Banchettare nel Medioevo e nel Rinascimento

sul modo di convitare, l’arte culinaria medievale e rinascimentale, lezioni di galateo

 

Vi proponiamo di realizzare per il vostro banchetto un’idea originale: la “presentazione” delle portate in menù abbinata a lezioni di galateo; infatti con l’aiuto dei Signori del luogo, degli ospiti al tavolo d’onore e di alcuni addetti al servizio opportunamente istruiti, saranno realizzate 6 SCENE del CONVIVIO secondo le consuetudini del tempo, consistenti in: rituale dell’abluzione, preparazione bevande, servizio delle bevande, rito dell’assaggio, rito del taglio, buone maniere a tavola.

A seconda del menù concordato con il cuoco si procede alla stesura di un discorso che il maggiordomo leggerà davanti agli ospiti, per descrivere le consuetudini e i modi di convitare del tempo, indicare gli ingredienti principali dei piatti e commentarne le caratteristiche dal punto di vista dell’epoca. Il convitato avrà perciò modo di soddisfare le tante curiosità che inevitabilmente sorgono nell’accostarsi ad una cucina (e cultura) così antica.

Si propone in alternativa al banchetto, un buffet dove prevale l’aspetto “degustazione” di bevande speziate accompagnate con vari “servizi di credenza” (pasticceria, salumi, insalate e frutti di mare, budini e gelatine) affiancati da qualche preparazione da farsi sul momento o da riscaldare (crespelle, fritture dolci e salate)

Si possono ricostruire menù a partire dal ‘300 e fino al ‘500 attingendo da ricettari di area francese (il famosissimo “Le Viander” di Taillevent), di vari anonimi di area padana e fiorentina, dalle ricette dei monasteri e dei pellegrini e da Cristoforo da Messisburgo, rinomato scalco del ‘500 (un vero e proprio manuale gastronomico del tempo)

Possiamo fornire completa assistenza sia per i figuranti che per i servitori di scena, come pure contatti referenziati per il catering.

 

Ideazione: Cattia Salto

 

ANIMAZIONE

Giocolieri, trampolieri e mangiafuoco; musici e danzatori.

AD CONVIVIUM

 

Banchettare nel Medioevo era molto di più di una semplice, seppure raffinata, consumazione dei pasti. Era un momento pubblico in cui il dominus dimostrava la sua prodigalità e in cui la corte seguiva un rigido cerimoniale. Nella bella stagione i banchetti erano allestiti all’aperto, nel cortile o giardino dei castelli e dei palazzi signorili, ma anche per le vie e le piazze della città. Al chiuso era la Sala grande, la stanza più spaziosa e di rappresentanza del castello e del palazzo che si adattava alla bisogna: la tavola era allestita al centro del salone all’ora dei pasti e smontata alla fine (erano utilizzati cavalletti e lunghe e strette assi di legno).

I commensali si sedevano da un lato solo e l’altro era lasciato libero per il servizio.

La tavola del nobile feudatario e del ricco signore era spesso allietata dalla presenza di importanti ospiti: trovatori e cavalieri erranti, lontani ambasciatori, abati e vescovi in viaggio o pellegrini illustri, il re con il suo seguito in visita.

 

In questo affresco trecentesco si assiste al pasto del re e della sua consorte, eppure il tavolo è apparecchiato in modo semplice, una tovaglia bianca, coltello e coppa (d’oro) per le bevande: ma squilli di tromba annunciano l’arrivo in tavola delle vivande, servite in capaci vassoi e coppe, accanto al tavolo altri musici e alcune danzatrici sembrano prepararsi per l’esibizione, dagli spalti delle mura il popolino si affaccia per ammirare l’evento…

Il banchetto rompeva la monotonia di tutti i giorni e diventava occasione di divertimento continua

Una apparecchiatura così sobria si mantiene sino al XV secolo: piatti collettivi, taglieri in legno per presentare le vivande e tagliarle, ciotole che contenevano sale e spezie o acqua per lavarsi le dita.

Ma il Rinascimento apporta delle nuove consuetudini anche in tavola, con Firenze maestra in cucina oltre che nell’arte e nell’architettura. Ancora un secolo dopo l’Aretino annotava “L’apparecchiar della tavola, l’ornarla di rose, il lavar dei bicchieri, le susine negli intingoletti, il vestir dei fegatelli, il fare dei migliacci e il dar della frutta dopo pasto venne da Firenze

Bartolomeo Sacchi detto il Platina, umanista rinascimentale, precettore della famiglia Gonzaga prima e della famiglia Medici poi, (si trasferì per lavoro nella Roma dei Papi) nel suo trattato di gastronomia edito intorno agli anni 1480 raccomanda “La mensa deve essere preparata nel modo più adatto alle singole stagioni: d’inverno nei luoghi caldi e chiusi. D’estate all’aria aperta e al fresco. Di primavera è bene spargere fiori sul triclinio e le tavole, d’inverno bruciare profumi. D’estate si ricopra il pavimento con fronde di piante odorose, di vite e di salice, che rinfrescano l’ambiente. D’autunno si appendano al soffitto uve mature, pere, mele.” continua

 

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