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SANTE&STREGHE
Storie di donne escluse dal mondo degli
uomini e che rivendicano il diritto di parola.. Santità o stregoneria sono
legate tra loro da sottili analogie, in quattro exempla si tracciano i labili
confini tra beatificazione o eresia. I personaggi possono essere scelti con riferimento alla storia locale Occhi
Dolciniani
Si percorrono le tappe salienti del passaggio del Frate ribelle, utilizzando il punto di vista di quei protagonisti della storia del tempo: un Montanaro, un
predicatore dolciniano, Margherita, un giullare, un ciarlatano venditore di
“sante” reliquie. |
ANDAR PER STREGHERIA… |
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Dagli studi e ricerche sul fenomeno della stregoneria e dell’eresia nella storia locale del Piemonte - Lombardia medievale, emergono delle figure di uomini e donne che hanno sperato nella possibilità di una vita diversa, hanno sognato un nuovo mondo di verità e di giustizia sociale. Storie di povera gente, gli esclusi dal Popolo di Dio, storie di donne e uomini che rivendicano il diritto di parola.. |
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Spettacolo modulare
della durata complessiva di 45 minuti. Ciascuna storia dura circa 15 minuti. UN DOLCINIANO Nell’estate del 1305 Dolcino si accampò coi suoi su un monte vicino a Campertogno, detto della Parete Calva, una rocca inespugnabile per la sua stessa struttura naturale. Di lì continuava a inviare lettere ai suoi fedeli, in cui esponeva le sue teorie eretiche. Scriveva che il loro ideale era la povertà e che lui e i suoi non erano legati da alcun vincolo di obbedienza esteriore, e che lui, Dolcino, era stato mandato da Dio per dissigillare le profezie e capire le scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Si sostiene la tesi di Gustavo Buratti, (studioso del movimento dolciniano, della civiltà contadina e montanara e fondatore del Centro studi Dolciniani di Biella), che nel 1305-1307 vi sia stata una aperta ribellione dei montanari Valsesiani contro i poteri del Vescovo in cui è confluita la lotta e l’eresia di Dolcino GIOVANNA LA STREGA DI SALUSSOLA Dagli atti del processo a Giovanna Monduro del 1470 (archivio storico di Biella) PARLA GIOVANNA MONDURO: “Ogni maledizione su di voi, giudici che mi avete condannata mettendomi in bocca vostre parole, con la tortura mi avete costretta alla confessione, furono vostre le fantasie che mi hanno spalancato la porta dell’inferno! In verità l’unica mia colpa è stata di aver litigato con l’Antonia, mia cognata...” LA PAPESSA MAFREDA La papessa dei Tarocchi miniati da Bonifacio Bembo per ordine di Filippo Maria Visconti, è un personaggio realmente esistito: Manfreda di Pirovano, cugina di Matteo Visconti, vicario imperiale a Milano all’inizio del XIV secolo. Aveva aderito alla setta religiosa di Guglielma di Boemia, che visse presso l’abbazia di Chiaravalle secondo l'amore cristiano, i precetti apostolici e la moralità evangelica, ed ebbe fama di santa guaritrice. Alla morte di Guglielma nel 1282 Manfreda fu considerata la sua erede spirituale ed investita del titolo di Papessa. Quando la domenica di Pasqua del 1300, ella officiò, con tutti i paramenti sacri come un vero sacerdote, una solenne messa in onore di Guglielma, dichiarandola risorta come Gesù Cristo venne denunciata quale eretica: il culto di Guglielma non fu più oggetto di un processo di santificazione, come chiedevano i suoi seguaci, ma divenne una inchiesta degli inquisitori domenicani |
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INTERPRETI: 4-5 attori, ambientazione in costume. |
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