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RITI DI PRIMAVERA

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arbor.gifIL MAGGIO

Introduzione

Tradizione Nord-Italia

Tradizione Centro-Italia

Tradizione Sud-Italia

LE MAGGIOLATE

Proseguendo per l'Appennino ritroviamo in Emilia e in Toscana la tradizione della questua del Maggio, quando nella notte del 30 aprile i "Maggiolanti" ovvero i "Maggiaioli" andavano ad annunciare il Maggio nelle case. Le strutture sono simili al Cantar Maggio del Nord Italia: annuncio del maggio, richieste di uova -simbolo di fecondità (ma anche prosciutti e formaggio) e di buon vino, eventuali strofe di maledizioni in caso di mancata ospitalità, oppure ringraziamenti con tanto di benedizioni.

 

APPENNINO BOLOGNESE

ASCOLTA Gruppo Emiliano dal film Terra Madre di E. Olmi

 

BENVENGA MAGGIO

Viene di maggio che fiori' la viola 
le vostre galline
 facesser tante uova. 
E
 benevenga maggio!


Viene di maggio che
 fiori' l'ortica 
se avete figli
 Gesu' li benedica. 
E
 benevenga maggio!


Siamo i primi
 primi e vi vogliamo dire 
Santa Maria lodare e benedire.
 
E
 benevenga maggio!


Siamo i primi
 primi e vi vogliamo fare 
Santa Maria lodare e ringraziare
 
E
 benevenga maggio!


Signor curato con quelle calze nere
 
vada in cantina e ci porti da bere!
 
E
 benevenga maggio!


Viene di maggio che
 fiori' la viola 
le vostre galline
 facesser tante uova. 
E
 benevenga maggio


Viene di maggio che fiorisce l'erba
 
le vostre galline
 facesser tanta merda! 
E
 benevenga maggio


Viene di maggio se voi non date niente
 
alle vostre galline ci venga un accidente!
 
E
 benevenga maggio


Viene di maggio veniamo col tamburo
 
se non ci date l'ove vi venga il
 bruciaculo! 
E
 benevenga maggio"

 

FONTI

Associazione Ben Venga Maggio


IL MAGGIO PROFANO

La canzone di maggio che si identifica nel Maggio lirico ( in contrapposizione al Maggio drammatico o epico), così come e' giunta fino ai giorni nostri, si presenta in due versioni (a seconda del giorno e delle finalità per cui si canta) che danno origine al Maggio sacro e a quello profano. Il Maggio sacro, detto anche delle "Anime" si canta la prima domenica di maggio. Alcuni cantanti accompagnati da suonatori di fisarmonica, chitarra e violino vanno per le strade del paese cantando e questuando: infatti lo scopo di cantare il Maggio delle "Anime" e' quello di raccogliere offerte per una messa in suffragio dei defunti.

 

Il Maggio profano, invece, detto anche delle "Ragazze", che si svolge tra la notte del 30 aprile e il 1 maggio, ha lo scopo di propiziare la venuta della buona stagione. Anche qui un gruppo di cantori con accompagnamento di fisarmonica, violino e chitarra, percorre le strade del paese cantando una serenata in onore della primavera ("Ecco il ridente maggio / ecco quel nobil mese, / che sprona ad alte imprese / i nostri cuori"). Alcune strofe particolari vengono cantate sotto le finestre delle ragazze: si tratta dell' "Ambasciata". Questi canti rimangono inalterati nel corso degli anni: altri versi invece, pure essi cantati, cambiano ad ogni manifestazione; sono i "rispetti" dedicati alle varie famiglie del paese. Da queste due forme di canzoni di maggio, che trovano la loro origine nell'arcaica matrice dei riti di fertilità, e' derivato il Maggio drammatico o epico, influenzato certamente anche da altre forme drammatiche come le Sacre rappresentazioni. L'argomento del copione e' affidato a trame fantastiche che si ispirano a volte anche a fatti storici. Gli attori (chiamati maggianti in Toscana,maggerini in Emilia), come anche gli autori, di questa forma di teatro popolare, sono gli abitanti (contadini, operai, artigiani, pastori) dei paesi dell'Appennino tosco-emiliano dove gli stessi maggi vengono rappresentati. In questi paesi un tempo il Maggio costituiva l'unica forma di spettacolo, l'unico divertimento, che non si esauriva tuttavia nelle sole giornate della recita, ma teneva legato l'intero paese durante tutto l'anno: le trame più complicate, i personaggi più favolosi e fantastici, i passaggi più belli, gli interpreti più bravi erano motivo di conversazione nelle osterie, nelle stalle durante le lunghe veglie invernali.

(TRATTO DA http://www.rionelapesa.it/cantamaggio.html)

 

APPENNINO TOSCO-EMILIANO

Maggio_ragazze.jpgParticolare nell'Appennino Modenese è la tradizione del "Maggio delle Ragazze" che si svolge ad esempio a Riolunato (ogni 3 anni).

La manifestazione di cui si tratta si svolge a Riolunato in due momenti: uno durante tutta la notte compresa fra il 30 aprile e il 1° maggio; l'altro, di solito, nella seconda domenica di maggio. I giovani maschi e gli uomini del paese, cantano ad ogni famiglia un sonetto augurale chiamato "rispetto", accompagnati da strumenti a corda (chitarra, violino e mandolino), da lampade per illuminare la notte e da abbondanti libagioni. Successivamente ogni famiglia del paese ode, sotto le proprie finestre, il canto del rispetto dedicatele e per tutta la notte fino al mattino il paese risuona dei canti benaugurali dei "maggiolanti". Piacevole caratteristica di questa prima fase del Maggio è "l'ambasciata", che può essere definita, per la verità assai prosasticamente, come una dichiarazione d'amore per interposta persona. Commissionata dall'innamorato desideroso di dichiararsi alla sua bella, viene cantata da uno dei "maggiolanti" dinanzi alla finestra chiusa della ragazza. L'altra parte della festa ha luogo nella seconda domenica di maggio ed ha inizio nel corso della mattinata con la raccolta dei doni offerti da ogni famiglia. La festa prosegue durante il pomeriggio con la sfilata di uomini e donne nei costumi tradizionali, al termine della quale viene allestito un banchetto. (Tratto da Eventi Riolunato)

 

ASCOLTA IL MAGGIO DELLE RAGAZZE

inno alla vita e alla primavera, il cui testo si fa risalire al cantastorie Giulio Cesare Croce (1550-1609), che raccontò in poesia la vita delle classi popolari emiliane; il canto riprende questo stile antico rielaborato in chiave popolare e viene sostenuto da un gruppo tradizionalmente formato da strumenti a corda con violino, mandolini e chitarre. Il canto qui proposto si trova sia in Toscana, nella Garfagnana, che in Emilia aRiolunato, sull'Appennino modenese.

(commento tratto da L'Albero del Canto)

I MAGGIAIOLI

TOSCANA

Una tradizione che si rinnova in molte zone della Toscana, tra rime in ottava e sfide all’ultimo stornello che nelle campagne toscane si ripete da secoli nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, quando gruppi di ragazzi e ragazze vanno di casa in casa a cantar maggio, annunciando l’arrivo della bella stagione.

 

I maggiaioli, o maggerini, è gente allegra, colorata. Indossano cappelli e fiori di carta, chitarra a tracolla e fisarmonica alla mano. La squadra è capitanata dal poeta, al quale spetta il compito di “improvvisare” la richiesta di permesso ai padroni di casa, rigorosamente in ottava rima, così come il ringraziamento al momento del saluto.

Altre due figure si distinguono dal coro: l’alberaio – che porta l’albero, simbolo della natura che si risveglia, solitamente rappresentato da una pianta di alloro decorata con i fiori – e il corbellaio, colui che porta il cesto (un corbello) nel quale si raccolgono le eventuali offerte.

Proprio in base a come vengono accolti, i maggiaioli intonano il loro canto, di buon auspicio o di mala sorte

se al panier l’ovo portate pregherem per le galline che da volpi e da faine non vi siano molestate –

Ma se il contadino non offre nulla…

v’entrasse la volpe nel pollaio e vi mangiasse tutte le galline v’entrassero i topi nel granaio e vi muffisse il vin nelle cantine.... –

 

(TRATTO DA http://www.rionelapesa.it/cantamaggio.html)

 

ASCOLTA

 

APPROFONDIMENTI

Nella Toscana rurale di un tempo non era difficile imbattersi in qualcuno che avesse il dono naturale di "cantare a braccio", o "cantare di poesia" per usare un'espressione più comune in Toscana, che fosse cioè capace di improvvisare canti su argomenti suggeriti solo qualche minuto prima, producendo nei casi più felici vere e proprie poesie cantate. Fino agli anni Sessanta si usava distinguere fra il "Cantar di scrittura" e il"Cantar di bernesco", ossia fra il cimentarsi nel canto su storie scritte da altri autori e la vera e propria improvvisazione dei temi continua

MONTAGNA PISTOIESE

Nella notte tra il 30 Aprile e il 1° Maggio i Maggerini portano un grosso ramo d'ontano di casa in casa e cantano il Maggio: sul ramo sono appesi i doni dati nelle case. Attorno alla pianta si tenevano danze e l'elezione della reginetta del Maggio. Alla fine del percorso questo ramo, a seconda dei luoghi, poteva venire issato per diventare il palo della cuccagna.

MAREMMA GROSSETANA

Tratto da Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana VEDI

 

Nella notte fra il 30 aprile e il 1 maggio è ancor oggi viva, in molte zone della Maremma grossetana, la tradizione del canto cerimoniale di questua che affonda le proprie radici in antichi riti agrari e di passaggio delle stagioni

 

Fra le varie consuetudini del "Maggio" nel territorio grossetano troviamo: 
- L'albero di maggio che consiste nell'usanza di piantare un albero simbolico in piazza e di vegliarlo nella notte del 30 Aprile (questa tradizione è ancora viva nel
 mancianese e in alcuni paesi dell'Amiata). Talune squadre di maggiaioli nella riproposta del maggio canoro portano simbolicamente una pianta (di solito alloro) che ha significato augurale e ricorda l'usanza di piantare l'albero. A questo proposito esiste una testimonianza illustre di Giorgio Santi che annotava nel suo "Primo viaggio al Monte Amiata" (edito nel 1795) :

 

A Santa Fiora (Gr), su Monte Amiata, il primo maggio si innalza l’albero del Maggio. L’albero del Maggio ha anche una tradizione fortemente politica, allacciata alla festa dei lavoratori: nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio, infatti, un abete alto più di 20 metri viene issato nella piazza principale di Santa Fiora, i rami e la corteccia tagliati, una bandiera rossa sventolante in cima. Intorno all’albero tradizionalmente si cantava, danzava e beveva (oggi si preferisce farlo fare a musicisti professionisti), in ricordo delle feste della bella stagione. (GT)

 

Le Maggiolate canore sono comunque le più diffuse nel territorio grossetano e divengono, pur nella naturale trasformazione di significato, un importante riferimento alle radici contadine ed operaie di molti abitanti della Maremma.

ASCOLTA

 

- La rappresentazione del "Maggio Sacro" o delle "Anime Sante del Purgatorio" presente nella zona dei Marrucheti (Campagnatico) su cui Roberto Ferretti pubblicò un proprio studio (in "Bollettino della Società Storica Maremmana" consente di cogliere la considerevole circolazione di materiali canori trasmessi oralmente fra le varie zone dell'Appennino Tosco Emiliano e la Maremma. Un testo analogo infatti lo troviamo nella zona di Montepiano Va detto che questa fu l'unica manifestazione del Maggio autorizzata in Maremma dal regime fascista.

 

- Maggio Serenata dedicato specificatamente alle ragazze. Usanza presente nella Valle dell'Albegna ripresa saltuariamente da qualche gruppo di maggiaioli. La sua funzione è la stessa della serenata fatta dai giovanotti alle ragazze. Venendo meno l'uso della serenata si è ridotto notevolmente anche questa rappresentazione del maggio.

 

- Maggio di Pietro Gori: titolo originale "Alba di Maggio", viene cantato sull'aria del Nabucco di Giuseppe Verdi (Và pensiero). È presente nella zona di Sassofortino (Roccastrada) ed è stato proposto come testo del maggio dal secondo dopoguerra (1946-47). Il testo, scritto da Pietro Gori, è comparso nei primi anni del '900 su canzonieri e fogli volanti (Canzoniere dei ribelli, La Spezia 1908) ed appartiene al patrimonio delle canzoni anarchiche. In questo testo i temi trattati sono politici e sociali e vi si parla, forse per la prima volta, del Maggio come "dolce Pasqua dei lavoratori".

 

- Maggio di Civitella Marittima: il testo, che ancora si canta, risale alla metà del XVIII sec. Ha una modulazione musicale che richiama il canto gregoriano ed il gruppo della zona ripropone tutti gli anni lo stesso brano tramandato oralmente. Nella squadra deimaggiaioli non vengono usati particolari travestimenti o abbellimenti, viene invece portato un albero di alloro del quale si lascia un ramoscello in segno di augurio alla famiglia visitata.

 

- Maggio lirico o Maggio vecchio: diffuso nell'area delle Colline Metallifere viene eseguito con un rituale nel quale grande importanza viene data alla poesia estemporanea sia con il poeta che richiede il "permesso" sia con le figure dell'alberaio e del corbellaio che intervengono dopo l'esecuzione della melodia del maggio, cantando alcune ottave cerimoniali. Il testo poetico del maggio viene riscritto ogni anno da qualche poeta rinnovando l'usanza ed inserendo, oltre ai temi tradizionali, anche argomenti di attualità. Un testo del 1896 scritto dal poeta Ireneo Pimpinelli (1882 - ….) di Boccheggiano (Montieri) è pubblicato in "Poesie popolari" dallo stesso autore, stampato a Massa M.ma nel 1956. A proposito di questa usanza si segnala il libro "QUINTO PAROLI - poeta del Maggio" a cura di R. Fidanzi, Grosseto,1994.

 

- Maggio allegro: questo tipo di maggio, composto in terzine, è il più diffuso nel grossetano ed è quello che più si presta alla continua innovazione tematica. I contenuti spaziano dai temi tradizionali a quelli dell'attualità e della politica. Nel libro riproponiamo un testo di Morbello Vergari scritto per il Maggio 1974. Morbello introduce in un suo testo del 1951 la tematica del maggio come festa dei lavoratori che da allora diventa argomento comune dei Maggi. Una notevole produzione di maggi è stata realizzata dal poeta estemporaneo Francesco Benelli di Magliano in Toscana che, oltre a testi tradizionali, scritti per alcune squadre, dagli anni '80 si è cimentato nella scrittura di maggi legati all'attualità e alla politica.

 

- Maggio dell'Olmini - questo testo usato dalla squadra dell'Olmini (comune di Roccastrada) eseguito alla maniera dei montagnoli dell'Amiata con il tipico "canto a bei", è stato introdotto per la prima volta nel 1981 da Nando Macchi (nato a Montelaterone nel 1929 scomparso nel 1994) un agricoltore vissuto nella campagna di Roccastrada che ha saputo mantenere e tramandare le tradizioni della sua zona di origine con straordinaria passione. Il testo letterario riproposto sull'aria della canzone "L'Elisa di Santino" venne composto dal poeta Sergio Lampis, un minatore di Ribolla.

 

MARCHE

Quando nasceva un primogenito era tradizione marchigiana quella di piantare un albero: la tradizione dell'albero della vita è rituale in gran parte d'Europa.

Uso particolare di alcune zone del Fabrianese (Rucce, Viacce, Perticano), della zona diGenga e del Sassoferratese (Coldellanoce), dell'Arceviese, fino a raggiungere la zona di Pergola, è quello di piantare in questa occasione il maggio.

Gli amici degli sposi si ritrovano un pomeriggio alla ricerca di un albero, il pioppo, il più alto possibile. Una volta individuato l'albero viene abbattuto, senza chiedere il permesso al proprietario, perche e ritenuto disdicevole e malaugurante negare l'abbattimento, poi trascinato davanti alla casa dei neo genitori. L'albero viene scorzato tranne che nella punta. Sulla sua cima viene collocata una bandiera tricolore (orgoglio), una corona d'alloro (comando e gloria), uno schioppo (fedeltà e coraggio), una bottiglia di vino o di spumante (virilità del neonato). Viene quindi preparata una buca dove l'albero verrà ancorato e innalzato. I genitori offrono spuntini, dolci e vino a tutti i presenti. I più anziani, ma spesso anche i più giovani, si improvvisano canterini al suono di una fisarmonica o di un organetto e cantano stornelli in onore del bambino.

Per la nascita di una bambina, invece, si pianta una conocchia, una pianta piccola fatta appunto a forma di conocchia. Nel Sassoferratese, per la nascita delle bambine piantano la salce buga cioè un gelso dentro vuoto; in pratica solo la corteccia. La festa che i genitori poi fanno con gli amici, dura fino a tarda notte tra balli e canti (GT)

 

A Morro d’Alba (An) è tradizione la Festa del Cantarmaggio curato del Centro Tradizioni Popolari e da la Macina, con lo specifico intento di non far scomparire una tradizione secolare, chiamando a raccolta da tutte le Marche e dalle regioni limitrofe i più autentici portatori della tradizione. La fine dei festeggiamenti concentrati a metà del mese è conclusa con il rituale Rogo in piazza dell’albero del maggio. L’albero viene “piantato verso la meta di maggio e viene bruciato alla fine del mese. Il maggioprima di essere trasportato viene adornato di fiori e di nastri multicolori dai bambini e dopo viene portato in corteo per tutto il paese, accompagnato dal canto e dal suono di numerosi suonatori e cantori popolari. (GT)

 

A Porchia di Montalto Marche il piantare il maggio ha un connotato politico abbinato alla festa popolare del 1° Maggio, festa dei lavoratori. Sotto il fascismo, che abolì la festa dei lavoratori, si interruppe questa tradizione nel 1923, ma si riprese dopo la fine della 2^ Guerra mondiale, nel 1945. Nel tardo pomeriggio del 30 aprile, un gruppo di giovani, si reca nei boschi e sceglie un pioppo, il più alto e il più robusto, dritto e sano. Viene abbattuto e caricato su un carro. II taglio della pianta è fatto senza chiedere il permesso al proprietario, poichè questi non può rifiutarlo, perche ciò gli “procurerebbe disgrazie”. L'albero viene privato della corteccia e dei rami più bassi, si lasciano solo alcuni rami alla cima. Prima di innalzare il pioppo, viene collocata sulla parte alta una bandiera rossa, simbolo dei lavoratori. Negli ultimi anni anche le donne partecipano autonomamente alla festa, piantando un pioppo più piccolo. (GT)

IL PALO INTRECCIATO

ABRUZZO

A Sant'Omero Val Vibrata (Te) la sera della vigilia del 1 maggio viene issato, nella piazza del paese, un pioppo, tagliato furtivamente sul greto del fiume Vibrata, cui si attribuisce oltre ad una valenza naturalistica anche la funzione celebrativa della festa dei lavoratori.

In diversi paesi della Val Vibrata, prima dell'alba, un gruppo di uomini sistema in una buca scavata in una piazza del paese un pioppo abbattuto in un boschetto vicino, l'albero conserva le foglie e la corteccia. L'uso e documentato a Nereto, Sant’Omero, Poggio Morella, Bellante, Mosciano, Villa rosa di Martinsicuro, Corropoli. (GT)

 

Tornimparte (AQ)- la notte del 30 aprile i giovani vanno a tagliare un albero alto oltre anche 30 m e di notte viene trasportato a spalla fino alla piazza principale.

All’alba si suonano le campane a festa. Tutto il paese accorre in piazza ed esprime commenti e giudizi sul ju calende o calenne. Il tronco rimarrà in piazza fino al 30 maggio quando viene tagliato in tanti pezzi per essere venduto all’asta e così contribuire alle spese per la festa di sant’Antonio del giglio. Anche nella frazione di Colle Sassa e nella frazione di Foce di Sassa c’è un analogo rito (GT)

 

 

LACCIO D'AMORE

È un ballo propiziatorio molto diffuso e conosciuto in tutto l'Abruzzo.

 

Un tempo si eseguiva solo in occasione di festività particolari (Carnevale, 1 Maggio) e nei matrimoni. Il laccio d'amore è la variante del gruppo folkloristico di Penna Sant'Andrea (CH) che lo riesegue dagli anni venti dopo l'interruzione dell'uso tradizionale. continua

 

palo-intrecciato_2.jpgLA DANZA

Le coppie danzano in cerchio intorno ad un palo, su cui sono legati dei nastri colorati. Si balla al comando di un "maestro o mastro" di danza, che impartisce gli ordini.

Ogni ballerino impugna un nastro, sono gli uomini che su comando del "maestro" portano il laccio alle rispettive dame di ballo.

Da qui il "maestro" impartisce una serie di comandi che portano le coppie ad eseguire una serie di evoluzioni e figure intorno al palo intrecciandovi i nastri in modo suggestivo e spettacolare.

Una volta che i nastri sono stati avvolti, saranno successivamente sciolti sempre sotto comando. Se gli ordini del "maestro" sono dettati ed eseguiti correttamente, al termine del ballo tutti i nastri saranno sciolti e le coppie si ritroveranno nella loro posizione di partenza.

 

Tratto da http://www.guta.it/danze.htm#Palo

 

LAZIO

A Pastena (FR) il 1° aprile il "Mastro di festa", un capofamiglia che sovraintende a tutte le operazioni del maggio libera per i campi una giovenca segnata con una croce sulla fronte. Essa può andare ovunque e fare qualsiasi cosa. E’ sacra. Il 15 aprile una commissione di anziani sceglie tra i boschi la pianta destinata a diventare il maggio. E’ un cipresso, qualche volta un cerro o un castagno, ma sempre alto e dritto. Il suo padrone non può rifiutarsi. L’albero viene segnato con un segno di croce. Di solito la commissione ne indica anche un altro di riserva, da tagliare qualora il primo si spezzi o si danneggi durante l’abbattimento. All’alba del 30 aprile gli uomini del paese si dirigono sul luogo dove si trova la pianta segnata (un tempo i partecipanti raggiungevano le 400 persone, in questi ultimi anni si sono ridotti a circa 150).

Il Mastro intanto cattura la giovenca, la riveste di drappi rossi e la segna con la croce, guidandola ai margini del bosco ove si trova la pianta. Verso le sette il prete recita sotto l’albero alcune litanie che hanno sostituito l’orazione di "Zi Peppe" (tramandatasi oralmente ed ora andata perduta con la sua morte). Si può iniziare a tagliare. Dopo il Mastro, tutti gli altri, ad uno ad uno danno i loro colpi d’ascia per l’abbattimento della pianta. Spari di fucile salutano finalmente la caduta della pianta, la quale, una volta a terra viene ripulita dei rami e di parte della corteccia. Appena fuori dal bosco, sulla strada, sono ad attendere le coppie di buoi. Un tempo se ne contavano anche 120, ora sono presenti in 15. Ad esse, a turno, secondo quanto determinato con la conta tra i bovari, viene agganciato il tronco con robuste catene ed il corteo prosegue allegramente verso il paese, preceduto dalla giovenca.

Le azioni nel bosco vedono l’esclusiva partecipazione degli uomini. Il mezzogiorno del 30 il corteo procede con brevi soste tra grida e spari. Da qualunque zona venga tagliato, il tronco però a mezzogiorno deve arrivare alla curva di Sant’Antonio presso il cimitero, per una sosta in cui vengono offerti panini e vino. Esso inoltre deve sempre attraversare la piana, non può entrare direttamente nel paese. Quando il corteo degli uomini con il tronco trainato dai buoi lambisce il cimitero di Pastena e qui, in questo gesto altamente simbolico che la comunità rinnova non solo il suo legame spirituale con le generazioni che l’hanno preceduta, ma cerca di fondere il suo rito nella tradizione.

Al mattino del 1° maggio il tronco dell’albero, reso liscio per il tormentato cammino del giorno precedente, giace nella piazza. Poi viene predisposta la buca, profonda un metro e mezzo, e viene levigato definitivamente con le asce. Sul ciuffo di rametti che e rimasto alla sua estremità viene unito un piccolo fascio di fronde di ginestra (fiori di maggio), ed una croce di legno. Altri predispongono le funi e incrociano pali di legno per sollevarlo. Tutti insieme nell’ultimo sforzo e l’albero viene eretto sulla piazza. La sua altezza può raggiungere dai 14 ai 22 metri ed il diametro oscilla fra 110 e 120 cm. Ancora spari di fucile salutano l’evento. Poi tutti a pranzo. La vitella macellata in giornata e distribuita dal mastro di festa.

Nel pomeriggio del 3 maggio il tronco viene cosparso di grasso ed olio bruciato. Un tempo la miscela oleosa era preparata con fichi d'India, sapone e brodo. Squadre di giovani, muniti di pezze di stoffa e di cenere, si provano uno dopo l'altro a salirlo.

Vince chi raggiunge l'estremità dove sono collocate le ciambelle e gli altri doni. In serata durante la messa del " Possesso" il "Mastro di festa" con la cerimonia dello scambio delle candele, passa il testimone a colui che lo sostituirà l'anno seguente. La festa continua in serata con musica e balli. Fino ai primi di settembre l'albero resta alto nella piazza, poi apparterrà di nuovo al suo padrone che ne disporrà a piacimento. (GT)

arbor.gifIL MAGGIO

Introduzione

Tradizione Nord-Italia

Tradizione Centro-Italia

Tradizione Sud-Italia

 

A cura di Cattia Salto (aprile 2013)

 

FONTI

L'uomo e gli alberi, i rituali del Palo di Gabriele Tardio (siglato con GT)

 

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