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TRADIZIONI E MEDIOEVO |
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IL CALENDARIO
DELLE FESTE: LA PRIMAVERA
Leggende e riti
dell’anno in Terra Celtica
San Patrizio – equinozio – antichi miti – la pasqua – San Giorgio - Calendimaggio |
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17 MARZO: SAN PATRIZIO |
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Nominato Santo patrono dell’Irlanda perché è stato il
primo evangelizzatore di una terra quasi interamente pagana (V sec d.C.) |
Il giorno di San Patrizio è una gran festa (con canti, maschere, parate e processioni) in Irlanda ed anche in molti altri paesi dove le comunità irlandesi sono più radicate ma rimaste sempre molto attaccate alle tradizioni culturali e religiose della terra d’origine. Festival a Dublino
(il sito ufficiale) Attorno alla figura di San Patrizio sono sorte famose leggende, per esempio sull'isola d'Irlanda non ci sarebbero serpenti perchè fu lui a cacciarli in mare oppure il pozzo di San Patrizio, così chiamato perchè si dice custodisse un pozzo senza fondo, da cui si aprivano le porte del Purgatorio. Il trifoglio, poi, divenne simbolo nazionale dopo che Patrizio lo prese ad emblema della Trinità in una sua predica. continua Anche in Italia è una festa celebrata con musica e danze,
per i celtisti, gli amanti dell’Irlanda e della buona birra. |
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La benedizione di San Patrizio al Viaggiatore |
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«Sia
la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda
caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non
ci incontreremo di nuovo, possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano » «May the
road rise to meet you, may the wind be always at your back, may the sun shine
warm upon your face, and the rains fall soft upon your fields and, until we
meet again, may God hold you in the palm of His hand.» |
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IL CRISTIANESIMO CELTICO
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Molte delle differenze con la Chiesa Romana sono state attribuite al particolare sincretismo con la spiritualità dei Druidi (gli antichi sacerdoti), spesso e in molti casi si ritiene che essi siano confluiti nell’alveo della Chiesa Celtica. Alcune delle caratteristiche proprie della Chiesa Celtica furono: il metodo per calcolare la data della Pasqua, ossia all’equinozio di Primavera; il metodo di tonsura praticato dai monaci (essi si radevano la fronte da un orecchio all'altro); si diceva inoltre che la Chiesa Celtica "non aveva né martiri né autorità"; per i Celti anche altre persone (oltre a Maria e Gesù) erano esenti dalla macchia del peccato originale; per i Celti i bambini morti prima di essere stati battezzati potevano essere seppelliti in suolo consacrato perché pensavano che "la pioggia che cadeva dai cornicioni delle chiese" li avrebbe battezzati; inoltre essi celebravano il battesimo quattro volte l’anno. Le dottrine mariane dell’immacolata Concezione e l’Assunzione di Maria furono dichiarate dogma dalla Chiesa Romana solo nel 1854 la prima e nel 1950 la seconda; i Celti inoltre introdussero la forma di confessione personale e privata (una pratica sconosciuta fuori dalla Chiesa Celtica prima del VI sec, perchè prevaleva l’atto di confessione pubblica); nella Chiesa Celtica l'autorità era conferita agli Abati e alle Badesse dei Monasteri solo in un secondo tempo i Celti riconobbero l’autorità dei vescovi (semplicemente eleggendo vescovi i loro Abati); nella società celtica le donne avevano un ruolo assai più importante che nel resto d'Europa; la Chiesa celtica non perseguitò le streghe, anzi il primo Sinodo di Patrick, in Irlanda comminava la scomunica a chiunque perseguitasse una strega. Ancora oggi con Cristianesimo Celtico si intende indicare una forma di spiritualità più libera e in qualche misura più vicina agli insegnamenti originali di Cristo, le sue caratteristiche principali sono: l’amore per la natura l’assenza di dogmatismo l’amicizia e la tolleranza verso le altre religioni LA CROCE CELTICAE’ la forma particola della croce della Chiesa Celtica in cui al simbolo della croce si unisce quello del cerchio. I due simboli erano già stati rappresentati insieme ancor prima del Cristianesimo in quelle che sono chiamate dagli archeologi “croci solari”. Secondo una leggenda popolare irlandese fu San Patrizio a combinare i due simboli in uno durante la conversione dei Celti d’Irlanda: la croce simbolo supremo del sacrificio di Cristo, fu sovrapposta sul simbolo dei pagani, il sole, per dare un'idea ai seguaci delle religioni pagane della supremazia del cristianesimo sulle altre religioni. La croce celtica è stata assunta a simbolo politico da alcuni movimenti di estrema destra europei, a partire dalla Francia. In Italia la croce celtica stilizzata è equiparata alla svastica nazista. In anni più recenti il simbolo può essere associato anche a gruppi politici che sostengono maggiori autonomie a favore delle “minoranze celtiche”. |
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EQUINOZIO DI PRIMAVERAL’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono della stessa durata. L’Equinozio di primavera segna l’inizio della metà chiara dell’anno, quando le ore di luce superano le ore di buio. L’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due
momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio (la
parola equinozio deriva dal latino “aequus nox”, notte uguale) è però
l’inizio della metà luminosa, quando le ore di luce superano le ore di buio. E’, per convenzione, il primo giorno della primavera, la
stagione della rinascita, la Natura si risveglia e la Terra comincia a
coprirsi di colori, è il tempo del ritorno della vegetazione, gli uccelli
costruiscono i nidi e si accoppiano. Ecco perché questa data è associata presso varie culture a
concetti come fertilità, resurrezione, inizio. Le antiche tradizioni
ci offrono infatti, tutta una serie di miti legati alla primavera, che hanno
al loro centro l'idea di un sacrificio a cui succede una rinascita. |
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ANTICHI MITIDal I al IV secolo d. C. si diffusero nell’impero romano le religioni orientali di mistero e di salvezza: erano divinità di origine persiana (il dio Mitra), egiziana (la coppia Osiride-Iside), siriaco-fenicia (Adone - la dea Atargatis-Cibele e Attis), palestinese (Gesu’) Particolarmente diffuso era il culto, proveniente dalla Frigia (una regione dell’attuale Turchia), della coppia costituita da Cibèle (dea madre, che rappresentava la terra) e Attis (dio-figlio, che rappresentava il frutto della terra e quindi la vegetazione). I riti in onore di Attis e Cibèle, occupavano l’intero mese di marzo. Si cominciava con una novena: nove giorni di rigorosa astinenza dal sesso e da certi alimenti come il pane, il grano, il vino, il pesce, la carne di maiale ed alcuni frutti (il melograno e la cotogna). Il 22 marzo, si celebrava l’Arbor intrat (cioè l’ingresso dell’albero): alcuni sacerdoti tagliavano un albero di pino nel bosco sacro a Cibele, lo fasciavano con bende e ornavano con violette. L’albero veniva portato in processione e poi esposto come un morto all’adorazione dei fedeli. Seguivano tre giorni di lutto, nei quali il popolo, esortato dalle urla dei sacerdoti e dalla musica, si batteva il petto con le palme delle mani e soprattutto con pigne, per procurarsi delle ferite sanguinanti. Il 24 marzo era il giorno delle deposizione del pino nella tomba. I sacerdoti ed i fedeli danzavano al suono delle percussioni e dei corni; nell’ebbrezza della danza, si flagellavano le braccia e le spalle. Alcuni fedeli finivano per evirarsi, dimostrando così la propria volontà di diventare sacerdoti consacrati a Cibele. Gli organi asportati venivano deposti in appositi vasi e, con una solenne processione, seppelliti nel bosco sacro a Cibèle (ritornavano, quindi alla terra, allo scopo di fecondarla e conferirle vigore). Il 25 marzo, era considerato il primo giorno dell’anno e si celebrava la resurrezione di Attis. Vi era un’esplosione di gioia, con un grande carnevale per le strade, al grido di “Attis è risorto, euoè!”. Dicevano che la sua tomba si era aperta e il dio si era levato tra i morti per portare la buona novella: che anche i suoi seguaci avrebbero trionfato sulla morte. MITRAEra identificato col Sole (figlio del Sole e Sole egli
stesso) già nel 1400 a.C. Componenti essenziali della religione di Mithra
erano la salute dell'anima e l'immortalità. Il culto conosceva un battesimo e
una specie di pasto sacro, consistente in pane, acqua e vino, a ricordo
dell'ultimo pasto di Mithra, che, dopo averlo consumato come atto
sacrificale, salì al cielo portato dal carro del Sole per unirsi al Sole.
All’equinozio di primavera cadeva per il mitraismo la nascita del mondo:
Mitra aveva ucciso un toro per ordine del Sole, atto di sacrificio-creazione,
ma Ahriman il dio del Male aveva mandato contro il toro delle creature
immonde per avvelenare in lui la fonte della vita: lo scorpione, la formica e
il serpente; ma grazie al cane che gli aveva leccato le ferite neutralizzando
i veleni maligni, il toro generò dal suo corpo tutte le erbe e le piente
della salute e gli animali utili. Il mito indica una lotta tra le forze del bene
e quelle del male sino alla fine del Grande Anno, allora sarebbe riapparso un
toro annunziando la fine del mondo, mentre Mitra sarebbe nuovamente disceso
sulla terra separando i buoni dai malvagi e immolando ancora il toro: poi
avrebbe offerto la bevanda dell’immortalità ai giusti che sarebbero
resuscitati con i loro corpi, mentre i malvagi sarebbero periti insieme con
il dio del male, allora il cosmo avrebbe vissuto una felicità perfetta. continua |
ADONIEDopo l'Equinozio, si svolgevano nel mondo ellenico le Adonìe, feste della resurrezione di Adone, bellissimo giovane amato dalla dea Afrodite che venne ucciso da un cinghiale. Successivamente nel rito si aggiunse la celebrazione della resurrezione del dio e l’ascensione in cielo. Adone era in realtà il dio assiro-babilonese Tammuz, a cui i fedeli si rivolgevano chiamandolo "Adon" (Signore). Egli dimorava sei mesi all'anno negli inferi, come il sole quando si trova al di sotto dell'equatore celeste (autunno e inverno). Si festeggiava a primavera la sua risalita alla luce quando si ricongiungeva alla dea Ishtar CIBELE
Dea creatrice che ha dato origine all’intero universo senza bisogno di intervento maschile, vergine inviolata e tuttavia madre degli dei. La grande dea anatolica si manifestava nella dura sostanza della roccia e si riteneva fosse caduta dal cielo sotto forma di una Pietra nera. La leggenda narra che Zeus era innamorato di Cibele ma invano cercava di unirsi alla dea e una notte, mentre la sognava ardentemente, il suo seme schizzò sulla pietra generando l'ermafrodito Agdistis. Questi era malvagio e violento, con le sue continue prepotenze aveva già maltrattato tutti gli dei. Sicché Dioniso, giunto all’esasperazione, volle vendicarsi e architettò ai suoi danni uno scherzo atroce. Gli portò in dono dell'ottimo vino e lo accompagnò a bere in cima a un grande albero di melograno, finché Agdistis si addormentò ubriaco fradicio in bilico su un ramo. Pian piano con una cordicella Dioniso gli legò i genitali al ramo e, sceso in terra, scosse l'albero con tutta la sua forza. Nel brusco risveglio il malcapitato precipitò strappandosi di netto il prezioso organo: così Agdistis morì dissanguato mentre il suo sangue lavava il melograno e lo faceva rifiorire rigoglioso e stupendo e carico di succosi magici frutti. La ninfa del Sangario, il fiume che scorreva nelle vicinanze, sfiorò con la sua pelle vellutata uno di quei frutti e rimase incinta di un dio. Fu così generato Attis il bello, il grande amore di Cibele. La Signora delle fiere suonava la lira in suo onore e lo teneva perennemente occupato in voluttuosi amplessi. Ma, ingrato e irriconoscente, Attis volle abbandonare quelle gioie celesti e se ne fuggì via per vagare sulla terra alla ricerca di un'altra donna. Cibele sapeva bene che nessuna infedeltà avrebbe potuto sfuggire alla sua vista onnipotente e, trainata dai leoni, lo sorvegliava dall'alto del suo carro. Colse così Attis mentre giaceva spensieratamente con una donna terrena, convinto che le fronde di un alto pino fossero sufficienti a nascondere il suo tradimento. Vistosi scoperto, Attis fu assalito da un rimorso tormentoso e implacabile, finché all'ombra del pino si evirò. (tratto da Il Cerchio della Luna) continua
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LA DEA EOSTREDea dell’Est, simile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi. I Celti denominavano l’equinozio di Primavera “Eostur-Monath” - “Ostara” in omaggio ad una divinità legata al sole nascente e al suo calore. A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e spesso la dea era raffigurata con testa di lepre. La lepre di Eostre, deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno-il ritorno della dea, uova “sacre” erano scambiate sotto l’albero “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.
Nel Libro degli Incantesimi (scritto in Inghilterra nel X sec) è contenuto un rituale per la fertilità dei campi che veniva praticato durante l’equinozio della primavera. -Di notte prima dell’alba, prendete quattro zolle dai quattro lati della terra e segnate il punto dove si trovano, prendete olio, miele, lievito e latte e un pezzo di ogni tipo di albero che cresce sulla terra, un parte di ogni erba, versate su di essi la rugiada lunare e poi lasciare gocciolare tre volte sulle zolle, cantando –Crescete e moltiplicatevi e riempite la Terra- La cerimonia si conclude durante il tramonto del sole: rimettendo al loro posto le zolle il druido si volge verso Est, si inchina tre volte e recita “Prego la Terra e i cieli sopra di noi e la potenza del cielo e la sua alta dimora affinché la mia bocca pronunci questo incantesimo frutto di un saldo pensiero; che le messi crescano per i nostri bisogni terreni che la terra sia ubertosa e che i campi verdi siano bellissimi” Il druido gira in circolo tre volte secondo la direzione del sole, poi si distende per terra e canta. |
LA LEPRE
Si dice che i disegni sulla superficie della luna piena raffigurino una lepre. Questa raffigurazione della "lepre nella luna" appare nelle tradizioni cinesi, europee, africane e indiane. Nella tradizione buddhista le leggende narrano di come una lepre si sacrificasse per nutrire il Buddha affamato, balzando nel fuoco. In segno di gratitudine il Buddha impresse l'immagine dell'animale sulla luna. In Cina la lepre lunare ha un pestello ed un mortaio con cui prepara un elisir di immortalità. Gli Indiani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra. Anche i Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia. Nell'antica Europa i Norvegesi rappresentavano le Divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne. Anche la Dea Freya aveva come inservienti delle lepri
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L’UOVODa sempre simbolo di vita, di creazione, la nascita del mondo da un uovo cosmico è un'idea universalmente diffusa e celebrata presso molte civiltà alla festa equinoziale di primavera, quando la natura risorge e gli uccelli depongono le uova. Infatti in numerose mitologie un uovo primordiale, embrione e germe di vita, è il primo essere ad emergere dal Caos-Oscurità: è l'"Uovo del mondo" covato da una Grande Dea e dischiuso dal Dio Sole. In varie tradizioni contadine anche piemontesi i bambini per la pasqua usavano fare la “questua delle uova”. Nelle Langhe e nel Monferrato è ancora molto diffuso il rito di “Cantè jeuv”, cantori e musici che una volta si esibivano per raccogliere le uova presso le varie abitazioni e distribuire la gigantesca frittata cucinata il giorno seguente a tutti gli abitanti del paese (reminiscenza di antichi riti della fertilità) |
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23 APRILE: SAN GIORGIO
San Giorgio nacque in Palestina e morì decapitato nel 287.
La sua festa presso molte popolazioni del mondo rurale mediterraneo, rappresenta
la rinascita della natura e l’arrivo della Primavera, il Santo ha ereditato
le funzioni di una più antica divinità pagana connessa con i culti solari:
San Giorgio che sconfigge il Drago è diventato il dio solare che sconfigge le
tenebre. La sua storia è codificata nel XIII secolo da Jacopo da Voragine
nella “Leggenda Aurea” ma se ne conoscono poi innumerevoli varianti. E’
considerato protettore, con San Sebastiano e San Maurizio, dei cavalieri e
dei soldati, viene invocato contro i serpenti velenosi, la peste, la lebbra e
la sifilide e, nei paesi slavi, contro le streghe. Nel Medioevo e nel
Rinascimento frequenti erano le lotte tra cavaliere e drago drammatizzate in
sacre rappresentazioni. A Bolzano il cavaliere era rappresentato da un nobile
cittadino, con cavallo bianco e le insegne dell'Ordine Teutonico. Il drago
era una bestia in cartapesta e stoffa. All'altezza della testa questo drago
aveva una specie di bolla, di solito una vescica di maiale, riempita di
sangue. Al culmine dell'azione il cavaliere colpiva il drago alla testa, la
vescica si rompeva e tutto il sangue usciva con urla di giubilo e di spavento
da parte degli spettatori. Si trattava del "Großer Bozner Umgang"
la grande processione di San Giorgio e Santa Margaretha. continua Nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolanii” si racconta che
San Giorgio visse in Brianza. Un drago imperversava da Erba fino in
Valassina: quando ebbe divorato tutte le pecore di Crevenna, la gente del
paese cominciò a offrirgli i giovani del villaggio, estratti a sorte. Tra le
vittime designate c’era anche la principessa Cleodolinda di Morchiuso, che fu
legata ad una pianta di sambuco. San Giorgio giunse in suo soccorso e, per
ammansire la belva, le gettò tra le fauci alcuni dolcetti ricoperti con i
petali dei fiori del sambuco. Il drago, docile come un cagnolino, seguì
tranquillamente Giorgio fino al villaggio; qui, di fronte al castello, il
Santo lo decapitò con un solo colpo di spada, e la testa del mostro rotolò
fino al Lago di Pusiano. In ricordo dell’avvenimento il giorno di San
Giorgio, in Brianza si preparano i “Pan mej de San Giorg”, dolci di farina
gialla e bianca, latte, burro e fiori essiccati di sambuco. |
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LA RICETTA
Pan de San Giorg, per 10 dolcetti Mescolare 250 g di farina gialla di mais e 250 gr di
farina bianca 00, passarle al setaccio
mettendole a fontana sul tavolo. Mettere al centro un pizzico di sale,
100 gr di zucchero, 2 uova leggermente sbattuti, 80 gr di burro fuso e un
cucchiaino di lievito in polvere per dolci. Versare un litro di latte e
impastare bene. Aggiungere fiori di sambuco secchi. Formare tante pagnottelle
rotonde e schiacciate di 10 cm di diametro mettendole su una placca foderata
con carta da forno. Spolverizzare con zucchero e cuocere in forno caldo a 180
gradi per mezz’ora. Servirli tiepidi o freddi con panna fresca l liquida. |
IL VERDE GIORGIO
Gli slavi della Carinzia festeggiano San Giorgio il 23 di aprile, decorando un albero, tagliato alla vigilia, e portandolo in processione, tra canti e musica, assieme con un fantoccio, ricoperto dalla testa ai piedi di rami di betulla al quale si da’ il nome di “Il Verde Giorgio”. Il fantoccio si gettava in acqua con un rito propiziatorio per la pioggia. In Transilvania, in Romania ed in Russia il Verde Giorgio porta in mano una fiaccola accesa e nell’altra un dolce, fatto di latte, farina ed uova. |
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23 APRILE:
GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO
A Barcellona il 23 aprile si celebra in onore del loro patrono
San Giorgio, una festa civile e culturale, che per i Catalani è molto sentita
e radicata. lI Santo è diventato il protagonista della leggenda più famosa a
Barcellona. San Giorgio riuscì con la sua spada ad uccidere il drago e a
salvare la principessa; il sangue versato si trasformò in una rosa che
Giorgio le donò, la principessa ricambiò regalando un libro. Da allora,
offrire una rosa e un libro alle persone care nella festività di San Jordì,
fa in modo che la giornata diventi un omaggio all’amore, all’amicizia e alla
cultura. Il giorno del libro si celebra in Catalogna dall’anno 1926, ma
grazie ad un’iniziativa degli editori catalani, il 15 novembre 1995 l'UNESCO
ha dichiarato il 23 aprile “Giornata Mondiale del Libro e del diritto
d’Autore”. |
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CALENDIMAGGIOLa festa del primo maggio, è la festa della vita e del
sole. Anticamente si praticavano riti arborei dedicati alla fertilità (come i riti celtici di Beltan). Calendimaggio è rimasto il tempo dell’amore nel Medioevo: prima dello spuntare del giorno i giovani del villaggio si addentravano nei boschi per raccogliere fiori di campo, arbusti e rami di biancospino. A volta passavano anche tutta la notte della vigilia nel bosco “secondo un antico costume”. Durante il giorno facevano entrare il Maggio nel paese, cantando, danzando e appendendo i fiori e i rami alle finestre e sui balconi delle case. Ancora oggi, in alcune regioni dell’Europa si svolge la “Danza del Palo di Maggio” dove si usa ballare intorno ad un palo eretto per l’occasione, ornato di foglie e fiori; albero che può trasformarsi all’occorrenza in quello della Cuccagna.
In una miscela di sacro e profano, ogni anno si svolge ad Accettura, nei giorni vicini alla Pentecoste, la festa del Maggio, antichissimo rito propiziatorio che rappresenta una sorta di matrimonio fra due alberi. La festa inizia il giorno dell’Ascensione quando un gruppo di boscaioli si reca nel vicino bosco di Montepiano dove sceglie ed abbatte il cerro più alto e più dritto: il “Maggio”. Il giorno della Pentecoste i contadini si recano nel bosco di Gallipoli-Cognato dove scelgono la “Cima” di agrifoglio più frondosa da sposare con il Maggio. Il cerro, cioè il Maggio, è trascinato dai buoi, mentre la Cima viene trasportata a spalla, affinché non si sciupi. Raggiunto il paese la Cima e il Maggio vengono accolti con grande gioia, con concerti bandistici ed offerta di vino e prodotti tipici del luogo. Il martedì dopo la Pentecoste, verrà celebrato il matrimonio tra il Maggio e la Cima. La Sagra si conclude con la gara tra diverse squadre di cacciatori, che a turno sparano sulle targhette metalliche legate tra i rami della Cima, e con la scalata del Maggio. Colui che riesce a raggiungere la Cima diventa per quel giorno l’eroe del paese e l’immagine umana dell’albero conquistato. Prima di scendere si appende ai rami della cima a testa in giù rimanendo sospeso nel vuoto per alcuni minuti, fra l’apprensione e lo stupore della folla. Il culto arboreo è ancora diffuso nell’entroterra lucano in diversi centri montani. Il 13 giugno a Rotonda si tiene una festa in cui è strettissimo il rapporto tra uomo e natura. All’alba del 9 giugno gruppi di abitanti del paese si recano sulle montagne per tagliare gli alberi. Vengono recisi circa 50 alberi medio-grandi; dei fucilieri di tanto in tanto sparano dei colpi in aria per farsi localizzare nella loro marcia, con i tronchi, verso il paese. Anticipato nell’ingresso in paese dai tronchi più piccoli, il 13 giugno arriva il tronco più grande, detto pitu, salutato dalle autorità locali e dal vescovo, prima di essere sollevato a braccia. FONTE Matera Turismo |
BELTANNella festa di Beltan l’albero del Maggio che rappresenta lo spirito delle vegetazione, era bruciato per la fertilità dei campi nel fuoco sacro: per stimolare la fertilità della Natura i fedeli danzavano intorno al fuoco e correvano per i campi agitando delle torce, oppure piantavano i rami dell’Albero del Maggio nei campi. Si svolgevano delle nozze rituali tra il re e la regina di Maggio che impersonificavano gli spiriti della fertilità e della vegetazione. Danza e Rito del Palo di Maggio LA DEA FLORA
In suo onore si celebravano al Circo Massimo di Roma i
popolari Floralia ai quali si partecipava vestiti con abiti variopinti, a
imitazione dei fiori. “Di vin tinte le tempie si cingono di serti intrecciati, e la splendida mensa è tutta sparsa di rose.” Ovidio Si susseguivano rappresentazioni teatrali e giochi circensi: scherzose cacce ad animali domestici e da giardino (tra cui capre e conigli), licenziose corse e combattimenti con le cortigiane impudicamente discinte come protagoniste. Giunta la sera, si accendevano torce e fuochi, e le orge continuavano fino a notte inoltrata. Ma il 1° maggio si sacrificava anche a una dea severa e casta: Fauna, divinità delle selve, chiamata più frequentemente Bona Dea, il cui animale sacro era il serpente. Era invocata anche con il nome di Maia. Una dea il cui culto era precluso agli uomini, forse in ricordo di antichi riti dedicati alla Terra e di cui solo le donne erano depositarie. Secondo alcuni scrittori latini, da lei prese il nome il mese di maggio (Maius). LA NOTTE DI VALPURGAMonaca inglese (710-778), diventata badessa del monastero tedesco di Heidenheim presso Eichstatt: santa che ha ereditato le funzioni della Grande Madre, solo lei poteva difendere i cristiani dal passaggio delle streghe che, la notte del 30 aprile, si davano convegno nel grande sabba. Un’altra notte pericolosa è la notte di San Giovanni CANTARMAGGIO
Maggi erano anche i ramoscelli che i giovani offrivano
alle ragazze come augurio di amore e fecondità; oppure erano portati in
processione di porta in porta da gruppi di questuanti che chiedevano cibi o
dolciumi in cambio. Quelle processioni avevano la funzione di ottenere
attraverso il «magico» maggio rinnovamento e prosperità. Fino a poco tempo fa, e ancora oggi in alcune zone, erano molto diffuse le Maggiolate, durante le quali gruppi di questuanti musicisti andavano di casa in casa per cantare il Maggio, fermandosi nell’aia delle cascine: gli abitanti della casa offrivano da bere, mentre il coro intonava delle strofe, dedicate alla donna, al capo di casa, alle figlie giovani cui si augurava un felice matrimonio, ma se la questua non dava buoni frutti allora si lanciavano le maledizioni!! |
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MAGGIO: il mese
di MARIA
Il primo ad associare esplicitamente la Madonna al mese di
maggio fu Alfonso X il Saggio, re di Castiglia e Leòn (nel secolo XIII), che
la celebrava in Las cantigas de Santa Marìa: «Rosa delle
rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, tu luce dei santi e
dei cieli via.» Anche il beato Enrico Susso di Costanza (secolo XIV) componeva «saluti» con cui dedicava la primavera alla Vergine. La pratica delle prime devozioni risale tuttavia al secolo XVI, diventate poi quelle che conosciamo da praticare anche in casa o nel luogo di lavoro, davanti a un altare della Madonna, con preghiere (rosario e litanie), fioretti e giaculatorie, e con l'offerta, alla fine del mese, dei proprio cuore alla Madre di Dio. |
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San Patrizio – equinozio – antichi miti – la pasqua – San Giorgio - Calendimaggio