Privacy Policy Canti irlandesi sull'emigrazione: Praties they grow small
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LE CANZONI CELTICHE

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PRATIES THEY GROW SMALL

Melodia tradizionale irlandese

 

Anche conosciuta con il titolo di "The Famine Song" (in italiano la canzone della carestia), da non confondere con "The Famine is over" cantato dalle tifoserie di calcio per "invitare" gli irlandesi, trasferitisi in Scozia e Inghilterra durante gli anni del 1840, a ritornare a casa; una canzone marcatamente razzista vedi.

 

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La patata Lumper, una varietà "dimenticata"

 

"Praties" è l'anglicizzazione della parola gaelica "pratai", per patate, un ortaggio arrivato in Irlanda nel 1590 (dall'America) e ben presto diffusosi per tutta l'isola.

Le patate diventarono l'alimento principale per la maggior parte della popolazione irlandese, specialmente per i più poveri, perchè economiche, facili da coltivare e a lunga conservazione. Nei primi anni del XIX secolo un terzo della popolazione, concentrata nel Munster e nel Connacht, sopravviveva grazie al raccolto di patate.

Già la varietà di patata utilizzate in quel periodo per la sua alta produttività (detta Lumper) aveva dimostrato la sua vulnerabilità alle malattie parassitarie: il raccolto andò distrutto nel 1816 e nel 1820, ma nel 1845 una malattia sconosciuta (solo nel 1882 si scoprì il fungo della peronospera), distrusse quasi metà del raccolto.

 

LA GRANDE CARESTIA

Nel 1846 l'intero raccolto delle patate (dieta base degli irlandesi) andò tutto distrutto a causa di un fungo, la peronospera; sopravvenne "la grande carestia" (1845-1849 che alcuni storici prolungano fino al 1852) che durò per vari anni e dimezzò quasi la popolazione; chi non moriva di fame era fortunato se riusciva a partire per l'Inghilterra o la Scozia, ma più massiccia fu la migrazione in America (l'emigrazione non iniziò propriamente durante la grande carestia, ma già a partire dal 1815).

In base al raffronto tra il censimento del 1841 e quello del 1851, si stima che almeno un milione e mezzo di persone morirono, altrettante emigrarono; è probabile tuttavia che i morti e gli emigranti siano stati molti di più.

 

Il governo inglese non seppe far fronte all'emergenza, in primo luogo sottovalutandone la gravità e poi non fermando l'esportazione del grano e di tanto altro cibo che cresceva - o pascolava - in abbondanza su una terra ricca e fertile, riservato però ai mercati inglesi e non certo alla portata delle persone meno abbienti.

Per rendere l'idea per ogni battello che arrivava pieno di viveri per gli affamati, ne partivano sei caricati di grano o bestiame, diretti in Inghilterra: infatti il governo piuttosto che bloccare le esportazioni (per non danneggiare i grandi proprietari terrieri quasi tutti inglesi), preferiva acquistare il grano dall'America per distribuirlo tramite delle commissioni locali; l'operazione eseguita peraltro tra grandi difficoltà e disorganizzazione, sfociò in tumulti che vennero soffocati con l'instaurazione della legge marziale. Nel frattempo il grano irlandese era scortato dai militari fino ai porti con grande dispiego di forze ed una pronta efficienza!

 

La tragicità della situazione iniziò a profilarsi nella primavera del 1846 con i primi casi di "fevers" le febbri (cioè tifo e febbri ricorrenti) che portavano alla morte, a cui si sommarono dissenteria e scorbuto e per finire la violenta epidemia di colera nel 1849.

 

Grazie all'assistenza dello stato nell'Ovest del paese (la parte più colpita) circa un migliaio di persone vennero occupate nei lavori pubblici che consistevano nel ripulire i campi dalle pietre e costruire quei muretti che fanno tanto Irlanda o furono ospitati nelle "workhouses" ossia gli "ospizi per i poveri", gestiti da istituti che assumevano mano d'opera in cambio di vitto e alloggio; l'aiuto più consistente fu quello delle "soup kitchens" (ossia le mense popolari), ma i fondi stanziati finirono ben presto e agli irlandesi poveri non restò altro da fare che morire di fame.

 

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Contadini affamati che cercano di entrare in una workhouse

EMIGRAZIONE - LA DIASPORA IRLANDESE

partenza-nave-emigranti.jpgL'alternativa al lasciarsi morire di fame era quella dell'emigrazione.

Già nel 1845 con il primo calo della produzione di patate si verificò un picco dell'emigrazione, ma a partire dal 1846 l'esodo fu senza precedenti: una massa enorme di persone denutrite e ammalate cercava una qualsiasi imbarcazione per andare in Canada (nelle colonie inglesi) e nei porti dell'est degli Stati Uniti o in Australia.

Le chiamavano "coffin-boats" (navi-bara) per l'alto tasso di mortalità a bordo!

 

Non partivano però tutti i membri della famiglia, perché solo nei rari casi in cui intervenivano i loro ex-locatari, non potevano permettersi di pagare il prezzo del biglietto per tutti i componenti (peraltro numerosi)

Tantissime canzoni irlandesi esprimono così tutto il dolore e lo strazio della separazione.

 

the-great-famine.jpgANALISI DEL TESTO

E' quindi nel contesto della "grande carestia" che si può comprendere appieno la carica di desolazione, il lamento e la disperazione contenuti nella canzone "The praties they grow small": da una parte milioni di persone denutrite, malate, affamate, gettate in mezzo alla strada perchè non erano più in grado di pagare gli affitti; dall'altra il  "laissez faire" del governo inglese che colse l'occasione della carestia per "risolvere" il problema del sovrappopolamento e della povertà in Irlanda.

Opportunismo basato su considerazioni discutibili, c'è chi invoca la selezione naturale e chi invece il genocidio.

 

L'origine del brano è incerta anche se comunemente si fa risalire all'epoca della grande carestia, ovvero agli inizi: "le patate che crescono piccole" sono più un simbolo di penuria che una conseguenza della peronospera, il fungo infatti fa marcire la patata rendendola immangiabile.

 

Così nella prima strofa chi canta si lamenta che per riempire di più la pancia, si mangiano le poche patate sane con tutta la buccia. Il raccolto di riferimento è quello autunnale anche se il periodo in cui si inizia la maturazione è alla fine giungo e per tutto settembre, a seconda di quando si piantano i tuberi.

Nella seconda strofa chi canta invidia le oche, in genere messe all'ingrasso per Natale, che si rimpinzano di grano, non così gli irlandesi perché il loro grano è riservato all'esportazione!

Nell'ultima strofa la desolazione è completa: i contadini irlandesi sono stesi a terra, resi deboli dalla fame e dalle malattie, l'unica speranza è rivolta a Dio -e non al governo- perché da buoni cattolici rivolgono la loro speranza nella Divina Provvidenza, la sola che potrà far cessare la carestia (dimenticando il detto "Aiutati che il ciel t'aiuta")

In alcune versioni le ultime due strofe sono invertite.

ASCOLTA TESTO E TRADUZIONE continua

 


 

 Cattia Salto maggio 2013


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