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LE ACQUE DELLA VITA

Era il tempo del caos primordiale: aridi deserti e vulcani ribollenti, era il tempo del grande vuoto. Allora dal cielo oscuro un rivolo d’acqua cadde sulla terra e la vita cominciò a fiorire: dal suolo crebbe l’albero sacro e Danu (la dea Madre), l’acqua che scende dal cielo, lo nutrì. Dalla loro unione nacquero gli Dei..

Acque ipogeiche, grotte labirintiche, acque sorgive ma anche acque correnti dei fiumi furono i siti del culto preistorico e protostorico in tutta l'Europa. In particolare per i Keltoi Danu era il Danubio presso le cui sorgenti nacque la loro civiltà.
I Celti consideravano i fiumi come donatori di vita, salute e abbondanza e offrivano loro ricchi doni e sacrifici. Presso le sorgenti termali e i pozzi sacri vennero eretti dei santuari e molto spesso erano luoghi di celebrazioni delle feste o meta di pellegrinaggio. 

Tenderò le braccia a benedire -acqua bianca acqua verde o azzurra-
la sorgente selvatica ed il pozzo.
Per segreto incantesimo continui da crepe invisibili
a sgorgare l’acqua, che viene dal grembo della Madre
- dalla sacra bocca della madre e benigna sui campi si effonde.
Benedirò limpido rivo o l’onda scura quando si inabissa
acqua di polla- acqua di sorgiva,
spirito d’acqua ogni male annulla
(Fryda Rota)

DIVINITA' DELLE ACQUE

Fiumi e ruscelli sacri avevano una divinità tutelare così ad esempio alla Senna corrispondeva la Dea Aequana

CLOOTIE WELLS

L’acqua è guaritrice perché lava ed elimina le impurità sia sul piano fisico che spirituale, ma per attivare la magia occorrevano dei riti specifici, gesti, deambulazioni e invocazioni: compiere un rituale con l’acqua o incantare l’acqua significa per il Mago controllare la forza invisibile contenuta in essa; così i druidi incantano le acque dei fiumi e dei laghi per farle scomparire e assetare i nemici. 

Letteralmente "fontane di stoffa" sono polle d'acqua o fontane, con un albero accanto, dove strisce di stoffa vengono legati ai rami, nella speranza di guarire da una malattia. Esiste ancora un rituale dei pozzi curativi che segue un modello generale grossomodo identico nei vari paesi in cui viene ancora praticato: il pellegrino gira per tre volte intorno al pozzo nel senso del sole poi si inchina verso il pozzo e prega la divinità del pozzo o il santo per la sua guarigione. Quindi beve un sorso d'acqua e si bagna la parte malata.La stoffa usata per bagnarsi viene appesa all'albero che sempre sorge in vicinanza di un pozzo, in modo che rimanga un rapporto continuo con gli influssi curativi del luogo. Secondo la tradizione, man mano che lo straccio si disintegra nel tempo, la malattia svanisce! Questi luoghi sono stati ovviamente rifunzionalizzati dalla nuova religione e dedicati alla Modonna o ad un Santo.

Ritroviamo così l'albero e l'acqua riuniti insieme

(Cattia Salto luglio-agosto 2015)