L’ONTANO

Il Vercellese nel periodo romano

tratto da R. Ordano, Sommario della storia di Vercelli, Vercelli 1955

 

Le incursioni galliche e la conquista romana

I primi contatti di Roma con la gente celtica avvennero nel V sec. a. C. quando Roma aveva già stabilito una sicura egemonia fra la gente latina. Un esercito gallico proveniente dalla pianura padana o direttamente d'oltralpe, comandato dal Brenno della Leggenda, giunse nel Lazio e devastò Roma. Altre incursioni galliche avvennero al principio del III. sec. a.C. Nell'anno 299 i Galli penetrarono in profondità nel territorio romano; nel 285 a. C. la piccola tribù dei Galli Senoni assalì Arezzo, mettendo in fuga l'esercito consolare romano.

Solo dopo la prima guerra punica (264 a.c. - 241 a.C.), avendo ormai raggiunto una posizione preminente nel bacino del Mediterraneo, Roma volse la sua conquista contro le tribù galliche dell'Italia nordica. Si stima che contro i 70.000 uomini dell'esercito celtico Roma indisse un censimento militare in tutta la lega italica (secondo Polibio le forze delta lega risultarono di 700.000 fanti e 70.000 cavalieri), chiese l'appoggio di tutti gli alleati e mise in campo eserciti di mai vista grandezza. Con la caduta di Milano (222 a. C.), capitale degli Insubri, i Celti si videro costretti all'alleanza. Un'alleanza di scarsa durata e di relativa efficacia perché i Celti, fieri e valorosi, cercavano ogni occasione per riaprire le ostilità. Solamente nei primi decenni del II secolo a.C. poté affermarsi la conquista romana nella Gallia Cisalpina e quindi anche nel territorio di Vercelli. Con la fondazione di lvrea (100 a. C.) infine, pure i Galli abitanti delle vallate alpine che circondano l'area dell'alto vercellese, furono definitivamente arginati nelle loro azioni e confinati fra i loro monti.

 

I principali fatti storici avvenuti in terra vercellese durante la fase di assestamento e di consolidamento del dominio romano nell'Italia nord-occidentale sono due: il passaggio di Annibale e la sconfitta dei Cimbri.

Quando il comandante cartaginese si affacciò sulle Alpi con i suoi elefanti e ventiseimila soldati, ridestò le speranze di molte tribù galliche, che sempre attendevano il momento opportuno per opporsi a Roma (gli stessi Vercellesi, secondo Silio Italico si sarebbero uniti all'esercito di Cartagine). Un grande scontro si tenne nel vasto agro vercellese, nel territorio di Victimulae (la cui ubicazione non è stata fino ad oggi precisamente determinata).

Circa un secolo dopo lo stesso terreno vercellese sarà invece propizio alle armi romane, che lo insanguineranno con uno dei più tremendi massacri che la storia dell'antichità ricordi: i Romani sconfissero i Cimbri presso Vercelli nella pianura dei Campi Raudi, alla confluenza del fiume Sesia con il Po (30 luglio 101 a.C.).

 

Vercelli municipio romano

Gli Insubri e con essi i Libici di Vercelli furono relativamente tollerati dai Romani. Nell'agro vercellese arrivarono i nuovi padroni e nuovi coloni latini e italici, ma ciò che rallentava la romanizzazione dei Celti transpadani era il mancato godimento dei diritti civili. La piena cittadinanza romana venne concessa da Cesare nel 49 a. C., quando ormai la Cisalpina era considerata la regione più laboriosa, più ricca e più popolata della penisola (sulla potenza economica ed umana dell'Italia settentrionale Cesare aveva potuto edificare la sua fortuna militare e politica)


L'Italia ai tempi di Augusto - I secolo d.C - La regione XI Traspadana e l'agro vercellese
(tratto dall'Atlante storico del mondo - Touring Club Italiano)

 

L'agro vercellese a partire dal I secolo d.C.

Il vecchio agglomerato celtico composto di capanne di paglia, legno e fango, si trasformò nel I e II sec. d. C. in una grande e bella città romana, dotata di tutti quei monumenti, edifici e strade lastricate che caratterizzavano il punto massimo toccato dall'edilizia e dall'urbanistica antica (una stima approssimativa indica una popolazione di oltre 20.000 abitanti, assai considerevole per i tempi). Negli scavi di rifacimento dalla Vercelli attuale sono stati rinvenuti sepolcreti, sarcofagi, lapidi di vario genere, basi onorane, vasi, anfore, lucerne, vetrerie, monili, monete, frammenti di un monumento equestre, un braccio bronzeo di statua colossale, una magnifica erma marmorea e i tubi di piombo di un acquedotto. Sono stati segnalati inoltre i resti di opere pubbliche notevoli: strade, anfiteatro, terme.

 

Il territorio posto sotto la giurisdizione municipale di Vercelli risultava assai esteso e vario, compreso fra le Prealpi, la Sesia, il Po, la Dora e la Serra, con gli importanti centri minori di Rigomagus (Trino), Cestae, Victimulae, Bugella (Biella), e molte altre località rurali dove sono avvenuti frequenti ritrovamenti di reperti archeologici (Palazzolo, Caresana, Villanova e Lignana, Livorno Ferraris).

 

Un cenno particolare merita l'industria dell'oro: nell'agro vercellese esistevano delle aurifodinae (campi auriferi), che i Romani davano in appalto con la limitazione imposta da una lex censoria di non impiegare in tale lavoro più di 5.000 schiavi. Quest'industria aurifera era principalmente localizzata nella Bessa zona compresa fra l'Elvo e la Serra. Non è da, escludere tuttavia che, oltre allo sfruttamento sistematico di questo campo aurifero, il lavaggio e la ricerca dell'oro fosse praticato sporadicamente su una zona assai più ampia, fino nell'interno delle vallate prealpine dell'Elvo, del Cervo e del Sessera. Centro di raccolta e di smistamento di tutta la produzione era Victimulae, la cui posizione geografica permetteva il contatto diretto con Vercelli ed Ivrea, attraverso l'importante arteria stradale che da Milano conduceva ai valichi alpini.