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OCCITANIA

Fin dai tempi antichi con il nome Occitania, si definiva una vasta regione della Francia Meridionale al di là della Loira, ossia a Occidente

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Le sue regioni storiche sono quelle del Midì francese: la Guascogna (Gasconha), il Limosino (Lemosin), l'Alvernia (Auvèrnha), la Guiana, la Linguadoca (Lengadòc), il Delfinato (Daufinat) e la Provenza (Provença); comprendendo la Valle di Aran (in Catalogna) e alcune valli alpine piemontesi: Dora, Germanasca, Chisone, Pellice e alta Val di Susa (in provincia di Torino); Po, Varaita, Maira, Grana, Stura, Gesso, Vermenagna, Alta Corsaglia, Pesio ed Ellero (in provincia di Cuneo); e il comune di Olivetta San Michele (in provincia di Imperia). Quest'ultimo e il comune di Briga Alta (in provincia di Cuneo, dove però si parla una variante linguistica locale detta appunto Brigasco) appartengono culturalmente alla Provenza, mentre tutti gli altri 116 comuni piemontesi sono parte linguistica del Delfinato, ivi compresi i 15 delle valli valdesi. continua

 

Il geografo medievale Dominici nel capitolo del suo “Traitedu Franc Alleu”, scrive: Occitania era una regione amplissima che già nel Jus Romanum i Popoli conoscono e che, per una ragione semplice, viene così chiamata, perché invece di dire oui, dicono oc”

Nel Medioevo nelle regioni della Francia meridionale si parlava l’Occitano e il nome è rimasto nel termine Linguadoca (languedoc) che indica un vasto territorio tra il Rodano e la Garonna.

Nel primo millennio in tutte le terre occitane, si parlava e sopratutto si scriveva l'antico occitano, "latino d'oc", vero archetipo di tutte le lingue padane, del provenzale, del catalano, dell'aquitano, ed ovviamente delle forme moderne di occitano e linguadoca. continua

 

Proprio l'Occitano antico era la lingua dei poeti, ed essendo, al tempo, tutte le poesie provviste di musica, i poeti erano compositori ed esecutori di musica. (per la poesia occitana nel Medioevo continua)

 

Fino alla fine del XIV secolo e inizi del XV la lingua Occitana era parlata e scritta dalla maggioranza dei francesi, ma dalla metà del XVI secolo, con il francese diventato lingua ufficiale dello Stato, inizia il suo lento declino. La tradizione occitana è stata rilanciata agli inizi del Novecento da quel valente studioso provenzale Frederi’ Mistral e dalle iniziative e dalle opere di poeti, musicisti, attori, cantanti e danzatori della Provenza, della Camarga (ad opera di tribù rom), della Cerdania, del Rossello’, della Bretania, delle regioni della Spagna (Catalana, Andalusia) e del Piemonte.

 

Così ancora oggi la lingua occitana è parlata da buona parte della popolazione d'area occitana francese, dal Delfinato alla Guascogna, e in Val d'Aran nei Pirenei catalani. Quella occitana è una cultura viva nelle valli che si rintraccia nel costume, nell'arredo, nella cucina, ma anche nella produzione di poeti contemporanei, nella musica e danza e in numerose iniziative culturali.

 

Risalendo ancora più indietro prima del Medioevo la Terra Occitana è stata prevalentemente terra celtica o celto-ligure. Le tracce archeologiche sono purtroppo esigue ma nella tradizione, nella lingua, nei toponimi permangono forti connotazioni celtiche: un segno forte e tipico sono le “teste mozze” di cui si trovano abbondanti esempi in tutte le valli occitane, addirittura rovesciate proprio come era antico costume dei guerrieri celti che così esponevano sulla porta di casa le teste dei nemici sconfitti in guerra.

 

L’Occitania per molti studiosi sembra essere l’erede quasi naturale delle usanze e delle tradizioni celtiche di buona parte dell’arco alpino occidentale ma, proprio per la mancanza di una sistematica ricerca archeologica e per la convinzione –condivisa spesso anche dagli stessi Occitani- che la storia dell’Occitania inizi solo nell’anno mille tutti i legami con la cultura celtica rischiano di rimanere ignorati.

(Michelangelo Bocchio e Cattia Salto)

 


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