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IL BOSCO DELLA PARTECIPANZA

E’ stato ipotizzato che il luogo fosse al tempo della colonizzazione romana il bosco sacro di Apollo (il Lucus Dei citato dagli storici), fors’anche una testimonianza di culti celtici ancora più antichi, e il permanere dei rituali o di alcune cerimonie pagane che lì si celebravano per il bene della comunità fosse stata la causa della sua salvaguardia.

Nel Medioevo i marchesi del Monferrato diedero il via al disboscamento della proprietà comprendente una vasta area della pianura vercellese che andava da Crescentino a Costanzana, tuttavia una parte del bosco (pari a circa 1000 ettari) venne donato da Bonifacio I alla città di Trino, affinché venisse amministrato in forma comunitaria. Il Bosco si è mantenuto fino ai nostri giorni e nel 1991 è entrato a far parte delle aree protette.

Il bosco si sviluppa su un rilievo collinare che si staglia dolcemente dal livello delle risaie circostanti (183 m s.l.m.) e quando le risaie sono allagate assume l’aspetto di un isola. Ancora oggi il bosco è formato principalmente da querce e pioppi e ha mantenuto in gran parte l’aspetto dell’antica foresta planiziale, quella cioè che in epoche remote copriva l’intera pianura. Nella parte ovest del bosco è stato edificato un santuario dedicato alla Madonna delle Vigne (oggi sotto restauro dopo anni di abbandono e di vandalismi) e ancora si racconta di riti satanici e di sabba.

LA PARTECIPANZA

La cessione della proprietà (attestato da un documento del 1275) ha fatto nascere l’istituzione della Partecipanza quale diritto comunitario dei cittadini allora residenti. I “comunisti” originari però non condivisero mai con i nuovi borghesi tale diritto; il termine “Partecipanza” è documentato invece solo alla fine del 1500: da allora i partecipanti sono iscritti in un registro detto il Gran Libro.

Nel 1700 si aprì un’aspra lite tra la Partecipanza e il Comune in merito alla proprietà del bosco risoltasi poi con un compromesso, la cosiddetta Transizione del 1793, in cui si dichiara che il Comune ha solo il diritto ad entrare nella gestione del bosco stesso con sette Consiglieri Comunali.

La fruizione del bosco è regolata ancora oggi come lo fu nei secoli passati. Ogni anno una zona di bosco viene messa in turno di taglio e suddivisa in un determinato numero di aree denominate sorti, a loro volta divise in ulteriori appezzamenti. Questi ultimi sono estratti a sorte tra i partecipanti, ai quali in questo modo verrà assegnata la porzione di bosco nella quale ognuno avrà diritto di abbattere alcuni alberi. Le vestigia di un mondo antico in cui non esisteva il possesso individuale della terra, ma tutta una comunità ovvero l'intero clan ne era il responsabile e il beneficiario.

(Cattia Salto)