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ANTICHI SAPERI: I DRUIDI

Ci immaginiamo il Druido come un vecchio venerando con la lunga barba bianca e i lunghi capelli sciolti sulle spalle che indossa un'ampia tunica lunga fino ai piedi e probabilmente un lungo e ampio mantello quando è in viaggio o d'inverno (e il cinema fantasy non ha fatto altro che rafforzare tale immagine). Quest'immagine probabilmente appartiene più all'epoca Medievale che non sicuramente all'età del ferro o forse più probabilmente all'epoca classica (quella dell'antica Roma): sempre dagli scrittori romani che hanno scritto sui Celti per diretta conoscenza sappiamo che i Druidi si vestivano di bianco durante alcune della loro cerimonie sacre e che avevano un centro "pan-celtico" (come il Santuario di Delfi per gli antichi Greci) in cui si radunavano periodicamente; mentre per la Gallia questo centro è ancora oggetto di investigazione da parte dell'archeologia, in Irlanda possiamo affermare che tale centro sacro era la collina di Tara.
Da vari indizi riportati da Jean Markale nel suo saggio "Il Druidismo" possiamo presumere che esistesse un altro centro-santuario, una scuola nella Britannia (ossia la Gran Bretagna) probabilmente in Scozia o forse in Galles o anche l'isola di Mona, alla quale sia i Druidi della Gallia che quelli d'Irlanda facevano riferimento per l'apprendistato.

I termini drùida o drùido derivano dal latino, ma la parola ha origine da un termine celtico che significa molto sapiente. I druidi costituivano, in Gallia, in Britannia e in Irlanda, una classe sacerdotale, non erano dei monaci come nel medioevo cristiano, ma più probabilmente una confraternita con un'organizzazione gerarchica, quantomeno per le funzioni. Il druida veniva istruito durante un lungo periodo di iniziazione, al termine del quale veniva consacrato; dopo la consacrazione partecipava alla vita della comunità condividendone le occupazioni. 

Le funzioni del Druido sappiamo poi essere molteplici e non solo sacerdotali, giudice e consigliere del re ovvero del capo-clan e ambasciatore, anche all'occorrenza guerriero, era però fondamentalmente uno studioso-filosofo versato anche nella medicina, nella sua qualità di studioso fors'anche di "uomo medicina" in senso sciamanico, grande conoscitrore dei poteri curativi di erbe e piante, abile chirurgo e curatore delle malattie dell'anima. Era anche musico e sappiamo che molti rituali di preghiera o incantesimi si svolgevano con l'ausilio del canto e della danza.

Giulio Cesare scrive nel suo resoconto della campagna in Gallia di uno studio vent'ennale presso la scuola druidica, sostenuto anche dalla testimonianza di Pomponio Mela nel secolo successivo.

STRABONE, Geographica IV, 4, 197,4
Tra le genti galliche, ci sono tre categorie di persone che vengono onorate in modo particolare: i bardi, i vati e i druidi. I bardi sono cantori e poeti; i vati sono divinatori e filosofi della natura; mentre i druidi studiano contemporaneamente la filosofia della natura e quella morale. I druidi sono considerati i più giusti fra gli uomini e per questa ragione si ricorre a loro sia per dispute private, sia per problemi della comunità. Anticamente, arbitravano persino i casi di guerra, e facevano fermare i contendenti quando già stavano per ingaggiare battaglia. Si occupavano in particolar caso di omicidio, che venivano portati di fronte a loro per essere giudicati. 

Strabone distingue la classe dei druidi da quella dei bardi, ma sicuramenter in origine erano tutt'uno, in Gallia, Giulio Cesare attribuisce ai Druidi tre funzioni: di educatori, di sacerdoti, di giudici. L'insegnamento druidico sotto forma di canti e di prosa in rima è andato per lo più perduto, essendo stato trasmesso esclusivamente in forma orale. E' lecito tuttavia supporre che nella mitologia celtica sia contenuti molti insegnamenti druidici.

Ma vediamo nel dettaglio le funzioni attribuite ai Druidi:
il brithem, era il magistrato che conosceva e applicava le leggi;
il sencha era lo storico;
il cainte, l'invocatore, lanciava maledizioni e benedizioni, evocava gli spiriti con il canto magico;
lo scelaige, il narratore, era esperto dei racconti epici;
il dogbaire, conosceva il potere delle erbe e praticava anche la chirurgia
il vate, compiva predizioni, a volte ottenute con il sacrificio rituale degli animali
il cruitire, era l'arpista, tenuto in grande considerazione per la sua musica.

Ovviamente essendo i Druidi i detentori del sapere erano anche insegnanti ed educatori e i loro allievi erano non necessarimente "aspiranti" druidi ma più generalmente coloro che aspiravano alla conoscenza. 

I sacerdoti celti conoscevano il linguaggio misterioso delle foglie, delle rocce, delle acque. Maghi e indovini, apprendevano la loro scienza nel cuore della foresta, nei sacrari all'aperto chiamati nemeton. 

Il druido stringe in mano falce dalla lama d’oro in groviglio di ombre dense,
dense ombre di foresta, la foresta degli incanti
può recidere il mistero, misurare la giustizia navigare sul destino
-poi verso l’imperfetto può raggiungere gli dei.

Nemmeno il vento entro la foresta -nessuna voce né traccia di passo
(sarebbe una ferita sul sentiero o sulla pelle intatta dell’eco).
Un silenzio di cenere si aduna su quest’assenza splendida di fiori
dove ombre annidate fra le rocce mimano forma di immobili roseti:
ma niente è vivo come la foresta. Non entra lume, non traspare cielo:
nell’assenza apparente di tempo il divino si schiude come gemma.
(Fryda Rota)

Lucano Pharsalia I, 450-458 passim
O druidi, a voi soltanto è dato sapere la verità sugli dèi e le potenze del cielo; voi che abitate boschi profondi in remote foreste sacre. Voi insegnate che le anime non scendono nelle silenziose sedi dell’Erebo e nei pallidi domini del sotterraneo Dite: il medesimo spirito governa il nostro corpo in un altro mondo; se è vero ciò che insegnate, la morte rappresenta il punto mediano di una lunga esistenza.

Anche i ritrovamenti archeologici ci testimoniano dell’opinione diffusa presso i Celti che il defunto dimori per un certo tempo all’interno del suo sepolcro per poi spostarsi, ad esempio con un carro ben equipaggiato, altrove. L’anima conserva immutate le proprie sembianze umane, come pure i propri bisogni e necessità (come testimoniano i ricchi corredi funebri delle tombe)

L’Altro Mondo viene descritto diffusamente nei racconti celtici come una terra meravigliosa
Terra di giovinezza e terra di vita
terra priva di dolore
lontana nell'occidente dorato
sulla riva del mare azzurro...
la terra dalle valli verdeggianti
priva di morte e di dolore
dove è sempre estate


L'isola della fate, Avalon o l'Altro Mondo si trova simbolicamente ad Ovest, ricordo che i celti si orientavano secono il sole (noi siamo abituati a pensare al Nord come il punto in alto delle nostre mappe, per i celti questo punto era invece l'est) l'Ovest è quindi la parte che sta alle spalle. Cibo e bevande sono inesauribili è la terra dell’abbondanza, della pace e dell’armonia.
L’Altro Mondo è anche quello dei tumuli, i side i luoghi di sepoltura: una grande pianura dove corrono i cavalli, frutteti rigogliosi, musiche celesti, tempo eternamente sereno, ricchezza e bellezza, donne fiabesche, bevande divine. continua
 

(Cattia Salto luglio 2015)