù. E’ per questo che il linguaggio ed i simboli del carnevale sono la parodia linguistica e i travestimenti.

 

Il carnevale coincide grossomodo con il periodo che precede la primavera, quei mesi di gennaio-febbraio che nella Roma più antica non esistevano perché l’anno era composto da 10 mesi (secondo le lunazioni). Oggi il carnevale comincia già a Santo Stefano, oppure subito dopo l’Epifania, o a Sant’Antonio il 17 gennaio, in altre regioni invece bisogna aspettare la Candelora, per tutti però finisce con la Quaresima. La Quaresima è il periodo di penitenza e moderazione che inizia con il “Mercoledì delle Ceneri” per finire la “Domenica delle Palme”, essa è una ricorrenza nella quale si rievocano i quaranta giorni in cui Gesù digiunò pregando nel deserto, e i cristiani si preparano all’arrivo della Pasqua.

 

Insieme alla coppia Carnevale e Quaresima troviamo sempre il corteo delle Maschere che sono diavoli o le anime dei morti, rappresentano l’epifania dei morti che riaffiorano e si confondono con i vivi nel generale rimescolamento del momento di passaggio tra il vecchio e il nuovo: terrificanti e vitali, aggrediscono, spaventano, rapiscono, si comportano da folli e buffoni, mentre il rumore assordante allude alla deflagrazione del vecchio anno. Maschere, epifania della Morte che tutto rinnova, al fondo di ogni autentico carnevale vi é, infatti, questa presenza, pur non avvertita coscientemente, che lo rende tragico nella sua apparente allegra sfrenatezza.

IL CAPRO ESPIATORIO

Carnevale alla fine della festa, deve essere ucciso affinché la comunità sia liberata dal male, una morte per bruciamento, annegamento, fucilazione: dietro alle tradizioni l’eco di antichi riti di purificazione. Ma prima di morire Carnevale fa un testamento in cui denuncia i vizi e i mali dei concittadini in tal modo purgando la collettività dei suoi peccati. Per completare il rito non basta eliminare il male vecchio: é necessario assicurarsi il bene nuovo, con dei riti di propiziazione connessi perlopiù con i riti di fecondità. Uno degli elementi essenziali di tali feste è costituito dall’annuncio pubblico dei fidanzamenti poiché una coppia che si unisce produrrà per analogia la fertilità del suolo e l’abbondanza delle messi. Che anche questa festa di carnevale sia un’ipostasi della Grande Madre preposta al rinnovamento dell’anno e dunque patrona della primavera?.

 

(Animazione per Carnevale)

IL DIAVOLO DI PONT ST-MARTIN

A Pont-Saint-Martin, in Valle d’Aosta una leggenda racconta che un giorno le acque in piena del torrente Lys spazzarono un ponticello di legno, unica via d’accesso al paese. San Martino che passava da quelle parti, convocò il diavolo chiedendogli di costruire un ponte in muratura. Il diavolo accettò alla condizione di ricevere come compenso la prima anima che sarebbe passata sul nuovo ponte. Il santo accettó la proposta ma fece passare un cane deridendo il diavolo.

A Carnevale l’intera vicenda viene ancora rappresentata con un corteo e termina con un falò dove, fra le risa e gli sberleffi, un fantoccio con le sembianze del diavolo viene condotto sul ponte, lì bruciato e le sue ceneri gettate nel torrente.

LE CORSE DI MARTE

Tra la fine di febbraio e i primi di marzo si svolgevano nella antica Roma alcune feste in onore a Marte a cui era dedicato il primo mese dell’anno Martius perché il dio era il padre dei fondatori di Roma e quindi protettore della città.

Marte era dio dell'agricoltura e della guerra. In quel periodo riprendevano i lavori nei campi e si preparavano le armi.

LE FESTE DI DIONISO

In Grecia, tra febbraio e marzo nel mese di antestheriòn,che segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera, si celebravano le feste di Dioniso. Un carro navale portava il dio che doveva rigenerare il cosmo. Carro navale, perché si pensava che Dioniso venisse dal mare e il corteo comprendeva una barca trasportata su ruote di carro, dove troneggiava il dio con un grappolo d’uva in mano. La processione era composta da personaggi mascherati e da un toro sacrificale preceduto da suonatori di flauto e portatori di ghirlande. Una nave carro che ancora oggi conclude le feste di carnevale con il corteo dei carri carnascialeschi.

 

la nave di Dioniso

“I veloci cavalli spinge Marte, congiunti ai loro cocchi”

Ovidio (Fasti II 868).


Le corse dei cavalli continuarono anche nella Roma cristiana fino al principio dell’ottocento, come documenta anche Goethe nel suo Viaggio in Italia.

14 FEBBRAIO: SAN VALENTINO

La festa e' un insieme di tradizioni cristiane, pagane e secolari. E' la festa del santo cristiano, di cui pero' si hanno dubbi sulle origini. Per alcuni Valentino era un prete che viveva a Roma in un periodo in cui il Cristianesimo era una religione nuova. L'imperatore dell'epoca, Claudio II, ordino' ai suoi soldati di non sposarsi o fidanzarsi, temendo che avrebbero preferito rimanere a casa con le proprie famiglie piuttosto che combattere le guerre di un imperatore. Valentino sfido' il decreto imperiale e sposo' segretamente molte giovani coppie (con dei matrimoni misti pagani-cristiani). Fu alla fine arrestato, imprigionato e decapitato il 14 febbraio 270. Un'altra storia ancora più fantasiosa, racconta di un prete, Valentino, che venne arrestato perche' non pregava gli dei romani. Mentre era in prigione molti bambini gli facevano pervenire fiori e bigliettini per dimostrare il loro affetto. La fantasia popolare aggiunse ancora che la figlia cieca del carceriere divenne molto amica di Valentino, il quale prego' molto affinche' le ritornasse la vista. Quando il miracolo avvenne, la ragazza riusci' solo a leggere l'ultimo addio di Valentino prima di essere martirizzato. Un’altra versione vuole che i due fossero innamorati e che il bigliettino fosse firmato con “Il tuo Valentino”

Nella zona collinare dell’Oltrepò torinese è molto grande la venerazione del santo perché pare che vi siano traslate le reliquie di San Valentino, (in un’area che oggi corrisponde al parco del Valentino di Torino) un’area che le carte medievali definiscono come Mons Phatatus.

 

La tradizione dei bigliettini d'amore nella data di S. Valentino in realta' e' documentata a partire dal 1415, quando Carlo duca di Orleans, fatto prigioniero dagli inglesi nella battaglia di Azincourt, e detenuto nella Torre di Londra mando' un biglietto con una poesia alla moglie. Alcuni anni dopo sembra che re Enrico V d'Inghilterra fece comporre un biglietto "valentino" per Caterina di Valois sua promessa sposa. I biglietti manoscritti di S. Valentino iniziarono a diffondersi in Gran Bretagna nel XVII secolo, e nel XVIII erano diventati comuni fra amici ed innamorati di diverse classi sociali. Verso il 1800 iniziarono ad essere stampati ed ebbero successo anche nelle colonie americane.

(animazione per San Valentino)

I rituali celtici nel periodo dell’accoppiamento degli uccelli prevedevano che si accendessero grandi fuochi e si sorteggiassero delle coppie per un rito orgiastico-amoroso ai fini di simboleggiare il rinnovamento della natura e il perpetuamente della specie. Ancora oggi persiste la tradizione di trarre auspici sull’amore e sul futuro sposo nel giorno di San Valentino.

12/14 FEBBRAIO (Fryda Rota)

Si celebri il giorno che più alto

intende il mormorio degli uccelli:

attendono all’opera del nido (occhio

di sole benedicente).

Ora fanciulli e giovinette colgono

frasche per nuove capanne. Scioglie

la neve sopra le pietre e austero

gelo più non vibra contro le spalle

la saetta di stenti brividi.

Su questo limite di nuova luce

nell’impronta del nuovo canto

fuochi la notte si accenderanno

a graffiare i fianchi al buio

-poi i druidi tenteranno

arcane sorti per decidere

a chi daranno mano e cuore

le fanciulle in questa notte

d’unione e forse anche d’amore.

Mescolato alla donna l’uomo

si rinnova senza più tema

venga sorte iniqua a sperdere

il destino di nostra stirpe.


Gli antichi romani festeggiavano il 15 febbraio i Lupercali, una festa in onore del dio Luperco, protettore delle greggi e dei raccolti.

In onore di Luperco si faceva una sorta di lotteria dell’amore, durante la vigilia della festa per accoppiare nomi di giovani e di ragazze per la festa dei Lupercalia del giorno seguente: le giovani donne mettevano un foglietto che riportava il loro nome in un otre dal quale i ragazzi poi pescavano.

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