Crea sito

LA DANZA NEL RINASCIMENTO

IL QUATTROCENTO

Ad un certo punto nella storia della danza la catena della carola si spezza in coppie, una struttura ampiamente documentata nell’iconografia rinascimentale è la “passeggiata” dall’incedere processionale, nella quale sfilano le coppie dando sfoggio dei sontuosi costumi. 

Dal Cassone Adimari di fattura quattrocentesca ammiriamo una bassa danza che i danzatori eseguono in coppia, con la dama sempre alla destra del cavaliere: le coppie si muovono su un ampio spazio a palchetto ombreggiato da tendaggi tesi tra le due facciate antistanti della piazza e disegnano un cerchio.

Durante il Rinascimento la danza diventa un’espressione artistica e compare il “Maestro di dançare” una figura professionale al servizio di principi e nobili della corte: proprio da questi “maestri di ballo” furono elaborati e portati a sintesi elementi eterogenei di varie epoche e di diversi popoli, trasponendo in stile aulico coreografie ispirate anche ai balli popolari. E' con il "maestro di danza" che la danza medievale acquista una sua tecnica ben definita di passi e movimento corporeo (una sintesi di capacità di coordinamento del movimento e di buone maniere)

Guglielmo Ebreo da Pesaro, rinomato maestro di danza, arriva a sostenere che la danza è un’arte e una scienza: "questa tal virtute e scinzia essere di grandissima e singulareefficacia, et alla umana generazione e amicissima e conservativa, sanza la quale alcuna lieta e perfetta vita essere infra gli uomini già mai non puote. La virtute del danzare è una azione dimostrativa di fuori di movimenti spirituali li quali si ànno a concordare colle misurate e perfette consonanze d'essa armonia".

Proprio dalla metà del XV secolo provengono le testimonianze dei primi trattati, accompagnati da una trasmissione scritta di coreografie, ordinate sulla musica con una vera e propria "intavolatura" di passi (Domenico da Piacenza, Guglielmo Ebreo da Pesaro ed Antonio Cornazano), poi sul finire del XVI secolo, in Italia, compaiono ad opera di Marco Fabrizio Caroso e Cesare Negri i primi trattati a stampa.

I trattati di ballo rinascimentali comprendono anche la notazione delle melodie che devono accompagnare una determinata coreografia: ci troviamo finalmente nella situazione di conoscere quali passi era previsto si eseguissero in corrispondenza di una certa musica da ballo!

I PASSI

I movimenti sono suddivisi in "movimenti naturali":

s sempio (passo semplice),
d dopio (passo doppio),
r reprexa (ripresa),
c continenza
contrappasso
m movimento
 (piegamento ritmico del corpo)
V voltatonda (giro completo)
mezzavolta
scambio

e "movimenti accidentali":
frapamento (ornamento, affettazione),
scorsa (trascorsa)
cambiamento (scambietto).

Fu Domenico da Piacenza a operare una distinzione nelle quattro principali misure cioè bassa danza (a suo avviso la danza per eccellenza adatta al portamento nobile e quindi la regina delle danze) eseguita con una tecnica che evita i salti, a contatto con il suolo e caratterizzata da un incedere grave e misurato e gli altri tre balli che invece richiedono i passi saltati ovvero la quaternaria, il saltarello e la piva.

E’ pertanto solo da questo periodo che ci si può avvicinare alla danza con intento di riproposizione filologica, tutte le danze antecedenti sono invece frutto di interpretazioni moderne. I problemi che presenta una ricostruzione di queste sono però notevoli: a parte difficoltà e dubbi della traduzione testuale, i trattati sono alquanto vaghi in fatto di stile esecutivo, infatti per i danzatori del tempo molto era dato per scontato, il resto doveva essere insegnato dal “Maestro di dançare”

Domenico da Piacenza nel suo De arte saltandi descrive 22 danze di cui 18 con la notazione musicale; dalle prime coreografie più lineari (Belriguardo, Leoncello, Belfiore) si passa ad elaborazioni più complesse e "prospettiche" (Gelosia, Pizochara, Mercanzia, Sobria, Tessara).
Le danze adesso diventano più spiccatamente danze di corteggiamento per gruppi di due  o per gruppi di tre (un uomo con due donne o una donna con due uomini).
Ricorrente per vivacizzare la danza è il passo di piva cioè il passo saltellato (passo terzinato) oltre all'uso di varie mosse e mossette anche con intenti mimici.

Nella miniatura è raffigurata una danza a tre sulla melodia di un’arpa. Il portamento dei giovani è maestoso e improntato all’eleganza e alla leggiadria; molto vezzoso il tenersi per i mignoli. I tre incedono in avanti e le donne piegano il braccio opposto mantenendo la mano in una postura molto aggraziata.

L’etichetta del tempo raccomandava alla fanciulla che danza “di non stare con gli occhi alteri, né di mirar in modo vagabondo, or qua or là, ma sia onesta e gentile; il più del tempo guardi la terra, e non porti il capo in seno, abbasso, ma il capo tenga dritto suso alla persona rispondente

IL CINQUECENTO

In questo secolo appaiono i primi libri riprodotti a stampa, la grafica dei testi è inoltre standardizzata, quindi diviene più leggibile rispetto alle copie degli amanuensi, che spesso pongono problemi di decifrazione. Il primo trattato conservato è Il Ballarino, di Fabrizio Caroso, stampato a Venezia nel 1581.

La prima parte del Ballarino è interamente dedicata ai passi, che vengono dapprima elencati in tutte le loro possibili varianti, quindi descritti e codificati, specificando posizione e movimento dei piedi, nonché postura del corpo. La seconda parte del trattato è dedicata alle coreografie. In alcuni casi di esse è chiaramente riportato l’autore, in altri è annotato “autore incerto” oppure non si nomina del tutto, si tratta quindi di danze più antiche che possono quindi fornire utili indicazioni per la ricostruzione delle coreografie dei periodi precedenti. Nonostante il testo sia molto preciso nella descrizione dei movimenti, a volte restano dei dettagli non chiari, e perciò esistono oggi varie interpretazioni della stessa coreografia.

Alla fine del 500 Thoinot d’Arbeau pubblica il suo trattato Orchesographie stampato a Parigi nel 1588 e ancora nel 1589 a Langres, e introduce una grossa novità, latablatura: a fianco del rigo musicale, posto in verticale, sono annotati i singoli movimenti dei piedi in corrispondenza della  battuta a cui si riferiscono, e a fianco ancora vengono riassunti come passi completi.

Il Cinquecento se ancora mantiene le danze in doppio tempo lente come la pavana e il passamezzo vede affermarsi la Gagliarda come danza preferita: è una vivace danza ternaria e saltata di origine italiana, il suo modulo di base è costituito da un alternarsi di calci saltellati, ora su un piede ora sull’altro ma è arricchito da un’infinita varietà di “mutanze” che inseriscono abbellimenti anche impegnativi: capriole -salti durante i quali si incrociano le gambe, anche più di una volta-, “fioretti”, “salti del fiocco”. Mimando un rituale di corteggiamento, i due partner tendono a esibirsi in queste evoluzioni più elaborate l’una dopo l’altro, fermandosi a guardarsi a vicenda.Un'altra danza nella quale il cavaliere mostra la propria brillante agilità è il Canario, abbastanza veloce e ricco di variazioni, con passi battuti e strisciati di ascendenza spagnoleggiante. Con il successo di forme di ballo di questo genere, lo stile del XVI secolo ha preso le distanze da quello che l’aveva preceduto: dove prima dominavano l’estetica della leggerezza e della soavità, si impongono ora destrezza e abilità!

Con la Volta si inaugura, nel XVI secolo, la serie delle danze a coppia chiusa che rotea facendo perno su se stessa come poi farà il valzer. La coppia tende ad isolarsi e a intrattenersi in forme di contatto fisico (su cui i moralisti del tempo avevamo molto da ridire) fino al sollevamento della dama da parte del cavaliere. Non sorprende che i trattati di demonologia presentino la volta come la danza delle streghe.

Il Caroso nel 1600 pubblica Nobiltà di Dame. In esso l’elenco dei passi è quasi raddoppiato nel numero rispetto al Ballarino, e alcuni sono inventati e descritti ex-novo. Questo elemento permette di datare con precisione alcuni passi e di escluderli nella ricostruzione ipotetica di danze più antiche. Egli indica anche precise istruzioni su come comportarsi nelle occasioni, diremmo oggi "mondane": le regole su come fare la riverenza, rivolgersi alle dame, togliersi la berretta, accomodare la cappa e la spada, e così via

“Ballano i Prencipi, è nel ballare più che in altra cosa la loro gravità mostrano, ballano i Cavalieri, e con ciò la lor leggiadria fanno vedere; ballano, le Dame, & ecco il veromezo di scoprire la gratia, che serbano in tutti i movimenti. Finalmente balla tutto il mondo, e chi d'agilità, chi di  prestezza, chi di forza, e chi d'una, & chi d'altra cosa, ne riporta da gli spettatori loda non picciola”.

COUNTRY DANCE - CONTRADDANZE

L'altro punto cardinale per chi propone danza antica è l'inglese John Playford, che in un manuale edito nel 1651 descrive oltre 150 danze.

Playford è la prima fonte scritta per tutto il nucleo delle controdanze inglesi, e codifica le tre forme coreografiche principali che si trovano ancora oggi nella danza delle isole britanniche: il cerchio di coppie con figure e scambio di partner, il set di quattro coppieche danzano un ritornello e poi a due a due ripetono le singole figure, il long-way, in cui ad ogni giro di danza le coppie in fila risalgono verso la musica o scendono di un posto, cambiando via via posizione e ruolo. Ogni danza è illustrata con un immagine che mostra le posizioni dei ballerini, la notazione musicale e la descrizione verbale di passi e figure.

La maggior parte delle musiche riportate nel manuale erano nate nel secolo elisabettiano mentre le danze erano l'alternativa più popolare alle complicate coreografie barocche del tempo. L'origine di queste danze le possiamo ritrovare sia nelle danze rinascimentali italiane che nelle danze popolari inglesi.

 ESCAPE='HTML'
By Item is held by John Oxley Library, State Library of Queensland., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12375390

Il manuale conobbe un'enorme fortuna soprattutto nei due secoli successivi con numerose ristampe pubblicate dal figlio Henry, il quale seppe rinnovare le musiche e le coreografie adattandole al nuovo gusto della ricca società inglese. 
Le contraddanze vennero ballate per buona parte del 1800 e nel 1909 Cecil Sharp recuperò il manuale del Playford pubblicando alcuni libri con le relative coreografie.