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IL SALTERIO

Intorno all’anno 1100, Arabi, Turchi, Mori e Saraceni approdarono in massa sulle coste dell’Italia e della Spagna, portando con sé la loro cultura compresi alcuni strumenti musicali. Uno di questi era il QANUN (nella foto) a forma di trapezio rettangolo.

D’altra parte assistiamo al tentativo della Chiesa di riconquistare i luoghi di origine del Cristianesimo attraverso le Crociate in Terra Santa.

Vengono introdotti così in Europa anche gli strumenti Ebraici nominati nella Bibbia: nel libro dei Salmi s’invita a lodare il Signore con uno strumento a 10 corde che nella traduzione Greca viene definitopsalterion (da psallo che significa cantare accompagnandosi con la cetra). Nella traduzione latina del IV sec. prenderà il nome di psalterium.

Dalla fusione del Salterio Ebraico e del Qanun Arabo nasce in Europa una grande varietà di strumenti a corde pizzicate tese sopra una cassa armonica e raggruppati sotto il nome di salteri.

I codici miniati, gli affreschi e i dipinti coevi, sono pieni d’immagini raffiguranti l’uso di strumenti musicali da parte di angeli. Il salterio e l’arpa godono in particolare il privilegio di essere raffigurati nelle mani del Re Davide in ossequio alle scritture che narrano come egli usasse intonare salmi e inni accompagnandosi con l’arpa e il salterio ebraici. Tanto è vero che il libro dei Salmi ancora oggi è detto “Salterio”.

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Se nelle Chiese era ammesso solo l’organo per accompagnare il canto, sicuramente strumenti come il salterio, accanto a pifferi, tamburi, campanelli, arpe, cornamuse, symphonie e molti altri venivano usati nelle rappresentazioni dei drammi religiosi. Questi drammi, che si tenevano sulle piazze e sui sagrati delle chiese, narravano le vicende delle Sacre Scritture con un linguaggio comprensibile al popolo, che era completamente escluso dalle funzioni liturgiche sempre strettamente in Latino.

Il salterio, nelle sue varie forme, si diffonde quindi soprattutto nell’ambiente della musica profana e popolare.

I Menestrelli e i suonatori di strada lo portano di paese in paese e di corte in corte usandolo per accompagnare la narrazione delle “Chansons de geste”: poemi epici che cantano le imprese dei grandi eroi del passato.

Il Salterio trapezoidale, nel suo peregrinare per l’Europa, subisce, tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, una modifica che sicuramente ne migliora le prestazioni foniche: la cassa, da trapezio isoscele con i lati obliqui curvi, si trasforma in un trapezio rettangolo con un sololato curvo. Lo troviamo raffigurato con cura nel dipinto Fiammingo di Van Eyck (XV sec.), conservato al Museo del Prado e intitolato “La fonte della Grazia” (vedi particolare).

Non si sa chi per primo abbia avuto l’idea di applicare una tastiera a questo strumento, come già si usava nei piccoli organi portativi, ma questo evento, avvenuto nel corso del XIV sec., segna il passaggio dal salterio al CLAVISIMBALUM. Il salterio è quindi il diretto antenato del clavicembalo, predecessore a sua volta del pianoforte.

(Silvia Caviglia)

La moderna etnomusicologia classifica i salteri nell’ambito delle cetre: il salterio generalmente è suonato pizzicando le corde di metallo che in genere sono singole, talvolta doppie; è diatonico.
Il suono è etereo e cristallino, un suono angelico, magico e mistico allo stesso tempo

Nell’affresco di Antoniazzo Romano - La morte di Francesca Romana, Roma, Convento di Tor de Specchi, 1468 – possiamo osservare l’angelo che suona il salterio cosiddetto “a muso di porco” o “a doppia ala” per la caratteristica cassa dalla forma di trapezio isoscele con i lati obliqui curvi. La mano destra impugna un plettro per pizzicare le corde.

Sempre dal salterio medievale si sviluppano il dulcimer e quello che viene chiamato salterio a percussioni (hammer dulcimer)

SALTERIO AD ARCO

Il salterio ad arco è solitamente di forma triangolare, le corde sono molto più ravvicinate e sono suonate per sfregamento con un archetto. Il salterio… è caratterizzato da un numero variabile di corde tese parallelamente ad una tavola armonica.
Può essere suonato a pizzico, con l'ausilio di piccoli martelletti o per mezzo di un arco analogo a quello delle antiche vielle. Quest'ultimo tipo fra le innumerevoli varianti è in un certo senso una delle più recenti: viene infatti ideato agli inizi del Novecento da un costruttore alsaziano, che trae ispirazione dalle antiche iconografie per realizzare un esemplare dalla forma allungata, montato con una trentina di corde metalliche accordate cromaticamente. Il suo timbro è penetrante e suggestivo, e ricorda da vicino quello di una ribeca: grazie al gran numero di corde che vibrano per simpatia con quella sollecitata dall'arco (questa a sua volta risuona liberamente ed a lungo dal momento che non viene tastata), il suono prodotto è ricchissimo di armonici e sembra echeggiare all'interno di uno spazio ampio e vuoto, come quello di una cattedrale. 
(stralciato dal sito web di Marco Pasquino)