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EQUINOZIO DI PRIMAVERA

L’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono della stessa durata (in teoria più che in realtà). L’Equinozio di primavera però segna l’inizio della metà chiara dell’anno, quando le ore di luce superano le ore di buio.

 

E’, per convenzione, il primo giorno di primavera, la stagione della rinascita, la Natura si risveglia e la Terra comincia a coprirsi di colori, è il tempo del ritorno della vegetazione, gli uccelli costruiscono i nidi e si accoppiano.

Ecco perché questa data è associata presso varie culture a concetti come fertilità, resurrezione, inizio. Le antiche tradizioni ci offrono infatti, tutta una serie di miti legati alla primavera, che hanno al loro centro l'idea di un sacrificio a cui succede una rinascita. (vedi anche Festa di San Giorgio)

IL MITO GRECO DI ADONE

Adone, nato dalla corteccia della madre Mirra trasformata in arbusto, diventa un giovane di rara bellezza, appassionato di caccia. Per errore, Amore ferisce la dea  Afrodite (ovvero la dea romana Venere) che s'innamora appassionatamente del bell'Adone.

Il giovane impegnato in una battuta di caccia al cinghiale, viene ferito a morte dall'animale infuriato. Venere accorre in soccorso del suo amato, ma è troppo tardi, così trasforma il sangue di Adone nei fiori rossi dell'anemone. Zeus commosso per il dolore di Afrodite concesse ad Adone di vivere quattro mesi nel regno di Ade, quattro sulla Terra assieme alla sua amante e quattro dove preferiva lui.

Adone era in realtà il dio assiro-babilonese Tammuz, a cui i fedeli si rivolgevano chiamandolo "Adon" (Signore), il giovane sposo o amante di Ishtar la grande dea madre.

 "Il risveglio di Adone" 1900 di BJ. W. Waterhouse

In Grecia e più in generale nel mondo ellenico si festeggiavano dopo l'equinozio di primavera le Adonìe: egli risaliva alla luce e anche la Natura si rigenerava.
Per la festa si innaffiavano i semi piantati nei vasi con acqua calda in modo che crescessero rapidamente (i Giardini di Adone), e così altrettanti velocemente morivano seguite dai lamenti rituali delle donne in lutto per Adone (le loro lacrime richiamavano la pioggia).

"I Giardini di Adone" (1888), di John Reinhard Weguelin.

ANTICHI MITI

Dal I al IV secolo d. C. si diffusero nell’impero romano le religioni orientali di mistero e di salvezza: erano divinità di origine persiana (il dio Mitra), egiziana (la coppia Osiride-Iside), siriaco-fenicia (Adone - la dea Atargatis - Cibele e Attis), palestinese (Gesu’).


Particolarmente diffuso era il culto, proveniente dalla Frigia (una regione dell’attuale Turchia), della coppia costituita da Cibèle (dea madre, che rappresentava la terra) e Attis (dio-figlio, che rappresentava il frutto della terra e quindi la vegetazione).
I riti in onore di Attis e Cibèle, occupavano l’intero mese di marzo. Si cominciava con una novena: nove giorni di rigorosa astinenza dal sesso e da certi alimenti come il pane, il grano, il vino, il pesce, la carne di maiale ed alcuni frutti (il melograno e la cotogna).

Il 22 marzo, si celebrava l’Arbor intrat (cioè l’ingresso dell’albero): alcuni sacerdoti tagliavano un albero di pino nel bosco sacro a Cibele, lo fasciavano con bende e ornavano con violette. L’albero veniva portato in processione e poi esposto come un morto all’adorazione dei fedeli. Seguivano tre giorni di lutto, nei quali il popolo, esortato dalle urla dei sacerdoti e dalla musica, si batteva il petto con le palme delle mani e soprattutto con pigne, per procurarsi delle ferite sanguinanti.

Il 24 marzo era il giorno delle deposizione del pino nella tomba. I sacerdoti ed i fedeli danzavano al suono delle percussioni e dei corni; nell’ebbrezza della danza, si flagellavano le braccia e le spalle. Alcuni fedeli finivano per evirarsi, dimostrando così la propria volontà di diventare sacerdoti consacrati a Cibele. Gli organi asportati venivano deposti in appositi vasi e, con una solenne processione, seppelliti nel bosco sacro a Cibèle (ritornavano, quindi alla terra, allo scopo di fecondarla e conferirle vigore).

Il 25 marzo, era considerato il primo giorno dell’anno e si celebrava la resurrezione di Attis.

Vi era un’esplosione di gioia, con un grande carnevale per le strade, al grido di “Attis è risorto, euoè!”.

Dicevano che la sua tomba si era aperta e il dio si era levato tra i morti per portare la buona novella: che anche i suoi seguaci avrebbero trionfato sulla morte.


CIBELE

Dea creatrice che ha dato origine all’intero universo senza bisogno di intervento maschile, vergine inviolata e tuttavia madre degli dei. La grande dea anatolica si manifestava nella dura sostanza della roccia e si riteneva fosse caduta dal cielo sotto forma di una Pietra nera.

La leggenda narra che Zeus era innamorato di Cibele ma invano cercava di unirsi alla dea e una notte, mentre la sognava ardentemente, il suo seme schizzò sulla pietra generando l'ermafrodito Agdistis. Questi era malvagio e violento, con le sue continue prepotenze aveva già maltrattato tutti gli dei. Sicché Dioniso, giunto all’esasperazione, volle vendicarsi e architettò ai suoi danni uno scherzo atroce. Gli portò in dono dell'ottimo vino e lo accompagnò a bere in cima a un grande albero di melograno, finché Agdistis si addormentò ubriaco fradicio in bilico su un ramo. Pian piano con una cordicella Dioniso gli legò i genitali al ramo e, sceso in terra, scosse l'albero con tutta la sua forza. Nel brusco risveglio il malcapitato precipitò strappandosi di netto il prezioso organo: così Agdistis morì dissanguato mentre il suo sangue lavava il melograno e lo faceva rifiorire rigoglioso e stupendo e carico di succosi magici frutti. La ninfa del Sangario, il fiume che scorreva nelle vicinanze, sfiorò con la sua pelle vellutata uno di quei frutti e rimase incinta di un dio. Fu così generato Attis il bello, il grande amore di Cibele. La Signora delle fiere suonava la lira in suo onore e lo teneva perennemente occupato in voluttuosi amplessi. Ma, ingrato e irriconoscente, Attis volle abbandonare quelle gioie celesti e se ne fuggì via per vagare sulla terra alla ricerca di un'altra donna. Cibele sapeva bene che nessuna infedeltà avrebbe potuto sfuggire alla sua vista onnipotente e, trainata dai leoni, lo sorvegliava dall'alto del suo carro. Colse così Attis mentre giaceva spensieratamente con una donna terrena, convinto che le fronde di un alto pino fossero sufficienti a nascondere il suo tradimento. Vistosi scoperto, Attis fu assalito da un rimorso tormentoso e implacabile, finché all'ombra del pino si evirò.

(tratto da Il Cerchio della Luna) continua

MITRA

Era identificato col Sole (figlio del Sole e Sole egli stesso) già nel 1400 a.C. Componenti essenziali della religione di Mithra erano la salute dell'anima e l'immortalità. Il culto conosceva un battesimo e una specie di pasto sacro, consistente in pane, acqua e vino, a ricordo dell'ultimo pasto di Mithra, che, dopo averlo consumato come atto sacrificale, salì al cielo portato dal carro del Sole per unirsi al Sole. All’equinozio di primavera cadeva per il mitraismo la nascita del mondo: Mitra aveva ucciso un toro per ordine del Sole, atto di sacrificio-creazione, ma Ahriman il dio del Male aveva mandato contro il toro delle creature immonde per avvelenare in lui la fonte della vita: lo scorpione, la formica e il serpente; ma grazie al cane che gli aveva leccato le ferite neutralizzando i veleni maligni, il toro generò dal suo corpo tutte le erbe e le piante della salute e gli animali utili. Il mito indica una lotta tra le forze del bene e quelle del male sino alla fine del Grande Anno, allora sarebbe riapparso un toro annunziando la fine del mondo, mentre Mitra sarebbe nuovamente disceso sulla terra separando i buoni dai malvagi e immolando ancora il toro: poi avrebbe offerto la bevanda dell’immortalità ai giusti che sarebbero resuscitati con i loro corpi, mentre i malvagi sarebbero periti insieme con il dio del male, allora il cosmo avrebbe vissuto una felicità perfetta. continua

gif-bell2.gifLA PASQUA

La prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’Equinozio (data fissata nel IV° secolo), i cristiani commemorano la resurrezione di Gesù avvenuta proprio durante la festività ebraica della Pasqua che ricorda l'esodo del popolo di Israele dall'Egitto. La celebrazione della Pasqua cristiana è incentrata sul tema della resurrezione cioè il tema del rinnovamento e della rinascita come trionfo sulla morte, un tema “primaverile” secondo il ciclo annuale della Terra.

L'UOVO COSMICO

uovoani.gif"Omne vivum ex ovo", cioè "tutti i viventi nascono da un uovo", così l'origine del cosmo è spesso raffigurata da un uovo e i festeggiamenti collegati ai riti equinoziali hanno da sempre e in molte culture sparse per tutti i continenti tradizioni legate alle uova (simbolo di una nuova vita e rinascita). A partire dal dono di semplici uova di gallina secondo un'usanza già documentata fra gli antichi Persiani e attestata anche presso gli antichi Egizi e i Greci.

 

L'usanza dell'uovo come regalo pasquale arriva però più probabilmente dalla Germania o dalla Francia medievale. Sempre nel Medioevo iniziò una nuova tradizione poi rinverdita nell'Ottocento da Peter Carl Fabergé: la realizzazione di uova artificiali create con metalli preziosi. Edoardo I, re d'Inghilterra dal 1272 al 1307, commissionò circa 450 uova rivestite d'oro da donare in occasione della Pasqua. Il primo uovoFabergè venne commissionato nel 1883 come dono dello zar alla zarina: un uovo di platino smaltato di bianco contenente un ulteriore uovo, creato in oro, il quale conteneva a al suo interno due doni: una riproduzione della corona imperiale ed un pulcino d'oro. La fama che ebbe il primo uovo di Fabergé contribuì anche a diffondere la tradizione del dono interno all'uovo.

LA DANZA DELLE UOVA

Una tradizione pasquale ancora medievale è quella della danza delle uova, ampiamente documentata nei dipinti d'epoca e nelle testimonianze scritte. La danza consiste nel ballare tra una serie di uova variamente posate sul pavimento senza danneggiarle. continua

 

LE QUESTUE DI PRIMAVERA

cante_j_euv.jpgCANTÈ J'OV - CANTÈ J'EUV. Il "cantare le uova" è una questua primaverile che affonda le radici nel territorio piemontese e in particolare quella terra storicamente appartenuta al dominio dei Marchesi del Monferrato.

Un tempo erano solo i giovani del paese, che di notte giravano tra le cascine chiedendo cibo, vino e anche dei soldi con cui organizzare il pranzo del lunedì di Pasquetta. Era l'occasione per fare scorpacciate di uova (simbolo di fertilità) e bisboccia, ma anche di cantare e suonare tanta musica!

Molte comunità mantengono ancora vive queste tradizioni soprattutto nel Monferrato (geografico), nelle Langhe e nel Roero.

Nel paese di Romagnese (PV), l'unico che ha conservato un ciclo pasquale nel territorio delle quattro province, la questua si svolge la sera del sabato Santo, influenzato dall'uso di "cantar le uova" nell'alessandrino continua

PACE EGG. L'usanza della questua delle uova in occasione della Pasqua era diffusa anche nelle Isole Britanniche, i questuanti cantavano nei villaggi per ricevere in cambio cibo (per lo più uova, ma anche birra speziata) o denaro e spesso si esibivano in una mummers' play ossia in una rappresentazione drammatica più simile a una pantomima. I questuanti erano perlo più travestiti ed erano ricorrenti i personaggi come Lord Nelson o San Giorgio.
Oggi con "Pace Egg" si intendono per lo più delle rappresentazioni drammatiche che hanno come tema la rinascita e si svolgono ancora in Inghilterra nel Lancashire e nel West Yorkshire. continua

EOSTRE -OSTARA

Dea dell’Est, simile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi.

A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e spesso la dea era raffigurata con testa di lepre. La lepre di Eostre, deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno -il ritorno della dea, uova “sacre” erano scambiate sotto l’albero “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.

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LA LEPRE

Si dice che i disegni sulla superficie della luna piena raffigurino una lepre. Questa raffigurazione della "lepre nella luna" appare nelle tradizioni cinesi, europee, africane e indiane.

 

Nella tradizione buddhista le leggende narrano di come una lepre si sacrificasse per nutrire il Buddha affamato, balzando nel fuoco. In segno di gratitudine il Buddha impresse l'immagine dell'animale sulla luna.

 

In Cina la lepre lunare ha un pestello ed un mortaio con cui prepara un elisir di immortalità.

Gli Indiani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra.

 

Anche i Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia.

Nell'antica Europa i Norvegesi rappresentavano le Divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne. 

 

Nel Libro degli Incantesimi (scritto in Inghilterra nel X sec) è contenuto un rituale per la fertilità dei campi che veniva praticato durante l’equinozio della primavera.

 

-Di notte prima dell’alba, prendete quattro zolle dai quattro lati della terra e segnate il punto dove si trovano, prendete olio, miele, lievito e latte e un pezzo di ogni tipo di albero che cresce sulla terra, un parte di ogni erba, versate su di essi la rugiada lunare e poi lasciare gocciolare tre volte sulle zolle, cantando: “Crescete e moltiplicatevi e riempite la Terra”

La cerimonia si conclude durante il tramonto del sole: rimettendo al loro posto le zolle il druido si volge verso Est, si inchina tre volte e recita

“Prego la Terra e i cieli sopra di noi

e la potenza del cielo e la sua alta dimora

affinché la mia bocca pronunci questo incantesimo, frutto di un saldo pensiero;

che le messi crescano per i nostri bisogni terreni, che la terra sia ubertosa

e che i campi verdi siano bellissimi”

Il druido gira in circolo tre volte secondo la direzione del sole, poi si distende per terra e canta.

 

(ultimo aggiornamento marzo 2014, integrazione marzo 2016)

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