|
Plinio (lib III,cap XVII) Vercellae Libicorum
ex Salyis ortae (Vercelli fondata dai Sallui nella regione
dei Libici) I Celti Sallui con i Vertacomacori si
diressero sull’Agro Vercellese impadronendosi delle terre degli Ictimuli. I
Sallui fecero proprie le ricche miniere d’oro della Bessa e vinti i Libici, o
Libui occuparono le loro terre e fondarono la città di Vercelli (continua) VERCELLI Il toponimo di Vercelli deriva molto
probabilmente dall’antico Wehr Celt (ROCCA DEI CELTI) ma le testimonianze
e i reperti nella zona sono molto scarsi. Nel Museo Leone è conservata una stele
bilingue in latino e celtico, usata per delimitare un campo di culto. LIVORNO FERRARIS Lo storico Jacopo Durandi identifica in
Livorno l’antica LIBERO, centro della tribù dei Libui. I Libui appartenevano
alla più grande tribù dei Liguri, giunti nella pianura vercellese intorno al
480 a.C. dal sud della Francia, come avanguardia delle successive invasioni
celtiche. Riporta Filippo Maria Gambari “I Libues/Ligures, sottogruppo dei
Salluvii, trovati dai primi esploratori greci su un ramo del delta del
Rodano, sono all’origine dello stesso termine Liguri, utilizzato dai Greci
fin dal VI se a.C. per definire le popolazioni di linguia protoceltica del
Mediterraneo occidentale con cui venivano in contatto.” Il toponimo di Livorno (Liburnum-Liberonem)
indica un luogo paludoso o acquitrino. |
VERCELLESE CELTICO Terre d’acqua, così sono chiamate le risaie che tanto caratterizzano gran parte della pianura vercellese. Una terra fortemente antropizzata, eppure con ancora molti tesori nascosti proprio “sotto gli occhi di tutti”, come i Menhir di Cavaglià, o sotto terra, come la necropoli romana in zona via Alice di Livorno Ferraris fortunosamente ritrovata in occasione dei recenti scavi per la Tav, la linea ferroviaria ad alta velocità, tratta Torino-Novara. Come è già accaduto in molti di scavi in profondità per
altre opere pubbliche, che hanno portato alla Un ritrovamento che non ha destato sorpresa tra i cultori
di storia locale, e in particolare Gianfranco Giuliano (fondatore
dell’Accademia dei Livornesi e autore del libro “Santa Maria d’Isana” vedi) che ha da sempre segnalato nei suoi
scritti, l’importanza nella zona della strada Liburnasca, una via
militare romana diventata nel Medioevo una via di comunicazione densamente
trafficata, facente parte di quella rete di strade verso i luoghi di
pellegrinaggio della Cristianità. |
|
|
|
LE TRACCE CELTICHEALBANO VERCELLESE BORGO D’ALE: CAVAGLIA’: LIVORNO FERRARIS: TRINO: SALUSSOLA: |
|