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OIW: MONOTEISMO O POLITEISMO CELTICO?

Secondo alcuni studiosi (vedi Riccardo Taraglio) i Celti credevano in un unico principio vitale, un'unica entità divina chiamata OIW dai druidi del Galles (qui ci addentriamo nel campo della filosofia: quando un'entità è definita come irraggiungibile dalla comprensione umana è per definizione inconoscibile: fiumi di parole sono state scritte in merito tra comprensione con il cuore o con la ragione).

L’OIW si presenta sotto tre aspetti , una sorta di "trinità" come quella Cristiana: l’Amore (Karantez), la Forza (Nerz) e la Saggezza (Skiant).

Aggiungo una riflessione personale: per i Celti Dio è femmina, lo è sempre stato; infatti seppure dal punto di vista astronomico la terra sia un pianeta, la sua personificazione è di genere femminile Gea, Madre Natura, la Dea Madre del Neolitico. Terra e Acqua sono laCailleach una dea così antica da essere ricordata come "la Vecchia Donna"; Robert Graves la chiama la Dea Bianca ovvero Cerridwen che -da Cerdd (guardiano) e Wen (bianco) - non è altro che la Luna (il cui culto è secondo gli studiosi quello primigenio).
 

Ma Dio è anche il Sole, il principio maschile ovvero Lugh, il fuoco. Manca infine il quarto elemento cioè l'aria il terzo aspetto di Dio. Si tratta del concetto di unione o sintesi del principio maschile e di quello femminile che solo nel completamento raggiungono perfezione (cosa c'è di più armonioso e di empatico in questa visione del mondo: una compartecipazione che unisce e rigenera attraverso l'amore e la forza)

MONOTEISMO CELTICO?

Per i Celti si asserisce che quest'unica entità trascendente si manifesta nel suo divenire immanente in una serie di divinità; così un concetto filosofico complesso compreso quasi esclusivamente dalla classe sacerdotale druidica, si traduce nella pratica quotidiana e popolare con l'adorazione di una moltitudine di dei (ne sono stati calcolati più di 400 molti però sono dei doppioni ovvero delle divinità regionali così a conti fatti si riducono a 60)! Gli dei del pantheon celtico erano rappresentati talora accanto ai simboli delle loro prerogative (il dio del mazzuolo, il dio della ruota), talora in aspetto zoomorfo, come il dio anguipede, o Cernunno, a testa di cervo o di montone, e si individuano in particolare alcune divinità cosiddette pan-celtiche.

Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico scrive: “Essi venerano soprattutto il dio Mercurio, poi Apollo e Marte, Giove e Minerva. Tutti i Galli asseriscono di discendere da Dispater, loro progenitore”

I romani dell'epoca di Cesare (I secolo a.C.), alle cui testimonianze risale buona parte delle fonti storiche di cui disponiamo, descrivevano un pantheon Celtico molto simile a quello latino. Il padre degli dei era Dagda, come Giove grassoccio e pacifico, amante dei piaceri e della buona tavola. Non a caso teneva sempre presso di sé il calderone dell'abbondanza, che, per quanto si mangiasse e si bevesse, ritornava sempre pieno. Maestro nel trarre suoni dall'arpa, impugnava una clava con due poli, uno benefico e uno malvagio, con i quali dispensava fortuna e guai agli uomini. Seguivano Ogmè, il Marte Celtico, dio della guerra nonché dell'eloquenza e della scrittura; Lug, il dio-cinghiale custode dei segreti degli dei; Belenos, il patrono delle fonti; Briggantia o Belisama, protettrice dei medici, dei maghi e dei poeti. E ancora Goibniu, il fabbro divino, Morrigan, la signora della terra dai tre volti, Cerumno, il giovane dio-cervo, Boinn, la vacca bianca.Fra le decine di dei (fra l'altro multiformi ed ambivalenti), la più venerata era senza dubbio la Dea Madre (Anu o Danu per gli irlandesi, Dana o Dona per i britanni), personificazione della natura. Come fra mitologia greca e romana c'era una stretta affinità, così era per le mitologie irlandesi e britanniche. (tratto da qui)

Come scrive Lawrence Sudbury "Ciò che è necessario comprendere è che stiamo parlando di un livello appunto popolare, in cui la forma si fa sostanza e concetti astratti devono essere concretizzati in figure rappresentabili per essere compresi da tutti. Ciò non significa che il senso ultimo, appunto astratto, si perda: risulta chiaro a chiunque che, ad esempio, pregando Cernunnos, dio degli animali e della loro fertilità, e facendogli offerte votive, ciò che conta è il senso ultimo del “pregare per la fertilità degli animali”, di cui la “forma Cernunnos” si fa solamente tramite e istanza simbolica. Semplicemente, tale forma concretizza l’istanza e permette, come tutte le altre deizzazioni di altrettante istanze simboliche, lo sviluppo di una mitologia parabolistica ed educativa." (tratto da qui)

POLITEISMO CELTICO?

L’OIW come principio vitale è solo una condizione necessaria ma non sufficiente a inferire un unico principio ovvero essere, percorso da energia vitale. Per altri studiosi il druidismo era politeistico e la distinzione più corretta sarebbe quella tra un politeismo mitologico popolare ed un politeismo spirituale sacerdotale. Così continua Lawrence Sudbury “Così, nel momento in cui gli dei esistevano ed esistevano le astrazioni in essi concretizzate, necessariamente ciò doveva avvenire per la presenza del principio primo vitale, l’Oiw. Dunque, le divinità non erano, come pensano alcuni, espressioni diverse di un unico principio vitale, di una unica entità divina chiamata Oiw, ma piuttosto entità distinte viventi (come ogni altra cosa al mondo) grazie all’Oiw.
Tutte le manifestazioni della natura, anche quelle più violente, vengono vissute come un’incarnazione dell’energia assoluta che presiede alla creazione e alla distruzione del mondo, in un processo ciclico di nascita e morte che si rinnovava continuamente e da cui deriva anche il concetto celtico della reincarnazione. Da questa concezione ciclica dei tempi e degli eventi e non, come molti ritengono, dalla paura o dalla superstizione (comunque ben presente a livello popolare) nasceva l’assoluto rispetto per la natura, vista, con un ottica quasi orientale, come possibile sede di reincarnazione.
In realtà, comunque, più che di ciclicità temporale vera e propria sarebbe più consono parlare di continua evoluzione dell’Oiw a tutti i livelli. Persino il divino era visto come un principio in perenne sviluppo, che si manifestava in quattro stadi (o mondi) diversi: dal centro (Oiw assoluto) si passava, attraverso cerchi concentrici, allo stadio della conoscenza spirituale, poi al mondo fisico, infine allo stato della materia incorporea inanimata. Più che in una reincarnazione come trasmigrazione da un corpo all’altro, allora, i celti credevano in un passaggio tra stadi di conoscenza e consapevolezza diversi, ottenibile tramite iniziazione: dopo la morte, il corpo del defunto entrava nel mondo dell’invisibile dove manteneva la memoria dell’esistenza terrena e come tale, poteva entrare in contatto con i vivi, in particolari momenti dell’anno (Samhain); poi la memoria andava via via affievolendosi fino all’oblio definitivo, che apriva le porte o all’immortalità o di nuovo al mondo fisico. Da questo processo traeva senso la divinazione, spesso ottenuta tramite trance: il veggente, in uno stato di coscienza alterata, entrava in contatto con i morti o con gli dei, che, nel continuum spazio-temporale celtico, vivevano semplicemente in uno spazio parallelo (ctonio per i morti, empireo per gli dei, con i quali il contatto era possibile anche tramite l’osservazione degli astri) da cui era possibile vedere ciò che alla vista umana era precluso (pur essendo comunque già esistente, con una concezione del futuro simile ad una sorta di “presente prossimo”).”

CELTIC SCI-FI

Si tratta di un concetto di Dio come divenire e non come essere e così sarebbe più plausibile parlare di una visione dell'esistenza su più livelli o mondi: così le anime non "trasmigrano" da un corpo all'altro ma migrano da un mondo all'altro (ognuno migliore del precedente). E' come se questo mondo fosse un Altro Mondo relativo di un precedente piano di realtà.. 

DIO, CHI L'HA VISTO?

Gli Dei possiedono il potere dell’invisibilità o si nascondono tra una nebbia magica per rivelarsi solo al prescelto (in sembianze umane o di animale).

Gli Dei sono esseri immortali ma spesso si uniscono coi mortali: le dee cercano l’amore degli eroici guerrieri e gli dei quello delle principesse, spesso perciò gli dei interferiscono nelle vicende umane, aiutando i loro figli o eroi preferiti. Così tra gli dei esistevano dei rapporti clientelari analoghi a quelli fra gli esseri umani, e la vittoria o la preponderanza di un gruppo sociale su un altro determinava la modifica del rapporto di forze fra le rispettive divinità tutelari. 

I re erano rappresentanti o incarnazioni della divinità, soggetti a numerosi geasa o divieti: si tratta di un incantesimo pronunciato da un druido, un poeta o un musico o da una profetessa o una fata. I divieti riguardano sempre i re o i guerrieri e la loro osservanza rende la terra fertile, produce abbondanza e prosperità e protegge il re e il paese dalle sventure.