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LE CANZONI CELTICHE

 

GEORDIE

Melodia tradizionale

 

Geordie potrebbe essere stato un personaggio storico: George Gordon conte di Huntly, che, ribellatosi contro il Re di Scozia Giacomo VI nel 1589, fu imprigionato e condannato a morte come traditore, ma in seguito liberato per intercessione della sua famiglia.

La ballata di "Geordie" ha originariamente un lieto fine: la giovane moglie che si reca a corte ad implorare per la vita del suo sposo riesce nel suo intento.

La ballata ha avuto grande diffusione nell'intera Gran Bretagna dando luogo a numerosissime varianti. Quelle inglesi, però fanno di Geordie un bracconiere. È il caso della versione di Thomas D'Urfey, 1719-1720. Nell'Inghilterra medievale la caccia di frodo nelle tenute e nelle riserve reali era punita con la pubblica impiccagione, ma al giovane Geordie viene riservato il privilegio di essere impiccato con una corda d'oro a causa delle sue origini aristocratiche. Fabrizio de Andrè negli anni 60 ne ha fatto un arrangiamento cantandola in italiano.

 

As I walk'd o'er London Bridge
One misty morning early
I overheard a fair pretty maid,
Was lamenting for her Geordie.
"O, my Geordie will be hang'd in a golden chain,
'tis not the chain of many,
He was born from King's royal breed
And lost to a virtuous lady.
"Go bridle me my milk-white steed,
Go bridle me my pony,
I will ride to London's Court
To plead for the life of Geordie.
"O Geordie never stole nor cow, nor calf,
He never hurted any,
Stole sixteen of the King's royal deer
And he sold them in Bohenny.
"Two pretty babes have I born,
The third lies in my body,
I'd freely part to them ev'ry one
If you'd spare the life of Geordie."
The judge look'd over his left shoulder,
He said, "Fair maid, I'm sorry,
So, fair maid, you must be gone,
For I cannot pardon Geordie."
O my Geordie will be hang'd in a golden chain,
'tis not the chain of many,
Stole sixteen of the King's royal deer
And he sold them in Bohenny.

 

 

ASCOLTA


versione italiana

di Fabrizio De Andrè 1964

Mentre attraversavo il Ponte di Londra
Una nebbiosa mattina, presto
Sentii per caso una bella fanciulla
Che si lamentava per il suo Geordie.
"Impiccheranno Geordie con una corda d'oro'
Non è una catena per molti;
È nato da stirpe reale
E fu affidato a una dama virtuosa.
"Mettete le redini al mio bianco cavallo,
Mettete le redini al mio pony;
Cavalcherò fino alla Corte di Londra
A implorare per la vita di Geordie.
"Geordie mai rubò una mucca o un agnello,
Non ha mai fatto del male a nessuno;
Ha rubato sedici cervi del Re
E li ha venduti a Bohenny. "
"Ho partorito due bei bambini,
Il terzo lo porto in grembo;
Darei volentieri tutti e tre
Se salvaste la vita di Geordie."
Il giudice si guardò la spalla sinistra,
Disse, "Mi dispiace, bella fanciulla;
Bella fanciulla, te ne devi andare
Perché non posso perdonare Geordie."
Impiccheranno Geordie con una corda d'oro
Non è una catena per molti;
Ha rubato sedici cervi del Re
E li ha venduti a Bohenny."

 

 

 

Versione di Robert Burns (1787-1803)

 

There was a battle in the north,
And nobles there was many,
And they hae kill'd Sir Charlie Hay,
And they laid the wyte on Geordie.

O he has written a lang letter,
He sent it to his lady;
Ye maun cum up to Enbrugh town
To see what words o' Geordie.

When first she look'd the letter on,
She was baith red and rosy;
But she had na read a word but twa,
Till she wallow't like a lily.

Gar get to me my gude grey steed,
My menzie a' gae wi' me;
For I shall neither eat nor drink,
Till Enbrugh town shall see me.

And she has mountit her gude grey steed,
Her menzie a' gaed wi' her;
And she did neither eat nor drink
Till Enbrugh town did see her.

And first appear'd the fatal block,
And syne the aix to head him;
And Geordie cumin down the stair,
And bands o' airn upon him.

But tho' he was chain'd in fetters strang,
O' airn and steel sae heavy,
There was na ane in a' the court,
Sae bra' a man as Geordie.

O she's down on her bended knee,
I wat she's pale and weary,
O pardon, pardon, noble king,
And gie me back my Dearie!

I hae born seven sons to my Geordie dear,
The seventh ne'er saw his daddie:
O pardon, pardon, noble king,
Pity a waefu' lady!

Gar bid the headin-man mak haste!
Our king reply'd fu' lordly:
O noble king, tak a' that's mine,
But gie me back my Geordie.

The Gordons cam and the Gordons ran,
And they were stark and steady;
And ay the word amang them a'
Was, Gordons keep you ready.

An aged lord at the king's right hand
Says, Noble king, but hear me;
Gar her tell down five thousand pound
And gie her back her Dearie.

Some gae her marks, some gae her crowns,
Some gae her dollars many;
And she's tell'd down five thousand pound,
And she's gotten again her Dearie.

She blinkit blythe in her Geordie's face,
Says, dear I've bought thee, Geordie:
But there sud been bluidy bouks on the green,
Or I had tint my laddie.

He claspit her by the middle sma',
And he kist her lips sae rosy:
The fairest flower o' woman-kind
Is my sweet, bonie Lady!

(Traduzione in italiano)
Ci fu una battaglia nel nord,
Di nobili ce n'eran molti;
Sir Charlie Hay fu ucciso
E la colpa ricadde su Geordie.
Scrisse una lunga lettera
E la mandò a sua moglie:
"Dovete venire a Edimburgo
Per accertarvi di quel che dice Geordie."
Quando vide quella lettera
Arrossì tutta quanta;
Ma non lesse che due o tre parole
Che impallidì come un giglio.
"Datemi il mio bel cavallo grigio,
Tutti i miei uomini vengan con me;
Non voglio né mangiare né bere
Finché Edimburgo non mi vedrà."
Montò sul suo bel cavallo grigio
E tutti i suoi uomini andaron con lei;
E non mangiò, né bevve
Finché Edimburgo non la vide.
Vide per primo il ceppo fatale
E poi la scure per decapitarlo;
Poi vide Geordie scender la scala
Tutto preso in ceppi di ferro.
Ma anche se era tutto incatenato
Con ceppi robusti d'acciaio e di ferro,
Non c'era nessuno in tutta la corte
Che fosse splendido quanto Geordie.
Lei allora si gettò in ginocchio,
Son certo ch'era pallida e triste:
"Perdono, perdono, nobile Re,
Ridatemi il mio amore!
"Sette figlio ho dato al mio amato Geordie,
Il settimo non ha mai visto suo padre:
Perdono, perdono, nobile Re,
Abbiate pietà d'una povera donna!"
"Dite al boia di sbrigarsi!"
Fu la sdegnosa risposta del Re;
"Nobile Re, prendete tutto quel che ho,
Ma ridatemi il mio Geordie."
I Gordon andavano e venivano,
Ed eran proprio forti e sicuri;
E fra di loro continuavano a dirsi,
"Gordon, tenetevi pronti."
Un anziano lord alla destra del Re
Dice, "Ascoltatemi, nobile Re;
Fatele raccoglier cinquemila sterline
E ridatele il suo amore."
Chi le diede marchi, chi le diede corone,
E chi le diede parecchi talleri;
E lei ha raccolto cinquemila sterline
E ha riavuto indietro il suo amore.
Diede un'occhiata allegra a Geordie,
Disse, "Caro, io t'ho riscattato;
Ma prima di perdere il mio amore
Sul prato ci sarebbero state carcasse insanguinate."
Lui la prese per la vita snella,
E la baciò sulle labbra rosee:
"Il più bel fiore di tutte le donne
È la mia dolce e bellissima sposa!"

 

Bracconieri, foreste, opposizione

di Riccardo Venturi

 


Nel poemetto "Piers Plowman" ("Pietro l'Aratore") di William Langland,
scritto in medio inglese nel XIV secolo, vi e' un famoso passo in cui
un contadino si domanda come mai tutti i nomi di animali vivi siano
inglesi, mentre quando vengono cucinati diventano francesi. Così
l'inglese "pig", cucinato, diventa "pork"; il "calf" (vitello) diventa
"veal" (francese antico "vel", moderno "veau"); il "deer" (cervo)
diventa "cerf" (non più in uso nell'inglese moderno); e così via.
 
La risposta e' semplicissima: l'allevamento e la caccia servivano alle
tavole dei re e dei ricchi; i quali re e ricchi, nell'Inghilterra di
allora, parlavano francese. Per tre secoli, dalla conquista normanna
di Guglielmo con la battaglia di Hastings fino al 1362, data meno nota
ma che segna il ristabilimento ufficiale della lingua inglese (nel
frattempo modificatasi enormemente in seguito all'influsso francese)
come lingua di corte ed amministrativa, il francese e' la lingua delle
classi dominanti, mentre il disprezzato inglese e' la lingua del
popolo, delle classi piu' umili, dello "strato basso".
 
Quelli, insomma, che gli animali li devono allevare per farli mangiare
agli altri. E di quelli che non possono piu' andare a cacciare
liberamente nelle foreste, per sfamarsi e sfamare le loro famiglie,
perche' nel frattempo una classe dominante ha importato la "nobile
arte" della caccia come "sport" di élite, chiudendo le foreste ai
poveracci e organizzando il proprio divertimento (che e' anche forma
di addestramento militare) con battitori, cani, cavalli e servi. 
 
Nasce cosi' la "caccia di frodo", il bracconaggio; una cosa che
nell'Inghilterra anglosassone prenormanna non esisteva assolutamente.
E viene, da subito, sottoposta a leggi severissime. Le foreste, mezzo
di sostentamento delle classi popolari non soltanto con la caccia,
diventano luoghi di esclusiva proprieta' del re e delle classi
aristocratiche. Ancora in epoca elisabettiana, la maggior parte del
territorio inglese e' ricoperta da fitte boscaglie; logico, quindi,
che in quella che, con tutti le cautele del caso, puo' essere definita
"coscienza popolare", le foreste diventino un luogo di opposizione. E
di durissima opposizione.
 
Non e' un caso che, sin dal XIV secolo, si parli di "guerra al
bracconaggio". E non e' un caso che nasca, forse su basi reali, la
leggenda di Robin Hood (che nelle molte ballate tradizionali che lo
riguardano, spesso viene definito con l'appellativo di "free hunter").
Le leggi che riguardavano l'esercizio della caccia divengono via via
sempre piu' draconiane: vengono istituiti i guardacaccia armati al
servizio del re o del signore locale, ai quali viene data la facolta'
di poter abbattere sul posto chi viene sorpreso a cacciare di frodo.
Chi si recava a cacciare in una foresta per mangiare qualcosa
rischiava quindi la vita. Si organizzano bande di cacciatori abusivi i
quali, a volte, riescono a sopraffare i guardacaccia e ad ucciderli
nei modi piu' atroci (anche, naturalmente, per vendicarsi di
trattamenti del tutto analoghi da parte dei guardacaccia).
 
Nasce così, nella foresta, come luogo di opposizione, la figura dell'
"outlaw". Con un termine popolare antico, inglesizzato sì, ma di
antica derivazione danese ("udlav"). E i signori si trovano a
malpartito, ad esprimere tale termine in francese. Rimane in inglese.
Gli outlaws parlano soltano la lingua bassa e hanno nomi da bovari, da
porcari, da servi.
 
In un manoscritto del 1450 circa viene tramandata una ballata che e'
tra le piu' antiche testimonianze scritte della guerra al
bracconaggio. Riporta, sia per argomento che per linguaggio (un
inglese medio arcaicissimo e di difficilissima comprensione),
avvenimenti anteriori almeno di un secolo e mezzo alla sua
trascrizione in manoscritto. 
Vi compare un "Robyn", ma non e' Robin Hood; e' un giovane che si reca
a cacciare di frodo, con arco e frecce, nella foresta in compagnia
dell'amico, o servitore, Gandeleyn. Nomi anglosassoni ("Robyn", come
viene dichiarato espressamente nel testo della ballata, è il
diminutivo di "Robert"). Avvistano un branco di cervi e Robyn ne
stende uno, finendo pero' immediatamente abbattuto da un guardacaccia,
tale Wrennock of Donne. Anche Wrennock è un nome anglosassone; il che
fa vedere bene che molta gente del popolo si poneva al servizio del
potere, sempre per mangiare, e sempre rischiando la pelle. Niente di
nuovo sotto il sole. Tra i poveri c'è chi si mette contro la legge del
potente, e chi si mette al servizio di essa. Il bandito e il
carabiniere.
 
Wrennock of Donne finisce poi a sua volta abbattuto da Gandeleyn, che
vendica così l'amico schernendo il cadavere del guardaccia. E' una
ballata assolutamente terribile e lugubre, che non ha assolutamente
niente dell'atmosfera "romantica" che poi e' stata attribuita ad
alcuni di questi componimenti (ma anche nelle ballate di Robin Hood
ritenute piu "giocose" fanno capolino episodi che del giocoso non
hanno niente, testimoniando cosi' della loro vera ed antica origine).
Nel ritornello, che nel testo originale suona: "Robyn lyth in grene
wode bowndyn" (in inglese moderno: "Robin lies bound in the green
wood"), si intravede forse il costume di legare il cadavere del
bracconiere abbattuto ad un albero, in modo che le bestie potessero
divorarselo.
 
Forse qualcuno avra' immaginato che sto scrivendo tutto questo qui
dentro a causa di un altro bracconiere, piu' noto agli amatori di De
Andre'. E', anch'egli, un bracconiere inglese; si chiama Geordie e le
sue vicende sono note. De Andre' traduce (molto bene) da una ballata
da "broadside" (foglio volante) settecentesca, ballata nella quale
vicende piu' antiche della guerra al bracconaggio si incrociano con
un'altra guerra, quella sullo "Scottish Border" che vide protagonisti
i clan giacobiti e le truppe inglesi tra il XVI e il XVII secolo (e
che diede ovviamente origine a tutta un'altra tradizione di "outlaws",
ed alle relative ballate). La "Geordie" originale racconta una vicenda
completamente diversa (e con un happy end); su di essa si dev'essere
innestata quest'ultima testimonianza della guerra al bracconaggio, una
sua eco assai tarda, dato che nell'Inghilterra del XVIII secolo le
leggi sulla caccia di frodo erano state attenuate, e non di poco. Ma
qualcosa doveva essere rimasta nella coscienza dei fruitori di tali
canzoni popolari.
 
La "Geordie" settecentesca, secondo quanto scrive Francis James Child,
veniva venduta agli angoli delle vie di Londra per un penny. La triste
vicenda del giovane bracconiere che viene condannato all'impiccagione
con la "golden chain" (un'assurdità: nessuno veniva mai impiccato ad
una catena, né d'oro né d'altro metallo meno nobile) con la giovane
sposa (già madre di un paio di "pretty babies" ed incinta del terzo)
che si reca ad implorare a corte per la sua vita, sembra che abbia
avuto un successo clamoroso: "The broadside was sold out in three days
and had to be continuously reprinted", scrive il Child. 
 
Nella ballata si vedono tutte le stratificazioni dei secoli, nelle
quali però la memoria di quel che era stata davvero la guerra al
bracconaggio "lingers on". Il bracconiere (che ruba non sei, ma
addirittura sedici "King's royal deer") non viene piu' abbattuto sul
posto, ma viene trascinato in galera e davanti a un tribunale, dove
l'inflessibile giudice lo condanna al capestro nonostante le suppliche
della fanciulla innamorata. Il Geordie settecentesco, però, non va
piu' a caccia per mangiare direttamente la preda, ma per venderla al
mercato di un paesino ("Bohenny" del testo originale è forse il paese
di Bohenie, nella contea di Pitlochry); qui De Andre' si dev'essere
trovato un po' a malpartito nella traduzione, con quel "vendendoli per
denaro" un po' buttato la'. Sfogliando i codici settecenteschi inglesi
sul bracconaggio, ci si accorge che un bracconiere poteva allora, al
massimo, essere condannato a qualche mese di galera o a qualche
frustata; ma, sempre secondo il Child, gli acquirenti in massa della
ballata non ci stettero sopra a ragionare. Poiché le "broadside
ballads" trattavano usualmente di avvenimenti di cronaca (nera, e nei
modi piu' splatter possibili; una vera e propria "Cronaca Vera"
dell'epoca), più d'un londinese cominciò ad inveire contro chi
condannava a morte un ragazzo per avere rubato dei cervi e, il 17
agosto 1748, si rischio' una mezza rissa quando un assembramento
"pro-Geordie" venne sciolto con la forza vicino al Blackfriars Bridge
(proprio quello dove fu ritrovato il cadavere del banchiere Calvi,
insomma). Insomma, tutti ancora trovavano del tutto normale che un
bracconiere potesse essere messo a morte; e questo la dice lunga su
quel che dev'essere stata la guerra al bracconaggio.