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LUGNASAD

La festa dell’Estate, che ringraziava la terra per l’abbondanza del raccolto, era celebrata dai Celti nel mese di Agosto. Più propriamente era considerata la Festa del Grano perché nelle campagne del Nord Europa segnava l’inizio alla maturazione del grano.

Secondo la leggenda  è stato Lugh, il dio del sole celtico a istituire la festa per i funerali della madre Tailtiu. 

«Le origini della festa di Lughnasadh sono collegate alla sua madre adottiva Tailtiu, la quale si affaticò per preparare le pianure irlandesi all’agricoltura e così morì, dopo aver chiesto che la pianura diventasse la sua tomba. Lugh ordinò che gli uomini di Irlanda tenessero una festa annuale all’anniversario della sua morte, istituendo i giochi funebri in suo onore. La tradizione dei giochi funerari ha paralleli in molte culture, basti ricordare le cerimonie funebri dei guerrieri morti ricordate nell’Iliade. Il vero scopo della festa è il raduno delle popolazioni al momento del raccolto sulle terre coltivate, terre che costituiscono il corpo materiale della Dea della Terra. Gli stessi raccolti sono essi stessi parte del corpo della Madre Terra.» [ tratto da “Feste Pagane”” di Roberto Fattore, Macro Edizioni ]

L'ADUNANZA

Era il momento delle assemblee plenarie, di grandi mercati e fiere, delle corse di cavalli unitamente ad altri giochi nei quali si cimentavano i guerrieri, ma anche di certami poetici e musicali in omaggio alla pace. In Irlanda venivano celebrate le nozze sacre: la gran sacerdotessa, in qualità di rappresentante della Dea, si univa al re ed in tale modo gli concedeva la sovranità. Questo rituale ricordava le nozze mistiche tra il dio Lugh e la dea Erin. Nella tradizione irlandese a Lughnasadh si celebravano i matrimoni e gli sposi eseguivano particolari danze rituali. Questa tradizione è diventata celebre con il film, “Ballando a Lughnasa”, dove si svolge una festa intorno a un falò in cima a un colle e le coppie di sposi si uniscono in matrimonio saltando sul fuoco. 

FESTA DEDICATA ALLA MADRE TERRA

Inizialmente la festa era un rito della dea madre. Gli autori classici ci narrano di sacrifici offerti a dee della terra, donne con corone di edera che celebrano i loro misteri di notte in onore della Terra producendo gran clamore, riti di donne nude tinte di guado (colore azzurro) o vestite di foglie o di verde per celebrare in modo più efficace la dea della fertilità.

Abbiamo la documentazione di uno di questi riti dagli scritti di un certo Tacito, funzionario romano incaricato di descrivere i costumi dei nativi germani (Angli e quelli che sono stati poi conosciuti con il nome di Normanni, i vichinghi) riguardo all’adorazione della dea Nerthus.

“In un isola del mare Oceano c’è un sacro boschetto dove si trova un carro consacrato coperto da un drappo. A un solo sacerdote è consentito toccarlo. Egli può percepire la presenza della dea, quando è là nel suo santuario. Il sacerdote accompagna il carro con grande reverenza quando nel tempo appropriato viene rimosso dall’isola e trasportato dai buoi attraverso i territori delle tribù e il suo soggiorno è tempo di fare festa. nessuno va in guerra,ogni arma viene riposta, solo in quel periodo si conoscono e si apprezzano la pace e la quiete finchè la dea, dopo aver goduto abbastanza la compagnia degli umani, viene ricondotta al suo tempio dallo stesso sacerdote. 

L’immagine di una dea portata su una lettiga coperta da un velo bianco per le strade e i campi il giorno della sua festa è comune a molti gruppi tribali dell’Europa occidentale e anche del Sud est europeo, dove Cibele, la dea siriana della fecondità, veniva anch’essa trasportata per le campagne. San Martino nel IV sec d. C., ci parla dell’immagine di Cibele che, coperta da tendaggi, viene trasportata per i campi dell’antica Gallia.

Nell’accordare la pace però la dea richiedeva un prezzo, sempre proseguendo nella lettura di Tacito:
Dopo di che il carro e il drappo e se vi piace credermi la stessa dea vengono immersi in una misteriosa piscina. Il rito è eseguito da schiavi che, non appena lo hanno compiuto, vengono annegati nel lago. In tal modo il mistero produce terrore e una pia ignoranza su cosa possa essere quello spettacolo che solo i morituri avevano la possibilità di contemplare

LAMMAS, LA FESTA DEL RACCOLTO

E' la festa del 1° agosto che si è andata a sovrapporre alle più antiche celebrazioni. Nel Medioevo diventa la festa del pane (impastato con il grano nuovo) da portare in Chiesa per essere benedetto. La notte di Lammas, come consuetudine della tradizione celtica, è la notte della vigilia del 1 agosto, giorno di festa per i contadini della Scozia, giorno di riposo e festa prima dell’inizio del raccolto. Nella tradizione contadina scozzese è come il nostro giorno di San Martino, quando vengono pagati i terreni in affitto e si rinnovano i contratti.
La pianta sacra di Lughnasadh è la spiga di grano o di orzo.
Lugh è la divinità del grano, che non muore mai (John Barleycorn never die) perchè il grano tagliato rinasce come farina e pane.
Nel pane confluisce l’energia della Natura per intero: Terra, Acqua, Aria e Fuoco si combinano magicamente e lo rendono sacro nutrimento. (per fare in pane in casa continua)

LA DOMENICA DEL MIRTILLO

Nelle isole britanniche è la festa del Mirtillo, una pianta selvatica per eccellenza che matura proprio in questo periodo, una ricorrenza ancora sporadicamente praticata in Scozia e Irlanda: la raccolta dei mirtilli, una festa di mezz'estate denominata Bilberry Sunday (in Scozia si dice "Blaeberry"in Irlanda "Fraughan") che si svolgeva o la domenica prima di Lammas o in concomitanza della festa.
Un tempo i giovinetti e le giovanette stavano su per i monti nella brughiera da mattino a sera a raccogliere i mirtilli e a fare amicizia, era perciò una festa dedicata al corteggiamento e a combinare i matrimoni (sotto i buoni uffici di Lugh). Alla fine della giornata le donne da marito avrebbero preparato una torta con i mirtilli raccolti, da regalare durante la festa successiva al ragazzo di cui erano innamorate e se il ragazzo accettava il dolce si poteva dichiarare iniziato il corteggiamento.. (altro che festa di San Valentino!!)

LA RICETTA TRADIZIONALE

BLUEBERRY TART Niente di sofisticato quasi una focaccina, ma che bontà la ricetta dal Galles

"Sconosciuto nelle civiltà mediterranea antiche, [il mirtillo] è una creatura delle montagne settentrionali, che entrò a far parte del repertorio medico medievale, quando si scoprirono le sue virtù astringenti, toniche e depurative. Anche i medici del ‘700 lo consigliavano per “moderare l’ardore di una bile infiammata”. I mirtilli, come le more o i lamponi, sono il miglior pretesto per riunirsi in allegra compagnia e recarsi cantando nei monti. E’ per cosi dire un frutto “sociale”. 
Nella tradizione estiva della montagna, c’era la “domenica del mirtillo”, giorno dedicato alla frivolezza, quando i giovanotti e le fanciulle muniti di secchielli, dovevano raccogliere i frutti, e invece si dedicavano agli amoreggiamenti e alle danze. Chi raccoglieva i mirtilli erano le madri, che poi li utilizzavano per fare marmellate.
" (tratto da qui)

Si raccoglievano grandi quantità di mirtilli non solo per fare le torte e le confettura ma anche a scopi medicinali e per le tinture; nel Donegal erano i ragazzi a confezionare i braccialetti con i mirtilli (non dimentichiamoci che un tempo -ad esempio il Settecento - gli uomini avevano molta più dimestichezza di ago e filo di quelli di oggi!) da regalare alla ragazza di cui erano innamorati.
La Valle d'Aosta è piena di mirtilli selvatici basta andare per i sentieri di montagna nel mese di luglio-agosto o approfittare di una sagra del mirtillo !

La festa di Lughnasa era perciò una festa delle alture in cui si iniziava il primo raccolto quello dei frutti spontanei ovvero si propiziava la stagione del raccolto, una raccolta abbondante di bacche avrebbe infatti significato una buona annata per i raccolti successivi.
Era anche l'occasione per fare un pellegrinaggio sulle alture (da tempo immemori considerati luoghi sacri).

E' la festa in cui si accendono i falò e in cui si balla fino allo sfinimento!

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Ma quando inizia la stagione del raccolto in Scozia?
C'è un primo raccolto ad agosto con la festa di Lammas (vedi "Corn Rigs Are Bonnie") che prosegue per tutto agosto (vedi "Now westlin winds") considerato già come il mese in cui ha inizio la stagione autunnale e infine il raccolto dell' Harvest moon ossia la luna piena prossima all'equinozio d'autunno, periodo in cui sembra essere collocata la ballata The Band of Shearers

Con l'equinozio d'autunno si colloca la fine della mietitura ed è il momento della festa del secondo raccolto (dell’ultima frutta e degli ortaggi e in particolare dell’uva). Così grosso modo le feste del raccolto oggi si svolgono dopo l'equinozio d'autunno e verso la fine di Settembre per celebrare la fine della intera stagione del raccolto, sono diventate feste di paese o degustazioni da gourmet dei prodotti locali, ma un tempo erano le feste della comunità agricola!

LA VECCHIA E LA FANCIULLA DEL GRANO

«Uno dei più importanti eventi dell’anno agrario nell’antica Europa era ed è ancora il raccolto del grano. Risalente all’Età Neolitica, la coltivazione dei cereali ha letteralmente plasmato tutte le civiltà europee e mediterranee: la farina e il pane erano la vita per le antiche popolazioni. La mitologia più antica narrò di due entità femminili, madre e figlia, che rappresentavano forse il raccolto maturo e il futuro raccolto da seminare, entrambe simboleggiate dall’ultimo covone mietuto, quasi a raffigurare la loro somiglianza e identità. Il folklore europeo ne parlò come la Vecchia del Grano, il vecchio spirito o la vecchia divinità che moriva al momento del raccolto per incarnarsi nella Fanciulla del Grano, raffigurata come una bambola formata con le spighe dell’ultimo covone e conservata come un talismano per tutto l’anno. In epoche precristiane queste due figure venivano chiamate Demetra e Persefone, o Cerere e Proserpina.» [tratto da “Feste Pagane” di Roberto Fattore, Macro Edizioni ]

LA PORTATRICE DEL BRAN

Così Massimo Centini nel suo libro "Magia e medicina popolare in Piemonte" (2007) scrive "un interessante esempio della persistenza di pratiche connesse agli antichi culti di fertilità è presente nella critica mossa dal Sinodo di Ivrea (1602) nei confronti delle processioni attraverso la campagna costituite solo da donne, con lo scopo di assicurare un buon raccolto.. Queste processioni "non sempre sono in onore e commemorazione dei santi, se ne organizzano di speciali, come propiziatrici per il buon andamento annuale della campagna, oppure per la buona fortuna dell'alpeggio durante la stagione estiva. E allora essenzialmente le donne, non si limitano a vestire gli abiti della festa, ma aggiungono ornamenti particolari: fiocchi, nastri e collane, e sulla testa una specie di copricapo molto alto di forma piramidale, che è tutto quanto fittamente coperto di fiori finti multicolori".
Ancora in aluni paesi del Canavese (provincia di Torino) si celebrano ad Agosto con prolungamento fino a Settembre (a Maglione Canavese è chiamata "matarilla" - e si lo confesso anch'io sono stata una portatrice del bran), delle feste del grano che hanno come protagoniste le fanciulle portatrici del Bran, una struttura di legno a forma conica alta due metri, sorretta sulla testa e interamente ricoperta di fiori, specchietti, spighe di grano, frutta e nastri colorati e fiocchi, all’interno della quale, in alcuni casi o così era un tempo, è posta una grossa forma di pane (questa struttura con nomi diversi è tipica anche della tradizione contadina nel Sud Italia). Il pane è quello che anticamente si confezionava con il grano dell’ultimo covone e rappresentava lo spirito del grano. 

Probabilmente le figure femminili richiamano il culto delle Matres: una delle tante rappresentazioni della Grande Dea, personificazione della Terra: esse erano dee della fertilità e venivano rappresentate spesso in numero di tre, recanti frutta, fiori o una cornucopia.

LA FANCIULLA DEL GRANO-JOHN BARLEYCORN

Nella festa sopravvivono antiche tradizioni e celebrazioni allo "spirito del grano": nell'ultimo mietitore che raccoglieva l'ultimo covone entrava questo "spirito del grano", ossia l’essenza sacra del grano. In tempi antichi egli era sacrificato e le sue ceneri sparse nei campi. Un tempo probabilmente la vittima sacrificale era una fanciulla e l’ultimo covone ancora in alcune regioni celtiche è chiamato la Fanciulla o la Madre. Poi si passò a sacrificare animali e bruciare fantocci, ma il significato era sempre quello: il sacrificio della divinità primordiale, che moriva come re del grano e il cui sangue benediceva la terra, garanzia di futuri e abbondanti raccolti. Ancora nell'Ottocento nelle campagne delle Isole Britanniche era diffusa la tradizione del "crying of the neck" (continua) Da tenere presente che molte di queste tradizioni sono traslate nei paesi nordici all'equinozio d'autunno (harvest moon).

Lo spirito del grano era effigiato da una bambolina confezionata intrecciando la paglia dell'ultimo covone di grano. Questa bambolina veniva poi custodita in casa: in essa si era trasferito lo spirito del grano, che quindi non moriva con la mietitura; all'inizio della nuova semina i suoi chicchi venivano seminati per ridare la vita alla Terra (nella danza della vita nulla muore mai veramente).

In ricordo delle antiche tradizioni una pagnotta o simile (lammas bannock) era preparata con il primo grano appena raccolto ed era portata in chiesa per essere benedetta (a simboleggiare il ringraziamento alla Terra) e poi divisa in quattro parti, era lasciata nei 4 angoli della stalla a protezione del raccolto.

IL BRAN

Una fanciulla dalle guance rosa una fanciulla con brace nello sguardo
una fanciulla dal corpo leggiadro: in mezzo al cuore piantiamole spighe
-poi posiamo il pane impastato con il grano dell’ultimo covone:
le sia sepolcro un intreccio di vincastri e su quello –tenace- una coperta di gonfie spighe
insieme a freschi frutti e margherite lustre di rugiada
il profumo del pane alletterà lo spirito benevolo del grano
e la bellezza della donna morta lo indurrà a fermarsi in questi luoghi.

Renda un rogo alla terra quel pane-
fatta cenere la forma della donna,
a garantire splendido raccolto quando si accenderanno giorni nuovi.
(Fryda Rota)

LA FESTA DEL RACCOLTO NELLE BALLATE CELTICHE

FESTE DEL PANE IN PIEMONTE

In Piemonte sono numerose le feste in cui il pane o la focaccia dalle forme più svariate è parte del rituale: la festa dei Micun di Belvedere Langhe, la festa di Sant’Antonio ad Albugnano (At) in cui sul carro agricolo trainato dai buoi sono portati dei pani.

Nelle terre monferrine sono molto diffusi i carri processionali, spesso associati a pani benedetti (Villanova d’Asti per la Festa di Sant’Isidoro). 
Nel vercellese la corsa dei buoi a Caresana perlafesta di San Giorgio vede in palio una focaccia dolce per il vincitore. (Un’altra corsa dei buoi molto caratteristica si tiene ad Asigliana (Vc) nella seconda domenica di Maggio.)

A Bognanco (Vb) durante i festeggiamenti per san Lorenzo (la domenica più vicina al 10 agosto) si tiene la processione delle cavagnette. I cestini contenenti piccoli alberelli decorati con nastri, collane e fiori colorati sono portati sulla testa dalle donne in una singolare processione in cui il santo è portato per un giro intorno alla chiesa. Aprono simbolicamente la processione tre donne vestite con gli abiti tradizionali popolari della Valle.

A Demonte (Cn) la festa dell'Abbadia cade il giorno di San Magno –mese di agosto, protettore degli armenti. Al mattino ritrovo dello Stato Maggiore dell'Abbadia munito di lance e feluche. Messa e processione con ragazze che sulla testa portano la "charità", ceste adornate di nastri colme di pani benedetti che verranno distribuiti alle famiglie. Poi giochi, danze e musiche popolari.

Nel Canavese a Perosa è rimasta una traccia di antichi riti celtici nella sfilata di due priore alla processione in occasione della festa patronale. La due ragazze vestite di bianco portano sul capo la carità, una struttura lignea dorata alta fino a un metro decorata con fiori finti e immagini della madonna, simboleggianti le offerte in natura che un tempo erano donate alla chiesa. Le ragazze sono accompagnate da due giovani del paese che sono loro a scegliere.

Una sfilata con un addobbo simile si svolge anche a Maglione Canavese sempre in occasione della festa patronale di San Rocco, qui le ragazze sono molto più numerose e ancora accompagnate da cavalieri. Così a Barbania (To) per la festa di San Giulian a fine agosto tutto il pese è icoinvolto: ognuno deve infilare sul tagliente dell’alabarda una caratteristica pagnottella a forma di galletto, chiamata caritin; una focaccia rotonda, ël sol, viene infissa sul puntale del drapò ed uno simile alla sciabola. Una Sotpëirora porta, alta sulla testa la carità, grossa pagnotta emisferica adornata con un’alta struttura di rametti di lauro e nastri, che sarà spezzettata durante la messa e distribuita alla folla. Un'offerta propiziatoria di abbondanza, un augurio di pace e prosperità.

IL PANE RITUALE IN SARDEGNA

I pani sardi conservano nomi arcaici, legati ai momenti sociali e religiosi che ne determinarono la confezione. Ma la cantonalizzazione dell'isola creata per tutto il Medioevo e nell'Età moderna ha portato scompiglio semantico: tanti pani uguali con nomi diversi, tanti pani diversi con nomi uguali. Sui 300 nomi antichi, prevale comunque il nome còcco, coccòi, cocòne, dato a qualche pane comune, specialmente alle paste-dure, nonché agli elaboratissimi pani della festa.

Molle se d'uso paesano, croccante se consumato nella transumanza delle greggi (fressa, pani carasátu), al pane si porta un rispetto sacrale, legato ai tempi arcaici in cui il miracolo d'un seme che germoglia, che vive e lievita persino se ridotto a farina, manifestava la presenza di un Dio misericordioso, un Dio che governa la Natura e le sorti dell'Umanità.

Il pane in Sardegna viene portato in processione al posto dell'immagine di Dio. Il Pani de is Bagadíus è messo in croce come Cristo, e come Adonis morto è portato in giro a implorare la rinascita della natura dopo l'estate. La Sardegna è piena di pani sacrificali che sostituirono gli arcaici sacrifici cruenti, di pani che festeggiano il capodanno solare ed equinoziale, di pani che punteggiano i riti muliebri della produttività, pani formanti corone, ghirlande, diademi, che ancora s'impongono sul capo della sposa, che s'appendono al collo del suonatore di launeddas, che replicano fideisticamente la collana floreale delle antiche prostitute sacre, che sacralizzano la morte, la ricorrenza dei defunti, che servirono agli incantesimi d'amore e ai riti apotropaici (Salvatore Dedola tratto dal sito sunuraghe.it)

(Cattia Salto 2003 integrazione agosto 2015 e 2016)